90 GIUSEPPE FERRAR! creazione, dicendo che la memoria crea la durata del1 'io, o che la durata dell'io crea la memoria. E qui si noti che ravvicinai -rozzamente i termini opposti, senza elaborare le transizioni che io poteva prendere numerose ne' sistemi de' filosofi, variamente atteggiati e abilmente imaginati per non urtare di fronte con opposizioni immediate. A che avrebbe giovato il percorrere passo passo un labirinto di sottigliezze anticipatamente soppresso dal metodo con cui questa critica è incominciata? So che non si vuol dedurre la memoria dalla durata dell'io, si vuol dedurla da altro; ma il termine altro che s'invoca·soccombe alle identiche difficoltà. So che si può accettare il fatto dell'io e della memo- ,ria, e passa1·e dall'uno all'altro, dicendo come ogni uomo mi ricoroo di ieri, dunque ieri esisteva. Ma chi ha bisogno di conoscere la differenza -tra il fatto nudo e il fatto dedotto, non legga più oltre. CAPI'l'OLO V. OGNI PENSIEno SI CONTRADDICE SUPPONENOO lL SUO PROPRIO OGGETTO. La logica ha reso impossibile l'alterazione, i rapporti, lq.,natura, la nostra propri.a esistenza; ci ha lasciato solo il pensar-e; eppure la criUca non si ferma ancora, e penetrando ,più oltre, esclude gli uni per gli altri i nostri pensieri. ~ La ·distanza che separa il giudizio: io esisto dalla mia reale esistenza, trovasi tra i nostri giudizi e le cose alle quali si riferiscono: quand'io dico: questa sostanza esiste, la mia affermazione, benchè certissima, resta , al di fuori della sostanza affermata; quando io dico: ogni effetto suppone una causa, il mio giudizio resta sempre nel mio pensiero; quando io dico: l'essere esi-
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