Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

120 GIUSEPPE FERRAR! Poniamo la libertà, dimentichiamo l'antitesi della fatalità; sotto l'impero della logica 'il dovere diventerà ÌJTIpossibile. Il libero arbitrio ci rende indipendenti dalla natura, superiori ai nostri interessi, alle nostre affezioni, ,alla nostra propria ragione; col libero arbitrio le nostre azioni emanano direttamente dall'io, senza causa, senza motivo, fatta astrazione dalle azioni anteriori. Quindi ool libero arbitrio le nostre azioni diventano altrettanti miracoli, non hanno antecedenti, escono dal nulla. Se siamo veramente liberi sarà impossibile di apprezzare l'influenza delle cose sull'uomo, il dolore ed il piacere cesseranno di governare il mondo, il legislatore non saprà più se le ricompense possano incor.aggiare, se le pene possano atterrire; non ci sarà dato di prevedere le azioni dei nostri simili. Lungi dallo spiegare il mondo morale, la libertà lo rende impossibile; per renderci virtuosi ci rende sria,gionevoli; invece di essere la condizione del dovere, la libertà si riduce alla facoltà <lel male. Finchè l'uomo sceglie il bene, la ragione e la volontà bastano a spiegarlo; ma quando l'uomo non vuol perdersi senza motivo, quando vuol rivoltarsi ~enza causa contro l'evidenza de' suoi interessi, allora bisogna supporgli una nuova facoltà e dargli la libertà •per renderlo moralmente irresponsabile. Così :la libertà segue la regola generale di tutte le condizioni. Sotto l'impero della logica lo spazio esclude il corpo, il tempo esclude H moto, l'esistenza esclude l'alterazione; la sostanza e la qualità, la causa e l'effetto, J'.ioe il pensiero, il ,soggetto e .l'og_gtlttosi respingono a vicenda. Nella mor,a,'le,se la libertà esiste, il do- - vere è impossibile; ,la giustizia è distrutta dalla condi• zione de.Uagiustizia.

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