L'università libera - 1925 - Anno I - n. 7

L'UNIVERSITA LI B·E RA RIVISTAMENSILEDI COLTURA SOCIALE N. 7 - AGOSTO-SETTE)IBRE 1925. Conio corrente con la Posta SO:\iMARIO Ismono BARONI: LA FESTA COLOMJJIANA DEL 12 OTTOBRE - Lu1m MoNTEMART1N1: INTIWDUZ/ONE Al« VIAGGIO DI UN NATUilAUSTA INTORNO AL MONDO. DI CARr.o DARWIN - PAut. LAPAnGuE: n MITO DET.L'IMMACOLATA CONCEZIONE - LUIGI FABBRI: TILGTIER CONTRO GENTILE. Abbonamento annuo L. 10 - Semestrale L. 6 in Italia Estero annuo L. 15 - Semestrale L. 8 Un numero separato L. 1 in Italia - Estero L. 1.50 CASAEDITRICESOCIALE• MILANO

Sommario dei n11111er1i1sciti : LA REDAZIONE: FARE DEGLI UOMINI.~ CARLOMOLASCHI: MOVIMEN1'1 SPIRITUALI - LA RIVOLUZIONE PROTESTANTE. ~ CAMILLO FLAMMARION: LA SCIENZA ASTRONOMICA E GLI SPORTS. - LUIGI FABBRI: RILEGGENDO "ALLE FON1'1 DEL CLITUMNO DI GIOSUE' CARDUCCI - ELIA RECLUS: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI. CARLO MoLAscm: LAVORO E COLTURA. - MARIA Rossi: ALLE MADRI. - CA>IILLO BERNERI: NO1"ERELLE PEDAGOGICHE - DELLA EDUCAZIONE ESTETICA.--:- RADINDRANATH TAGOI\E: PAGINE DI RICORDI - LUTTI - LE PIOGGE E L'AUTUNNO. - Vol,TAIRE: DIZIONARIO FILOSOFICO - ABRAMO. - ELIA R•cu;s: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI - LA MORTE E LA SOPRAVVIVENZA. - BIBLIOGRAFIE di LUIGI FABBRI e PAOLO FLORES, IsmoRo BARONI: LA RIFORMA DEL CALENDARIO. - CAMILLO BERNERI: I'ENSIERO E VOLONTA'. - VoLTAmE: DIZIONARIO FILOSOFICO - ANIMA. - A. Focm-BERNEm: NOTERELLE PEDAGOGICHE - PEDANTERIA VECCHIA E NUOVA - CARLO MOLASCHI: su l}IMMORTALITA' - IL PENSIERO DI G. M. GUl'AU. - ELIA RECLus: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SUI,LA STORIA DELLE RELIGIONI - I RI1'l FUNEBRI. - BIBLIOGRAFIA DI G. DELCHIARO. CA>IILLO BERNEm: ISTRUZIONE PROFESSIONALE E LAVORO MANUALE EDUCATIVO. - LUIGI FABBRI: LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN ITALIA NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE MAZZINI. - VoLTAmE: DIZIONARIO FILOSOFICO - AMICIZIA - AMORE_ AMORE DETTO SOCRATICO. - CARLO MOLASCHI: UN CAPITALISTA MODERNO - ELIA RECLUS: LE CREDENZE POPOLARI . LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI - IL CADA VERE E IL SUO USO. lsmoRo BARONI: CA/rIILLO FLAMMARION GRANDE ASTROFILO, PICCOLO FILOSOFO - LUIGI FABBRI: LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN ITALIA NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE M.4ZZINI - MAJUA Rossi: PUERICOLTURA - PREGIUDIZI. - VOLTAIRE: DIZIONARIO FILOSOFICO - AMOR PROPRIO - ANGELO. - P. J. PRouottoN: ALLA « STELLA RUSSA Ì> - LETTERA A HERZEN. - ELIA RECLUS: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULL.4 STORIA DELLE RELIGIONI - LE APPARIZIONI E I LORO AMBIENTI. G. DELCHIARO: IL PROCESSO Dt DAl'TON. - CA>IILLO BERNERJ: NECESSITA' E LIBERTA' - LUIGI FABBRI: LA REPUBBLICA ROMANA DF;L 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN ITALIA NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE MAZZINI - Vor,TAmE: DIZIONARIO FILOSOFICO - ANTROPOFAGI - APIS - APOCALISSE. - A. SCHOl'ENHAUER: LA FILOSOFIA SALARIATA E' ESTRANEA ALLA VERITA'. - ELIA REcLus: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI • VISIONI AEREE. Nel prossimo numero pubblicheremo un interessantissimo studio di Camillo Berneri su L'Interlingua e la settima lezione di Elia Reclus sulle Credenze popolari. Riprenderemo anche la pubblicazione del Dizionario filosofico di Voltaire interrotta per far posto a più ampi studi dei nostri collaboratori. Agli ahhonali che intendono acquistare il volume di Carlo Darwin ora uscito, Viaggio di un Naturalista i11torno al Mondo, rendiamo noto che b possono avere per soJ.e L. 12 franco di porto raccomandato in Italia - all'estero per L. 14 -- richiedendolo direttamente alla CASAEDITIIICESocIALE, Viale Monza, 77 - MILANO.

