300 L' U N I V E R S I T À L I 8 E R A uomini vuol f~)l'C banali 111onete coniale con la sua effigie. Nessuno ha questo diritto regale che osano arrogarsi conquistatori e apostoli. Conquistatori e apostoli saranno vinli e distrutti dal loro stesso tentativo. Gian· Gabriele Borkman non risveglierà « gli spiriti dormienti dell'oro», ma, « Napoleone ferito alla prima battaglia », vivrà isolato nella sua camera angusta, Sant'Elena d'iinpotcnza e di follia 111alinconica. E, per ottenere i 111ezzi onde dare l'inutile battaglia, per correre all'irrimediabile disfatta, ha dovuto uccidere in sè stesso e in colei che amava tulio ciò che fa la vita degna d'esser vissuta. Il semplice tentativo di conquista ha annientato due individui e il conquistatore è l'uno dei due. Imprese più modeste di quella çli Gian Gabriele Borkman non sono meno mi"cicliali. Edda Gabler sogna d'inlluire su cli un sol uomo, di pesare su cli un solo destino. Ogni influenza è nociva per chi la subisce e per chi la esercita. Non appena cerco di pesare su di un destino estraneo, faccio pesare questo deslino sulla mia medesima sorte. li tentativo d'Edda Gabler finisce logicamente con l'uccidere, dopo Eilcrt Lovborg, Edda Gabler. Abbiamo ,,islo qual male ridicolo crei un apostolo quando si chiama Gregorio Werlc. Se poi è, come Brand, una grande intelligenza, diventa ancor più pericoloso. Brand sacrifica la vita della moglie e la vita riel figlio a una Chiesa in cui domani vedrà una menzogna. E il suo apostolato non ha su lui altro effetto che di ritardare l'ora in cui conoscerà la verità. Conquistatori ed apostoli sono vinti prima di combattere perchè sono rilardalari. Appartengono a forme umane che bisogna sorpassare. Il conquistatore è un fenomeno atavico che deriva dal << prirno regno )), dal <1 regno della 111aleria e della gioia di vivere». Anche l'apostolo è uno spettro; viene dal « secondo regno)), dal << regno delia croce e del sacrificio n. L' individuo è giù entrato nel terzo regno, in quella patria che lbsen descrive sempre con commoss:1 oscurità. << 11terzo è il regno del gran mistero, il regno che <.leveesser fondato tanto sull'albero •della conoscenza qhanto sull'albero della croce, perchè li odìa e li ama entrambi, perché le fonti della sua vita sono nel paradiso d'Adamo e sul Golgota». C'è una certa confusione, con equivoci forse volontari, nei termini che lalYolta usa Jbsen per designare i tre regni. Tultnvia mi. pare di cOiriprendere perchè rindividuo ami b croce e la dclesli, ami la gioia e la detesti. Nè l'una nè l'allra è sufficiente. Gioia continua e dolore continuo sono ugualmente sonniferi. Entrambi sono necessari, e il loro urto, e il loro conflitio, per destare una coscienza. Chi fu dapprima felice non ha probabilità di comprendere che nella sofferenza; chi dapprima soffrì non vcdri, che al sole della gioia. lbsen, figlio delle brnme e rlellc persecuzioni, prese coscienza di s.è slesso nella luce italinnn. Ln vcrn vit:1 non srorrc lulla quanta nè ùallu sola fonte del varndisu, né· dalla sola fonte ciel Gol-
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==