dolo tale anche, o diciamo meglio appunto, nel momento . del dissenso. Il 18 maggio firmò sull'Urtità italiana, insieme a Vincenzo Brusco-Onnis, la seguente dichiarazione : • Fondata da Giuseppe Mazzini, da lui fino ad oggi moralmente diretta, L'Unità italiana non potrebbe, finché noi la scriviamo, sorgere, senza taccia di colpevole sconvenienza, a polemiche di formale antagonismo con lui. Di fronte però alla opinione che egli ora manifesta c ai cons igli, che egli dà alla democrazia, noi, dissenzienti radicalmente da Lui circa l'attitudine che il partito democratico dovrebbe assumere nella grave ques tione della guerra, perché crediamo nella sola virtù dell'iniziativa popolare per la conquista dell 'unità italiana c perché vediamo respinte anticipatamente le principali condizioni a cui Mazzini vorrebbe subordinato il concorso della Democrazia nell'eventuale impresa del regno d' Italia, alleato della Francia napoleonica e della Prussia feudale, ci sentiamo in dovere di dichiarare pubblicamente questo nostro dissenso ». In questa posizione Quadrio non fu però seguito che da una esigua minoranza, i cui dubbi per giunta si diradarono mano a mano che la guerra s i svolse. Si dimise allora da membro del Comitato centrale dire ttivo delle Associazioni democratiche. MAZZINIANESIMO I NTEGRALE L'analisi di questo particolare dissenso ci convince dunque che Quadrio era più mazziniano di Mazzini. In verità, tra tutti i seguaci del maestro fu il più capace ad assimilare e sostenere la natura poliedrica del suo complesso messaggio. t:: d ifficile combaciar e in tutto con un nostro s imile ed estendere l'accordo di idee e di sentimenti in ogni sfera: a molti, che erano mazzin iani in pol itica, parve ingombrante e presuntuosa la filosofia di Mazzini o la sua religione o il suo impegno nella quest ione sociale. Magari r iuscivan:> a captare o ad approvare, in speciali momenti, il valore di uno o d i un a ltro di questi aspetti, ma difficilmente colsero l'uni tà organica che regna tra le varie idee di Mazzini. Quadrio la colse più di tutti; fu l'uomo che, dopo la morte di Mazzini, prese e tenne saldamente nelle sue mani il filo :Zl
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