Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE ingiusto, quarnlo la. fat,alità <lell'eguismu pr01,>on<ltm.1. su'lla forza del dovere. Non si chie<la se devesi onorare il virtuoso o l'iniquo, se vuolsi imi lare 8eneca o Nerone. La quistiorn~ non ha più senso; siate ciò che siete, stimate dò che riesce; il fatlo è il diritto. Fin qui la virlù lotta soio coll'interesse; poniamola in presenza del vizio; la contraddizione saTà ancora più profonda, perchè il vizio è disinteressato, perchè è ascetico: il vero scellerato 11011 è solamente egoista; la sua coscienza assapora la gioia dell'ingaunare; nel successo sente una soddisfazione d'artisla. Egli vive negli altri. Voi piangete, ogli rid<};voi siete felici, egli geme; il suo odio sfida i pericoli del combat,1,imento;accetta la fatica <lel nuocere; il suo cinismo costa quanto il pudore; la sua misani,ropia è laboriosa quanto la beneficenza. L'interesse ci rende ragione dei popoli che dimenticano la virtù, non di quelli che adorano il vizio. E il senl,imento del sacrificio che fa passare i popoli da un contrario all'altro; esso dà a:lla virtù il nome di vizio, e chiama vizio la virtù: non v'ha gforia che non sia accagionata d'infamia, nè iniquità che non vanti il suo Erostrato. Coriolano immolavasi al senato, i Gr.acchi sacrificavansi alla plebe; 1101 onoriamo la ragione, il lavoro, il matrimonio; il monaco è devoto all'autorità, all'ozio, al celibato. Dov'è la virtL1? nel vizio o nella virtù? La poesia, fida interprete della coscienza dei popoli, è doppia come il vizio e la virtù. Nel dramma essa prodiga le stie simpatie all'innocente, nella tragooia ingrandisce il tiranno, nell'idillio ci invita a:lla pace, nell'epopea ci chiama alla guerra. Canta Mario e Silla, Cesare e Bruto, i Musulmani e i Cristiani; Satana ha i suoi poeti come l'Altissimo; l'inferno i suoi poemi come il cielo. - Dunque la coscienza non può nè ricompensare, nè punire senza confondersi coll'interesse; non può pregiudicare -l'abnegazione senza confondersi col vizio; non può svilupparsi nella storia senza alternare a vicenda il bene ed il male; non può splendere nella poesia senza celebrare le proprie contraddizioni.

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