l' UNIV f RSTI À L I8 f RA RIVISTA MllNSILe DI COLTURA SOCIALE N. 7 - A1oslo-Sdttmbr1t915- MILAN-O Viii, Mom, 17 La festa colombiana del 12 ottobre Cristoforo Colombo - l'italiano che ha scoperta l'America - rimarrà sempre, nei secoli, il più famoso e popolare dei navigatori. Onorare la sua memoria, eternare le sue gesta, la sua tenacia e le sue sventure, fu e sarà sempre un dovere di tutta l'umanità, ma specialmente della sua patria: l'Italia. All'approssimarsi del quarto centenario (1892) della scoperta dell'America, il ministro Boselli ottenne un « Decreto reale (Roma, 17 maggio 1888) col quale si provvede alla pubblicazione dei documenti relativi a Cristoforo Colombo » giustificato da queste considerazioni dell'unita Relazione: « L'Italia ha il dovere di non rimanere seconda ad alcuna nazione nel ricordare in modo degno il fausto avvenimento, che celebra la virtù di uno fra i suoi figli più insigni. Se i fati dell'Italia oppressa e divisa tolse ai nostri maggiori d'accogliere ·il mirabile cancello del sommo navigatore e di volgerne i risultati a beneficio della patria comune, l'Italia, rifatta una e signora di sè, dia a Cristoforo Colombo l'omaggio che è dovuto al suo genio immortale». Abbiamo voluto rievocare questo precedente perchè si differenzia alquanto dal recente d•ecreto - 26 luglio 1925, n. 1342 - col quale « il giorno 12 ottobre, anniversario della scoperta dell'America, è dichiarato solennità civile», e la differenza sta in ciò, che mentre il decreto del 1888 si riferiva specialment,e alla glorificazione dello scopritore - Colombo - nell'attuale non si considera che la ~coperta. Ora, a noi pare che nientre la data « 12 ottobre - scoperta dell'America» può essere celebrata, com'è difatti, -tanto al di qua che al di là dell'Atlantico, la patria dello scopritore, che è indubbiamente - checchè vadano cianciando certi archivisti stranieri - l'Italia, dovrebbe dare a quella data un significato pii1.... paterno, per esempio: « festa colombiana», o « trionfo di Colombo», o, più famigliarmente « giorno di Cristoforo», per distinguerlo dal Columbus Day dei nord americani, e dalla festa de la raza dei sudamericani, che attribuiscono il merito colombiano alla loro razza, la quale culminò nel ben noto trattamento cli un .... Bobaclilla (quello dei ceppi) e elci successore Ovando, altra canaglia degna di quella!

