Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE lHl ,·oll'appurnuzu della libertà, l'appan~m;a 01Jposlu della fatalità. Se si dice: Io posso scegliere, a,ccettare, rifiutare, si dice altresì: sono sforzato, i miei interessi m'impongono di acç,ettare, di rifiutare. Se La libertà è l'una delle mie crooenze, la necessità di 'Oer-care una causa ad ogni effetto trovasi egualmente nelle mie convinzioni. Da una parte l'io si decide per un atto spontaneo della volontà e tiensi indipendentemente: dall'-altra, la riflessione domina gli atti della volontà, li st'Ìbordina alla ragione, e la libertà svanisce signoreggiata dalla serie delle cause e degli effetti. Prima e durante l'azione, l'io si crede libero di tutte le alternative del bene e del male; l'azione è <lessa compita? essa è l'effetto di una causa, è dettata da un motivo, rientra nella serie degli eventi naturali; l'apparenza della fatalità si sostituisce a quella de.lla libertà. Dunque sotto l'impero della logica ogni azione è libera e fatale; il merito suppone la libertà, il fatto suppone la causa; le due ipotesi si escludono; quale preferiremo? Anche qui, come dovunque, il motivo di scegliere vien meno, e noi siamo in balia di un dilemma. . Ogni legge riproduce la contraddizione della libertà e della fatalità. La legge approva, biasima, incoraggia, umilia, crede che l'uomo sia libero, e gli perdona quando la libertà scompare. Nel medesimo tempo la legge _punisce, compensa, calcola i nostri interessi; ci suppone interessati, e non si crede forte se non quando ha conosciuti tutti i motivi che determinano la nostra volontà. Lo stesso contrasto si trova nelle religioni. Esse parlano di merito, di virtù, di libertà: vogliono scandagliare la coscienza, si dirigono alla parte più sporita- , nea del nostro essere; e nel tempo stesso ci dominano materi•almente con un sistema di ,pene e di ricompense, a cui non si può -resistere senza follìa. I legislatori ed i profeti ci considerano essi come agenti liberi, o come automi? dobbiamo noi meritare la nostra sorte? dobbiamo subirla? Siamo noi gli artisti o gli istrumenti della natura? L'apparenza. è doppia.

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