216 L'UN I V E R SI T l LIBERA • questi varii fatti possiamo conchiudere: prima, che la selva- • tichezza degli uccelli verso l'uomo, è un istinto particolare « diretto contro di esso, e non dipendente da nessun grado ge- • nerale di cautela che nasca da altre sorgenti di pericolo; in • secondo luogo che non viene acquistato dagli uccelli indivi- • dualmente in un breve tempo, anche quando sono molto per- • seguitati, ma che nel corso delle successive generazioni divie- • ne ereditario. Neg)i animali domestici siamo avvezzi a vedere e nuovi abiti mentali od istinti acquisiti e divenuti ereditarii; « ma negli animali allo stato di natura deve sempre essere mo!- • to difficile scoprire esempi di cognizioni ereditarie acquisite. « Rispetto alla selvatichezza degli uccelli verso l'uomo, non vi è < m.odo di attribuirla ad altro che ad un abito ereditato; com- • parativamente pochi uccelli giovani, in ogni anno, sono stati « danneggiati dall'uomo in Inghilterra, tuttavia, quasi tutti, an- • che i nidiacei, hanno paura di esso; molti individui, d'altra « parte, tanto alle Galapagos che alle Falkland, sono stati dan- < neggiati dall'uomo, ma tuttavia non hanno acquistato nessun e salutare timore di .esso. Da questi fatti possiamo dedurre qua- • le strage l'introduzione di qualche nuovo animale di rapina e deve cagionare in una regione, prima che gli istinti dei suoi •· abitanti indigèni si siano adattati alla forza e al potere dello « straniero >. E non farò altri richiami al libro che ci vìene offerto in una nuova edizione. Ne ho fatto tanti, forse troppi, per poter dimostrare che è un libro di lettura ed ha anche un valore scientifico . .Certamente lo studioso che, dopo avere letto e meditato Iè opere maggiori del Darwin, scorre queste note di viaggio, non può a meno di ammirare il modo col quale il grande naturalista inglese ha saputo poi coordinare ed inquadrare tanti fatti e tante osservazioni in una teoria che tutti li spiega. Io ebbi tra mani questo lllii·o quando mi affacciavo per la prima volta all'Università per lo studio delle Scienze Naturali: me lo dava in lettura un Maestro venerato ed amato, che fu tra i più autorevoli divulgatori, in Italia, del pensiero di Darwin, Leopoldo Maggi. Lo lessi allora col desiderio entusiasta che hanno i giovani di sapere c di vedere ... almeno cogli occhi degli altri che piit vedono. • Lo ho riletto in questi giorni per scrivere queste poche righe di presentazione, e. ne ho ritratto un profondo compiacimento e un senso di riverenza profonda verso la generazione di Naturalisti che ci ha preceduto e che ha saputo affrontare, abbracciare e quasi risolvere problemi tanto vasti. 1 maggio 1925. LUIGI MONTEMARTINI professore di Botanica nella R. Università di Pavia
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