FILOSOFIA DELL.\ filVOLUZWNE 111 ta, il male sarebbe progressivo nell'universo, sarebbe la legge universale; la vila avvenire dovrebbe essere per tutti un inferno perfettibile; nessun dolore, nessun disordine avrebbe il diritto di mettere un limite alla libertà divina. Dunque la libertà divina conduce e.Ila deificazione del male, suggerita per iscolpare un Dio infinil-0, detta l'apologia di un male infinito; e l'uomo che si prosterna davanti un Dio assolutamente libero, venera up essere infinitamente scellerato per la libertà; adora un mostro che riassume in una sola persona gli attributi di Ormusd e quelli di Arimane. Si sfugge così alla contraddizione terrestre del bene e del male: ma a ,qual patto? a patto di trasportare In contraddizione nel seno di Dio. Una seconda teoria giustifica la provvidenza colla idea che la potenza di Dio trovasi sottoposta alla necessità di servirsi di certi mezzi per rag·giung<'re lo scopo dell'universo. Si dichiara che la bontà divina è infinita, che noi siamo certi a priori di essere nel migliore dei mondi possibili; che se il male esiste, se ci opprime, non è male, è mezzo per giungere ad un bene; non è J11aleassolufo, è inconveniente relativo, inseparabile dal bene generale di tutti gli esseri. C<:m simili ragioni si è paragonato Dio a un medico che prescrive bevande dis~·ustose e salutari; a un re che si serve di nn generale devastatore, di un Vlallenslein, per conservare le sue provincie. Non vuole mai il male per il male, ma lo permette in vista del bene; che ne risulterà? può impedirlo, ma lascia fare; egli dà il pugnale al sicario, le armi all'assassino, l'essere alle azioni più sp1wentevoli; assiste alle guerre dei popoli, le prepara; e tuttavia non è oomplice del male, non vi concorre che materialmente ,per trarne un più gran bene. Ma qual tribunale della terra ammetterebbe simile difesa per giustificare un accusato? Qual uomo dotato di senso morale approverebbe questa iniqua ragione di stato, per cui Dio opererebbe come i Borgia, e non terrebbesi iniquo? Pure ammettiamoJ.a, deduciamone l'ultima conse-
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