L'università libera - 1925 - Anno I - n. 10

DIZIONARIOFILOSOFICO Ateo, Ateismo Un tempo, chiunqne aveva un segreto in qualche arte, correva il rischio di passare per uno stregone; ogni nuova setta era accusata di sgozzare dei fanciulli nei suoi misteri; ed ogni filosofo che si scostava dal gergo della scuola era accusalo di ateismo dai fanatici e dai fmfa11ti, e condannato dagli imbecilli. Anassagora osa pretendere che il sole non è alTalto condotto da Apollo montato su di una quadriga? Lo si chiama ateo, ed è costretto a fuggire. Aristotele è accusato cli ateismo da un prete, e, non potendo far Jfunire il suo accusatore, egli _si ritira a Calcis. Ma la morie di Socrate è ciò che la storia ha cli pii, odioso. Aristofane (quest'uomo che i commentatori ammirano perchè era Greco, senza pensare che Socrate pure era Greco), ArL slofane fu il primo che abituò gli Ateniesi a considerare Socrate come ~un ateo. Codesto poeta comico, il quale non erà nè comico nè poeta, non sareb!Je slalo ammesso fra noi a recitare delle farse alla fiera di Saint-Laurcnt; egli mi sembra molto pili basso e più spregevole di quel che non lo dipinga Plutarco. Ecco ciò che il saggio Plutarco dice di quel burlone: « Il linguaggio rli Aristofane risente della sua miserevole ciarlataneria: sono i punti più bassi e più disgustanti; non è ncn1n1eno piacevole per il popolo, ed è insopporta!Jile alla gente di giudizio e di onore; non si può soffrire la sua arroganza, e la gente per bene detesta la sua malignillt ».· Per dirla in breve, è dunque l'istrione, <( le Tabarin )), che la ·signora Dacier, an11niratrice di Socrate, ammirava in Aristofane: ecco l'uomo che preparò da lontano il veleno con cui giudici infami fecero perire l'uomo pi ì1 virtuoso della Grecia. I conciatori, i calzolai e le cucitrici di Atene applaudirono ad una farsa nella quale si rappresentava Socrate elevato in nri::i:,in un paniere, annunziante che nOn vi era nessun Dio, e vantantesi di aver rubato nn mantello insegnando la filosofia. Un popolo intero, il cui cattivo governo autorizzava tali licenze infami, 1neritava bene ciò che gli successe, di diventare schiavo dei Romani e di esserlo oggi dei Tmchi. Valichiamo tutto lo spazio di tempo che separa la repubblica romana da noi. [ Ronumi, 1nolto pii1 saggi dei Greci, non hanno mai perseguitato nessun filosofo per le sue opinioni. Non è invece così tra i popoli barbari che sono succeduti all'impero romano. Dacchè l'imperatore Federico II ha delle questioni con i papi, lo si accusa cli essere ateo, e di essere l'autore del libro Dei tre impostori, insieme al suo cancelliere de Vinea. Il nos'tro grm1de cancelliere de L' Hopital si dichiara contro le persecuzioni? \'iene subito accusato rli ateismo. l-lomo cloclus, ......

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