LA FILOSOFIADI IBSEN <1> li Francese esige veritèt bell'e falle, semplici e stabili. Avido di precisioni affermative o negative, la sua impazienza definisce il sole dai pallori dell'alba. Non appena conobbero un sol lavoro d'Ibsen, i nostri critici si fecero dell'autore un ritratto preciso ed immutabile. Pii, tardi, quando altri drammi non si lasciarono rinchiudere nel loro sistema, dichiararono 111trepidamente che lbsen si contraddiceva, che Ibsen si confutava e si canzonava da sè. Falsa d'arida povertlt e di precisione i&,mobile, l'immagine che costoro si fanno d'lbsen lo tradisce come, una traduzione gofTa ed insieme infedele. Un uomo che vari publ1lici ascoltano perchè la sua natura volgare e la sua educazione raffinata gli permettono d'essere ad un tempo il discepolo di Sarcey e il discepolo di Renan, Jules Lemaitre, s'ostina a non vedere· in Ibsen che un George Sand tardivo .o un Dumas nipote. Ora, tra George Sand, individualista di passione che canta, grida o balbetta, ecl Ibsen, individualista di ragione, soltanto le clifTeren2-0sono interessanti. E, per paragonare a Dumas figlio (2), consigliere d'assassino e moralista di schiavitù, il grande Norvegese liberatore, ci vuole tutta la scempiaggine d'un critico cli professione. D'altra parie, George Sand e Dumas figlio hanno scritto lavori a tesi. Ibsen compone, se mi è lecito dirlo, lavori a problema. I due Francesi ci raccomandano: « Sii questo» o « Sii quello». Lo Scandinavo dice soltanto: « Sii te stesso» o meglio: « Quel che tu sei. si ilo pienamente». Egli dichiara in un poema: « lo non faccio che porre elci problemi, la mia missione non è cli rispondervi ». Il suo Rosmer, nell'ora delle più alte ambizioni e delle pii, vaste. speranze, non pensa a guidare gli uomini.· « lo voglio soltanto: destarli - dice; - dopo, a loro tocca d'agire». Senza dubbio, i problemi che lbsen ci propone, egli se li pone e li risolve per sè. Ma la soluzione deve qua8i sempre variare con ognuno, e persino le rare e semplicissime verità morali applicabili a tutti gli uomini, io non posso scoprirle che in me stesso. I problemi possono esser posti dall'esterno; le risposte, Ibsen non lo dimentica mai, debbono venire dall'intimo. Non solo i critici francesi ci presentano come universali queste risposte che hanno un valore esclusivamente personale, ma per di piìt quasi sempre un frammento della risposta o magari ciel problema vien preso da essi per la soluzione totale. lbsen è uo genio del Nqrd, tiene alla complessa ricchezza ciel pensiero (1) Conferenza tenuta olio Coopération dej ldécs, a Parigi, all'indomani di una rapprcscntuzione di Casci di Uambola. (2) Dumas figlio è forse lo scriuorc nrrivnto intorno al <1ualc i critici siano andati a ragliare gli elogi più strepitosi e i paragoni più ridicoli. Paul Bourgel non lo paragonò n , .. Mosè?
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