Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

142 GIUSEPPE FERTTARl sono i suoi vizi e le sue virtù e deve solo punire o premiar,e sè soosso nel dramma che rappresenta sulla terra, seguendo o violando la-sua propria· legge. Egli è empio nel crearci l lberi, empio nel rifiu l:.arcila libertà. Anche ponendo la -legg,edivina e la nostra libertà, d comando di Dio non può obl:>ligarci. Se anche Dio stesso discendesse sulla terra, lò vedessimo co' nostri occhi, ne intendessimo la voce, mancando un principio anteriore d'obbligazione, saremmo sempre liberi di resi.stere agli ordini suoi. Con qual diritto ,potrebbe egli imporci codesti ordini? non trovo questo diritto nella sua potenza, e s'anco fosse infinita non potrebbe creare il diritto: la giustizia consiste appunto nella forza mora}e per la qua•le ci opponiamo alle potenze che vogliono incatenarci. Il diritto di Dio non si fonda nemmeno sull'onniscienza. Che import.a la superiorità intellettuale dell'autore del mondo? Per comandare vuolsi un titolo, per obbedire, un dovere; nè la soienza è un titolo, nè un dovere l'ignoranza. Non ci corre nemmeno il debito di ol:>bedire a Dio per un motivo di gratitudi,ne. Dio, si dice, ci diede _la vita: ma ci consultò egJi? Abl:>iamonoi con'tratto l'obbligo di obbedire prima di nascere? La riconoscenza potrebbe essere trasformata in dovere giudirico? Molte volte i ,profeti, maledicendo .l'empio, dicevano, meglio per lui che non fosse nato. Qual riconoscenza per aver rioovut<YH mal dono di un'esistenza sventurata? Nella presenza di Dio restiamo assolutam~nre liberi: volendosi obbedito, egli oJtrepassa H suo diritto, diventa tiranno; domandandoci omaggio, 9-,iventacupido e vanitoso; sottoponendo il giusto ai patimenti, compiacendosi dell'infortunio de' suoi eletti, sente la gioia di un carnefi,ce improvvido; punendo i ribelli, diventa iniquo; e certamente, se vi ha un.a legge moral,e, se ci è dato concepire µna lotta dell'uomo contro Dio, non -solo la iotta è giusta, ma il delinquente diventa

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