L'università libera - 1925 - Anno I - n. 10

L'UNIVERSITl LIBERA 297 giudizi e di convenzioni. Non è un individuo determinato da 'un'attività personale; è, uno qualsiasi, l'animale sociale. Perchè non sa nulla di sè stesso, osa giudicare gli altri. Osa condannare quella che il ritmo della sua respirazione sonnacchiosa addormentava. E lui che cade sotto tutte le sprezzanti indulgenze, spinge l'oltracotanza sino a perdonare o assolvere. Ora, egli condanna e assolve - taJe. è il carattere ,della scempiaggine sociale - secondo i risultati. Qui c'è, lègalo a un cadavere, un essere che sente il primo appello del~a vita. Fragile ancora, povero abhozw incerto, Nora, che dovrà 6rearsi lutta quanta, ha anzitutto bisogno di spezzare il vincolo i1)fame e di staccarsi con la fuga dalla compagnia as/ìssinnte. l Ma ecco, ne L'Anitra Selvatica, un'altra, faccia del pensiero d'lbsen. Il fotografo Hialmar ignora che la moglie Gina abbia avuto un amante e che la relativa agiatezza della famiglia sia dovuta a quest' anjjca colpa. Gregorio \Verle, ingenuo idealista, gli fa sapere la verità che, secondo lui, creerà nei due esseri una nobile e salutare crisi d'anima e permetter/, loro di fondare la vera unione. ,1'ifaGina resta nella surt massiccia incoscienza, bestialmente innocente. Il vanitoso Hialmar, eh~ prima declamava frasi soddisfatte, pensando ora all'nltcggiamento che conviene a un uon10 c01ne lui in una tale situazione, declama frasi dure o dolorose. Presto la vita ricomincerà prcss'a poco qual'era prima, altreUanto superficiale e più ignobile, con qua e là ore d'acrimonia e gi_ornate d'odio sr,grelo. Ma la crisi ha uc~ ciso l'essere più incantevole e più affettuoso, Edvige, la figlia di Gina. Davanti al compassionevole cadavere, J-iialmù varia le sue declamazioni. E il medico Relling spiega a Gregorio. tra:i meritati rimproveri, che 1:1 maggior parte degli u01nini ha bisogno della <' 1ncnzogna vitale)) e che è un ass_assinio volergliela strappare. Meraviglia dei critici francesi. Questo Jbsen, che vo\eva la verità &Ila base ùi tutti i rapporti umani, eccolo che fa l'elogio della e,1nenzogna vitale)), lbsen, n1ettcndo in ridicolo e condannando Gregorio Werle, canzona e confuta sè stesso. Niente affatto. Nora ha ragione perchè agisce su sè stessa. Gregorio ha torto perchè cerca di agire su altri. Nora ha ragione d'essere un'in<lividualistn. Gregorio ha torto d'essere un apostolo e un riformatore. A me solo, io ho il diritto e il dovere di dire le verità personali e di rivolgere gli appelli dell'ideale. Appena parlo ad un altro, sono forse davanti a un fan-- tasma formato d'abitudini e di menzogna vitale. Non ho che il diritto di dire le verità generali. Queste basteranno a destare quelli che possono sopportare la veglia. Resteranno incomprese dagli altri. O, se preoccupano per un momento ed irritano contro di me, saranno il fardello a tutti proflerto, su nessuno caricato, da cui il r1cbolc si allontana suhito con indifferenza.

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