194 L' U N I V g H S I T À l. 1 ll E I\ A •Nessuno più di. noi - che amiamo spingere il pensiero tra i misteri dell'Universo - può vantare una concezione veramente « cosmopolita » dell'umanità, ma quando si vede dovunque esaltare i propri paesi, i propri compatriotti, le proprie nazionalità, a dispetto ed a detrimento - quando non anche e denigrazione - delle altre, non si può rimanere insensibili alle umiliazfoni che ci vorrebbero infliggere, e non ribellarsi al meditato disprezzo degli stranieri, anche quando tentano ingannare l'ingenuo mondo sul valore e persino sulla patria dei nostri grandi. Se in tempi modernissimi si potè constestare il merito e tentare l'usurpazione di invenzioni prettamente italiane, quali il telefono (Manzetti e Meucci), l'elettrotecnica (Pacinotti e Fcrraris), la bussola giroscopica (Giuseppe Teti), la radiotelegrafia (Marconi), ecc. si comprende benissimo come - a secoli di distanza - si tenti anche di defraudarci, con pretese rivelazioni d'archivio, della più grande delle scoperte geografiche: prima col negare l'italianità di Colombo, poi col dire che l'America fu scoperta prima di lui, due tesi che qui brevemente confuteremo, come abbiamo già fatto nel nostro opuscolo del 1892 intitolato: « Cristoforo Colombo ed il quarto centenario della scoperta del1'America (Venezia, Soc. compositori, 1892), estratto dall'« Annuario astro-meteorologico » del prof. M. Tono per il 1892. COLOMBO ERA ITALIANO. La questione della patria di _Cristoforo Colombo ha fatto scervellare ·-molti storici e riempire molti volumi, che qui sarebbe impossibile riassumere. i\'.fanoi, che da oltre trent'anni studiammo e seguimmo tali pubblicazioni, possiamo sicuramente affermare - ed all'occorrenza dimostrare - che per oltre due secoli nessuno ha mai dubitato che il grande scopritore del « nuovo mondo» non fosse italiano; nessuna pretesa straniera si è mai sollevata fino allo scorso secolo, e questo fatto costituisce, per noi, un tacito riconoscimento di una verità inoppugnabile, inquantochè se vi era un momento veramente opportuno per rivendicare ad altri paesi una gloria nazionale," era proprio quello in cui tutto il mondo non parlava d'altro che delle meraviglie e delle ricchezze che si ·andavano successivamente scoprendo nelle « Indie occidentali », che lutti dicevano scoperte dal « genovese » Colombo. Ma eccoci al primo scoglio. Colombo era veramente « genovese » nel senso di essere nato proprio a Genova, o nel senso più lato di « ligure »? Qui la questione s'imbroglia, anche rispetto alla cronologia, poichè, dai documenti, più tardi riesumati, e riferentesi, certamente, a varie famiglie aventi il medesimo casato di « Colombo », si viene alla conclusione che il nostro Cristoforo dovrebbe essere nato tra il 1430 ed il 1456,

L' U N I V E R S I T À L I li E RA 195 ma ... dove? Nella sola Liguria se Io contendono: Genova, Savona, Cogoleto, Finale, Cosseria, Oneglia, Albissola, Chiavari, Bogliasco, Terrarossa, Quinto e Nervi. Fuori della Liguria avanzarono pretese: Cuccaro nel Monferrato, Piacenza e Pradello, Modena e.... Milano, dove tutti gli esposti si chiamavano CoJo1nbo. • ~ :1..p:;1. ~ Diremo più sotto dellè pretese straniere, qui concluderemo che le prove documentarie più attendibili stanno per la Liguria, e per quanto Colombo stesso abbia scritto (in un testamento del 22 febbraio 1498) che: Si endo uo nacido en Genova, dispongo ecc. noi riteniamo, tuttavia - anche senza negare l'autenticità di quella scrittura - che nascesse in un borgo secondario della Liguria. • • 1 L'abbondanza, la confusione e la contraddizione dei tanti documenti liguri si può spiegare facilmente coll'esistenza di parecchie famiglie omonime e contemporanee o quasi, nonchè coi vari rami e colla trasmigrazione di una stessa famiglia, insomma colla moltiplicazione dei parenti prossimi e remoti del « grande ammiraglio del Mare Oceano» quando questi salì in fama e più. ancora quando •- colla di lui morte avvenuta in Valladolid il 20 maggio 1506, nell'età di anni 70 come affermò l'amicissimo suo Andrea