Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

122 GIUSEPPE FEfU:ARI -----------• --------------- ·--- - -- vuneiJIJe aver v.iola~a la foJe. 'l'ilo cnt niesi'iJ il gio1·110 in cui non era stato bonefico; i:l condottiero Gabrino Fondulo mor.iva disperato per non aver morto il papa e l'imperatore quando li aveva ospitati a Cremona. Dobbiamo .imitar-eTito, o il condottiero? La logica ci vieta di Tispondere. Al cospeLLodella logica i carattori del dovere e quelli dell'interesse sono eguali. Come il dovere, l'interesse cambia, cede all'iabitudine, all'educazione,· alle circostanze; varia coi costumi, col clima, coll'incivilimento. Qualche volta l'interesse è dubbio, incerto, riflette; sono gli stessi fenomeni del dovere; nel medio evo esso invocava la casuistica della Chiesa e quella deHa cavalle- .ria; esso reclama dovunque lo studio della giurisprudenza e le decisioni dei tribunali. L'interesse può scomparire almeno parzialmente: possiamo diventare insensibili ai piaceri più attraenti, possi-amo privarcene lietamente; nell'amore, un essere vive nell'altro, e l'interesse sospende il regno dell'in!,,e.resso.Lo stesso fenomeno si ·riproduce nel dovere: il rimorso scompare coll'abitudine del delitto; intere nazioni possono disconoscere i primi principj dell'umanità; nell'antichità tutto il genere umano .ha consacral-0 l'ing.iustizia della schiavitù; _la stessa ingiustizia trovasi ancora consacrata nelle più vaste regioni del globo. Ivi l'uomo è una macchina; vieno fl.agellato, !€rito, ucciso; le leggi del giusto restano sospese nel santuario stesso della coscienza: quelle del pu<lore son vane; lo schiavo non ha se-ssoper sedurre la donna I.ibera, nè. per farla vergognare. In qual modo obbligheremo noi l'uomo pervertito a seguir~ un sentimento che non ha? I due istinti ,dell'interesse e del dovere riduconsi a due impulsi, a due forze; se manca il motivo per preferire ·l'una al.l'a!ltra, la ,scelta sarà dettata dall'intensità. delle .forz'tl.La logica darà ragione alla meccanica. Dunque !'-impulsione più forte avrà il diritto di trarci seco; dunque l'azione, risultato necessario del più forte impulso, sarà sempre giusta; dunque sarà giusto d'essere

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