Volontà - anno XVII - n.11 - novembre 1964

Nel centenario dell'Internazionale Preistoria e fond.azione della prima Internazionale I N OCCASIONE del centenario della Prima Internazionale, è bene cercare di fare il punto sulle condizioni economiche e politiche che ne hanno preparato la nascita. Conviene adunque, sia pure brevemente, precisare le condizioni soggettive le quali, unitamente alle condizioni oggeltive, han reso possibile un così grande avvenimento. Preliminarmente s'impone un rilievo. Non bisogna confondere l'Intcrm1- zionale dei popoli con le Internazionali dc!IE:classi, quantunque esistano alcune relazioni tra le due concezioni. L'idea, pii:t o meno vaga, di riunire i popoli o gli Stati in una vasta orga– nizzazione non risale al XIX secolo. Théodore Ruyssen, nella sua opera Les sources doclrinales de l'Jnternationalisme, la riporta alla fonte biblica, ricor– dando il mito della « Torre di Babele» che consacra l'unità degli uomini a mezzo di una sola lingua. Ma, senza risalire tanto lonlano e facendo astrazione dell'apporlo dei penscitori, degli utopisti e dei giurisli lungo il corso dei secoli, bisogna ben riconoscere che l'idea dcl1'11nionc dei popoli <d di sopra delle fron– tiere, allo scopo di porre fine ai conflitti sanguinosi, è stat::t propagandata dai filosofi del secolo XVTTf e dai loro discepoli, cioè dagli uomini della Rivolu– zione. Ciò però, nell'opera del Ruyssen, è appena accennato e, specialmente per quanto attiene al periodo rivoluzionario, è oltremodo inconsistente. Se Volney, infatti, lo Si trova al suo posto legittimo, con la sua « assemblea gene– rale dei popoli» che discute e legifera in favore di « tutto il genere umano», i due montagnardi e scristianizza tori Cloots - « l'oratore del genere umano» - e Lequinio - « il cittadino del mondo» - sono o posti in poco rilievo o del tutto passati sotto silenzio. Al grande Habeuf, il primo combattente sociali– sta francese, è stato fatto un semplice accenno, mentre la sua concezione della « felicità comune» e della « Repubblica degli Uguali » si riferiva a tutli i diseredati del mondo. Successivamente, Saint-Simon, Fourier, Robert Q..,ven ed altri ancora - fautori dell'ideologia socialista - preconizzarono l'organizzazione dei raggrup– pamenti o federazioni universali che riunissero gli uomini senza distinzioni <li classe. Vietar Considerant, il principale discepolo di Fourier, analizzò il pro– blema delle classi con molta chiarezza cd acume. Tuttavia egli non si rese conto, allorchè prese in considerazione 'r« Unità umana», che l'Associaziont: mondiale era cffcltivamente possibile soltanto dopo la sparizione delle classi rivali, cioè dopo il definitivo trionfo del socialismo. Non è infatti lapalissiano che gli sfruttati e gli oppressi della classe operaia non potranno marciare, mano nella mano, con i loro <;frullatori ed oppressori della classe nemica? L'unione delle nazioni non può avvenire se non quando sarà sparito l'antago– nismo delle classi in ciascuna nazione. Ed è per ciò che noi ci rendiamo ben conto che la strada la quale conduce all'unità umana passa attraverso la for- 611

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