Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

126 (htJSEPPE FERRAR! sarà mai un bene. Se ne <'Onclude, che devesi ascoltare la -ragione, per -dare alle cose il ver,ace loro valore, e per vivere secondo la verità: vere vivere. Di lù l'equazione tra il vero ed il dovere; il vero fissa i valori, il valore fissa l'azione; il dovere· è l'azione determinata del valore. Questa è la dottrina degli stoici. Nel suo principio essa non c'impone di preferire il dovere all'interesse; ma bensì di appr,ezzare i valori, di scegliere i beni preforibili; preoetto inutile, pei.,chè nessuno vuole il male, nessuno fu.gge il bene, nessuno vuole ingannarsi a -disegno sulla stima dei valori. Dov'è dunque il bene che devesi ,preferire? Nella giustizia o nell'interesse? Ec,co·il problema: dinanzi all'interesse la giustizi,a non ha valore; dinanzi alla giustizia è l'interesse che non lo ha: la giustizia e l'ingiustizia intervertono a vicenda la nozione del valore. Del resto, l'intelligenza, per parlare con precisione, non determina i valori; ma ,accetta, afforma la stima fatta dal desiderio, dall'istint-0, dalle passioni; togliiete i miei dolori, i miei piaceri, la mia int,elligenza perderà le nozioni stesse del hene e del mal-e; per essa i beni non hanno vailore, essa non ha motivo di -preferire l1 a gioia all'afflizione, o il destino del genere umano al destino d'un grano d'iarena. Che se potesse soegliere il bene, e presentare il dovere come il migliore dei beni, in questo caso sostenen<lo una parte sarebbe libera di -affermare capricciosamente che il sacrificio è un bene, che il dolore è un piacere; inventerebbe la gioia del soffrire, il contento della disperazione, una felicità equivalente ad una sventura. Poi questa sci-agur.ata felicità non sarebbe ancora la vi,rtù; offerta come un bene, condurrebbe ad un egoismo altiero, fantastico, ad una vita orgogliosamente paradossale. Chi può -dire dove si ferma l'errore di un uomo senza cuore? Qui rinunz-ierà alla famiglia per sublimarsi, là alla patria per darsi all'umanità, altrove chiuderà il suo cuore alla pietà, alla commiserazione a nome di un princi-pio, e, sotto pretesto ·di perfezionarsi, giungerà alla più alta immoralità. Diffidiamo delle virtù che escono da un sorite.

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