,I Fit.OSOFIA DELLA RIVOLUZJt1NE 121 --- -- -------- - CAPITOLO III. LE CON1'HADDIZIONI DELLA GI1JSTIZlA. Nella lotta tra l'interesse ed il dovere, la logica ci domanda qual motivo ci obbliga a scegliere il dovere? Non già che neghi il sentimento del dovere, lo riconosce un fatto primitivo; lo vede rivelarsi in noi, nostro malgrado; seguir,e, giudicare, approvare, biasimare le nostre ,azioni. L'apparenza della giustizia ci è data evidente quanto le altre apparenze. Però anche l'interesse esiste, nasce colla vita, la ispira; ci vuole una ragione, un motivo per sottometterlo al dovere, e questo motivo ci manca. Obbediremo noi al dovere per procacciarci le soddisfazioni della moralità, per risparmiarci la pBna del rimorso o della vergogna? Qui il dovere si degrada, cade nella classe dei nostri interessi; qui non si evita il vizio che per evitare un dolore, non si cerca la virtù, ma il contento della virtù. Il dovere non è più che un bisogno, come la fame; vien governato dal tornaconto, il quale non ci obbliga, ci lascia liberi, ammette la varietà dei ,piàceri, nè pretende imporci alcuna soddisfazione. Dunque è Jecito ad ognuno di seguire il proprio istinto:. l'ambizioso cerchi il successo, il giusto porti la croce, a ciascuno il suo capriccio. Le vespe vivono di frode, le api di lavoro. · Se il sentimento del dovere fa vergognare quelli che gli resistono, se rode col .rimorso, anche l'interesse trae al suo seguito una legione di pentimenti e di dolori; anch'esso ci punisce col suo rimorso, e si va,1edella vergogna pBr farsi obbedire. Guardate ai fatti: quella fanciulla geme, le pesa la sua virginità; quel re è afflitto, ha commesso l'erro.re d'esser giusto; quel generale è dolente perchè non fu perfido; quel ministro è infelice,
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