L'università libera - 1925 - Anno I - n. 10

30! 1.1 U N I V E R S I T l L I D ERA discorso nella sua Sloriu di P,·ancia, oggigiorno tanto clirnenlicata; e questo stesso Gramn1ont, per un inconcepibile pregittdizio, pretende che Vanini rlicesse lutto ciò per vanità o per timore, piuUoslo che per una inferiore persuasione. Su che cosa può essere fondato questo giudizio temerario e atroce ciel presidente Grammont? È evidente che per la sua risposta Vanini doveva essere assolto dall'accusa di ateismo. Ma che successe? Quel disgraziato prete straniero s'immischiava pure di medicina; si trovò un grosso rospo vivo, ch'egli conservava presso di sè in un vaso pieno d'acqua: non si 1nancò di accusarlo d'essere stregone. Si sostenne che quel rospo era il Dio ch'egli adornva; si diede un senso empio a molti passaggi dei suoi libri, il che è molto facile e molto comune, prencjendo le obbiezioni per le risposte, interpretando con malignità qualche frase sospetta, corrompendo una innocente espressione. Infine la fazione nemica che l'opprimeva strappò ai giudici la sentenza che condannava a morte quel disgraziato. Per giustificare quella morie, occorreva bene accusare quel malcapitato di ciò che vi era di piil orribile. Il minimo -e minimissimo Hersenne ha spinto In demenza fino a stampare che Vanini era partilo da Napoli con dodici dei suoi apostoli per andare a converi ire tulle le nazioni all'ateismo. Quale pietà! Come avrebbe polulo un povero prete aver dodici uomini al suo servizio? Come avrebbe potuto persuadere dodici napoletani a viaggiare con grandi spese per diffondere dappertutto quella dottrina abbominevole e rivoltante col pericolo della loro vita? Un re sa_rebbe abbastanza potente per pagare dodici predicatori di ateismo? Prima di padre Niersenne nessuno aveva avanzato una assurdità così enorme. Ma dopo di lui si è ripetuta, se n'è infettato i giornali, i dizionari storici; e il mondo, il quale ama lo straordinario, ha credulo questa favola senza esaminarla. Bayle stesso, nei suoi Pensieri diversi, parla di Vanini come cli un ateo. Egli si serve di questo esempio per appoggiare il suo paradosso che 1111asocietà di olei può sussistere: assicura che Vanini era un umno di costumi regolatissin1i, e ch'egli fu il martire della sua opinione filosofica. Ma s'inganna lo stesso su questi due punii. Il prete Vanini nei suoi Dialoghi, fatti ad imitazione di Erasmo, ci fa sapere che aveva avuto un'amante chiamata Isabella. Egli era libero nei suoi scritti come nella sua cimdotta; ma non era aliatto ateo. Un secolo dopo la sua morte, il dotto La Croze, e quegli che ha preso il nome di Philalethe, hanno voluto giustificarlo; 1na, come nessuno s'interessa alla memoria d'un disgraziato Napoletano, autore mollo cattivo, quasi nessuno legge quelle apologie. Il gesuita Hardouin, pitì sapiente di Garasse, e non meno temerario, nel suo libro Athei delecti, accusa di ateismo i De- -··· •J.--,, 1 •"•~-~c•tcs·~?~f&:'~:-t:;:j,~~!.t,-..

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