Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE ]33 libertà, ma H sentimento che impone 1 obbligazione morale. Quindi si ricade nella contraddizione del sentimento. Il rispet.to si sviluppa, come tutti i sentimenti, in due sensi opposti; si stima la virtù, ma si stima allresì la fortuna; si onora l'uomo che combatte per la libertà, ma havvi una propensione istintiva per i potenti, una tendenza a<l inclinarsi dinanzi ai grandi ed è questa tendenza che -esalta i regnanti. Rispettando noi stessi, qualche volta vorremmo essere i servi dei servi e immolarci aU'uma.nìt,à: altre volte vorremmo invece esser-e i padroni della terra per sottometterla a' nostri propri disegni. Perchè tra i due sentimenti sceglieremo l'uno ,piuttostochè l'altro? La logie.a ci vieta di rispondere. In ultima analisi, la teorica della libertà lascia r~produrre in noi tutte le antinomie dell'interesse e del dovere. CAPITOLO VII. L"VTfLE RENDE TMPOSSIBILE IL DOVERE. Disperando di eludere il dilemma tra l'interesse ed il dovere, si ,pensò di negarlo sopprimendo il dovere, ed apertamente -identificandolo coll'interesse quasi fosse upa forma del nostro tornaconto. L'identificazione logi-ca si ottenne spiegandolo coi quattro vantaggi che se ne riicavano. Difatto ìl dovere: 1° ci ricompensa col benessere •personale; 2° ci rende moralmente contenti; 3° cerea la società; 4° ci permette d'intravedere l'identità dell'i-nteresse personale e dell'interesse universa.le nell'ordine della natura. Da questi vantaggi procedono quattTo teorie. Nella prima teoria il dovere protegge il benessere,- la mora'le è l'arte di essere feli-ci, diventa Ja dottrina del piaoore, e presso i <liversi filosofi varia come il piacere stesso. Epicuro modera la voluttà per soddisfarla, re-

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