Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZI()NE 141 licità, e tosto ristabilirla. Il merito sarebbe un controsenso, e in ogni modo la sanzione e •la legge si escluderebbero vicendevolmente. Concludasi: alia fine del dramma della moralità, ili presenza della sanzione, troviamo sotto nuova forma la stessa contraddizione che ci fermava al primo passo, quando il primo sguardo sul nostro destino ci mostrava il dilemma deH'interesse e del dovere. CAPITOLO IX. DIO SOPPRIME IT. DOVERE. Le religioni ei rappresentano il destino dell'uomo come un dramma che comincia colla pena del lavoro, e in cui Dio finisce per premiare o per punire: qui, come altrove, il deismo conferma tutte le contraddizioni, esagerandole all'infinito. Dio non poteva imporre una legge senza creare la distinzione del bene e del male; dunque ha creato il male, dunque ha peccato; per malvagità, o per impotem~a, poco ci caJe; il peccato sarà eterno come Dio; e lo spera.re una riparazione o una r,edenzione sarebbe sperare il bene vedendo il male, o credere che il male possa un giomo conciliarsi col bene, oppure crear.lo. Dio, diventando legislatore, deve renderci liberi : dunque ci dà facoltà di ribellarci alla sua legge, di dannarci: e se bisognava un demonio per tentarci, aJ certo bisognava oltrepassare il genio stesso del male per rendere possibile la vititoria del demonio. Per la libertà, Dio perde una parte della sua previdenza, gli sfuggono le nostre a~ioni, lascia limitare la' sua potenza, e da ultimo pubblica una legislazione a bella posta perchè venga violata. Ch~ se non siamo liberi, se Dio stesso opera nella ·nostra persona, è lui che combatte colle nostre armi; i nostri vizi, le-nostre virtù,

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