124 GIUSEPPE FERRARI CAPITOLO IV. LA RAGIONE DISTRUGGE LA GJUS'fIZIA. Se ci innalziamo al disopra della ooscienza pBr cercare nella ragione i termini medii, i quali possano dominare l'interesse e la giustizia, possiamo assicurare antici,patamente che essi s-fuggiranno a tutti gli sforzi. Difatti, la ragione si restringe al conoscere; si· riduce ad affermare, a negare: quando il vero è stato distinto dal falso, essa ha finito la sua ,parte. Dunque per essa la lotta del bene e del male non è che l'uno dei mil:le episodi della guerra universale, delle cose e dei pènsieri: il male è vero quanto il bene; non vi ha motivo per preferirlo o per posporlo. I due termini sono oonootti ad un tempo; -una è la scienza dei contrari: la medicina insegna simultaneamente le due arti di salvare e di perdere; in politica non conosce l'arte della libertà chi ignora quella ·della tirannide. Con qual diritto la ragione sceglierebbe tra i due contrari dell'interesse e del dovere? Il primo termine scoperto nella ragione per distinguere i:J bene dal male, oonsiste nella stessa verità, che si confuse. a disègno coUa giustizia. L'-ingiustizia, fu. detto, mente; essa conosce il bene e lo d•isconosce, lo confessa e lo nega, dà ,J'e,gserea ciò che non è, e lo toglie a ciò che è. La .ragion.e, la logica identificano il bene colla verità; convien essere giusto, perehè è necessario di esse-re veridico. S·ia. - Qual'è dunque la vostra regola? •- Quel.la di non mentire. - Condannate voi l'uomo che inganna il suo simile? - Lo condanniamo. - Condannate voi chi mente per sern,plice gentilezza, dichiarandosi l'umile servo d'un suo corrispondente ? ,/
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