FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 107 li11ila di cause fluil:.\ si Lrnva se1nprn al .:;u 0 iJUHLo di partenza, sempre nella lotta del finito e dell'infinito. La prova più dotta, accolta da Descartes e da Leibnitz, si risolve in un doppio equivoco sull'idea dell'esistenza e su quella della perfozione. Da ultimo, Dio si svolge fatalmente ne' suoi attri,buti infiniti: e le pompose metafore dell'onniscienza, della giustizia infinita, e della misericordia senza limiti, portano la discordia nel seno dell'Eterno, e finiscono per rendere incomprensibile l'opera della teologia. CAPITOLO III. GLI ATTHIBUTI DI Dro RENDONO IL l\fONDO IMPOSSIBILE. Stabilil,o che Dio esiste, invece di spiegare il mondo, lo rende impossibile. Infatti egli dista dalla natura quanto la natura da lui; e l'ostacolo che ci vieta di salire dal creato al creatore, dagli esseri all'essere si riproduce in senso inv,erso, volendo scendere dal creatore al creato, dall'essere agli esseri. Dio è immenso, e l'immensità distrugg,e lo spazio che s1 divide e sì limita; Dio è eterno, e l'etemità sopJ)rime il tempo; Dio è infmit-0, e l'infinito esclude il mondo, lo riduce a un'illusione, e anche come illusione deve sparire per non porre un limite nell'essere illimitato. La divinità è inalterabile, e l'inalterabilità osta pure alla creazione. Come uscirebbe il creato dal seno di ciò che non cambia? Sarebbe edutto dal nulla e la logica non lo pel'mette, rifiutando la potenza dell'impossibile a Dio come alla natura. S'intende che siasi messo innanzi questo dogma per trarsi d'impaccio e che presa una licenza poetica una volta per tutte si proceda oltre senza paura d'alcun a;ssurdo, d'akuna sorpresa. Intanto chi non ammette l'alterarsi puro e semplice, la transizione da uno stato
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