FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 91 ste, v'ha ancora un intervallo che separa questa proposizione dall'esistenza .reale dell'essere. Or bene se mi riduco a non affermare se non l'esistenza de' miei propri pensieri, l'intervallo si presenta di nuovo per separare la mia affermazione dai pènsieri ai quali si riferisce. Il pensiero e la realtà si distinguono sempre; la cognizione e l'oggett-0 conosciuto si oppougono di continuo; e tale opposizione fin'isce per cogliere ogni peusiero, considerato nella sua relazione cogli altri pensieri che afferma. A chi appartiene il pensiero? Non lo sappiamo, ed esso non ci è dato che -sotto la condizione di contraddirsi. A che si riferisce esso? Lo ignoriamo, e non si riferisce ad un oggetto se non contraddicendosi. Che ci dice il pensiero di sè stesso? Assolutamente nulla, perchè la ·sua affermazione non cade mai sopra di sè stesso, ma si riferisce sempre ad un oggetto o ad un pensiero che gli è estraneo. Nel g-iudizio: Parigi esiste, la proposizione non afferma sè stessa, non tiene conto di sè; essa afferma un'altra cosa, cioè Parigi. Quando si <lice: la natùra esiste, questo giudizio non afferma sè stesso, al contrario fa astrazione da sè, .e non appare che per portarsi fuori di sè nella ,natura. Esso ci permett,e di dubitare della sua esistenza, e vuole che noi credia- . mo all'esistenza della natura. Così la diade sfuggevole del soggetto e dell'oggetto afferra ogni pensiero, gli vieta d'isolarsi dall'oggetto; gli impone d'essere doppio, d'essere fuori di sè, d'essere assurdo; e se il pensiero cessa di contraddir.si, scompare all'istante. L'identità, l'eguaglianza, la deduzione non potrebbero trovarsi se non nel pensiero del pensiero, ma il pensiero del pensiero è l'inoompr-ensibile.
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