Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

94 GIUSEPPE FERRAR! ---·---- -- -- ... buto ci fa ricadere nella oontraddizione. Noi non possiamo concepire la scienza senza limitarla nel suo oggetto; non possiamo comprendere la forza, senza lo sforzo, senza la resistenza; non ci è dato di ammettere una bontà che non sia anch'essa limitata, lottando col male: a che dunque si riducono gli attributi divini? Si riducono a paTole vuote di senso. Gli stessi deisti, parlando di Dio, sono sforzati a dichiarare che il loro discorso non è se non una metafora proporzionata alla ·nostra debolezza, un traslato falso, relativo, imaginato per supplire alrl'invincibile ignoranza della nostra mente. L'assoluto è dunque inconcepibile, ineffabile, assoluLa:menteal di fuori delle nostre facoltà; e se col dire che Dio esiste si giunge al più alto grado della scienza ,e della certezza, ta dimostrazione di Dio ci lascia esattamente al punto di partenza in mezzo alle contraddizioni. Solo sulla t€rra l'uomo si trova oppresso dal dubbio; ammesso Dio, si trova tra una natura contraddittoria e un essere inconce,pibile, tra una contingenza inesplicabile ed un'oscura necessità. Così, al momento stesso in cui speriamo d'innalzarci a Dio, siamo sconfortati dal mezzo inetto di cui dobbiamo servirci; al momento in cui oorc.hiamo la premessa deHa dimostrazione, ci accorgiamo che sfuggirà e~ernamente alle nostre ricerche. Supposto che noi possiamo ottenere la dimostrazione dell'esi•stenza di Dio, essa resterebbe confinata nelle nostre idee, nè giammai potrebbe toccar Dio. Supposta aniche la possi,bilità 'di uscire dal nostro pensiero, il risultato della dimostrazion.e ci f.areboo retrocedere al punto di partenza, perchè noi saremmo dinanzi un e.ssere che non si può comprendere. Pertanto att~mdiamoci a vedere in tutte le dimostrazioni cne furono date dell'esistenza di Dio, una contraddizione radicale, in cui la conclusione e le premesse si renderanno a vioonda impossibili.

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