Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

112 GIUSEPPE FERRAR! guenza; trrattasi di un essere infinito, e l'infinito c'impone di toccare il fondo dell'ipotesi. Dio dà il pugnale ai sicari, è un ro debole, che governa col mezzo de' tiranni; i Wallenstein, i Borgia, i Metternich sono i suoi ministri; colle migliori inLenzioni sottoposto alla fatalit.à dei mezzi permette le malaUie, le carestie, i diluvi; per la sua impotenza i teologi cristiani ha1,rnogiustificalo la maledizione scagliata sulla razza di Adamo, hanno dimostrato che l'eternità delle pene e la dannazione della i'!11mensamaggioranza del genere umano erano inconvenienti necessari al più gran bene della repubblica dell'universo. Si compia adunque il ragionamento. Accetteremmo una tradizione mille volte più terribile di quella degli Ebrei, che la provvidenza sarebbe sempre gh1stificata; il numero dei flagelli nel tempo e nell'eternità sarebbe mille volte più ,grande; e sempre sicuri della bontà divina dovremmo attribuire il male alla ignota necessità che limita la potenza di Dio. L'avvenire nel tempo e nell'eternità sarebbe una decadenza progressiva, illimitata, ,infernale; e la provvidenza sarebbe sempre giustificata all'infinito, perchè nessuna sciagura finita, per quanto spaventevole sia, può dimìnuire d'un punto una bontà infinita, la cui potenza può restrin-· gcrsi all'infinito. Eccoci dunque dinanzi a un Dio che riunisce in una sola persona una bontà infinita e un'impotenza senza limi.ti: una misericordia immensa e una incalcolabile incapacità. Il bene e il male del mondo si conciliano; ma la contraddizione passa negli attributi di Dio, i quali riproducono quei due ideali della perfezione e della imperfezione che si sviluppano, combattendosi e intervertendosi a vicenda, nel -nostro spirito. Per un ultimo sforzo si vuol eludere la contraddizione tra la provvidenza ·e l'origine del male, riducendo il male ad una mera privazione. Con questo espediente si forma una specie di algebra nella quale ad ogni bene procede il segno +, ad ogni disgrazia il segno -, e si scivola a traverso le difficoltà negando il nemico e sostenendo che non esiste. Qui si mostra lo scellerato

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