Bernaldez (sì che la nascita andrebbe posta nel 1436) ~ rimase aperta la successione ai diritti e privilegi che spettavano ali'« Ammiraglio», in base alla convenzione di Santa Fè (17 aprile 1492). La caccia all'eredità fu dunque l'incentivo maggiore a cercare (e fors'anche a ... fabbricare) fin d'allora documenti di parentela col grande Cristoforo, ma v'è dell'altro. Fernando Colombo, lìglio naturale di Cristoforo, che scrisse le: Historie dell'Ammiraglio Don Chrislophoro Colombo suo padre (Venezia 1571 e 1G85, Milano 1611, Parigi 1681, ecc.) impiega il primo e secondo capitolo del suo ·libro (scritto in spagnuolo e tradotto in italiano da Al fon so Ulloa) in vane disquisizioni sul luogo della na~cita (però sempre posto in Liguria) del suo grande genitore e finisce senza nulla conchiudere. Ma possibile· che egli proprio rignorasse? egli, che alla morte del padre aveva quasi vent'anni? egli· che poteva attingere notizie dagli zii Bartolomeo e Giacomo fratelli superstiti di Cristoforo, nonchè dal fratello maggiore Diego e da tutti i documenti lasciali dal padre stesso? Noi non lo crediamo afTatto - giù scrivemmo trent'an'ni fa - ma, se ciò fosse, inutile sarebbe ogni questione, poichè nessuno potrebbe seriamente pretendere di svelare quanto rimase impenetrabile al figlio stesso di Colombo. Di fronte a questo enigma noi diremo francamente - a costo rii passare per irriverenti - la nostra opinione, basata sulle debolezze umane e su talune necessità della vita. Crediamo, adunque, fermamente, che Colombo stesso, i suoi

196 L' li N I V E R S I T À L I ll E R A fratelli ed i suoi figli abbiano sacrificala la verità sul natio borgo alla convenienza di nascondere l'umiltà dell'origine, mentre, lasciandosi credere navigatori «genovesi» e.... cli nobile lignaggio, era più facile, o meno difficile, poter trattare coi boriosi hidalghi castigliani e coi reverendi padri. .. paneroniani (1) di Salamanca, che negavano la sfericità della Terra, sostenuta dal nostro Cristoforo, anche coll'autorità cli un altro grande contemporaneo, Paolo Toscanelli (1397 - 1482), che nel 1479 od 80 l'aveva incoraggialo (anche con il dono di una carta nautica) nel proposito di raggiungere il levante navigando per ponente. Comunque, la questione della culla si è dibattuta ed ancora si riaccenderà tra campanili della Liguria soltanto, e potremo quindi sempre ripetere, col Parini, nell'Ode alla Vaccina: O gcn0\'Csc, on• ne n1i? qunl raggio 13l'illa di speme su 1c audaci antenne? lasciando al Belloro la cura di sostituire «savonese» a « genovese » per tirare dalla sua anche il Parini. FROTTOLE INTERNAZIONALI Per quanto abbiam'o già dello, e per il fallo che tanto Cristoforo quanto i suoi fratelli e discendenti ebbero sempre diretti rapporti coll'Ilalia e specialmente colla Liguria, noi consideriamo a priori come destituite d'ogni fondamento le pretese scoperte archivistiche del secolo scorso e di questi ullimi anni, che si rivelano temerarie anche a posteriori, perchè basate su equivc,. ci, omonimie e stiracchiature che non si adattano nè alla cronologia nè alla genealogia della famiglia cieli'« Ammiraglio». nè si comprende come siffalle rivendicazioni sorgano eia tre a quattro secoli dopo che i pretesi parenti avrebbero dovuto rivelarsi e concorrere all'eredità colombiana. Ciò premesso, e tenendo anche conto delle pretese più .... sbal- (1) Per chi l'ignorasse, specialmente fuori di .Milano, soggiungiamo che J'aggetti,·o: << paneroninno ~ ckriya dal nome di un mattoide che da· nuni va imbrall:rndo i mm·i di Milano con scrillc di questo genere: « astronomi stupidi», « Galileo vi ha ingannati», « In Terra C pinna e di profondità infinita», « la Terra non gira, o hesti(' », ecc. ccc, i\I:1, conlro siffatte eresie. scieulifìche, chi protesta? e quando la farnnno finire ul nominnto Paneroni? A quando una « campngnn :rntihlasfernn » contrn i bestemmiatori della Scienza? Mah! Non bestcmmi:irono forse la più sublime delle scieuzc tulli quei prelnli che cond:111nnro110Giord:ino Brnno, Galileo e Colombo? Ci si obbietterà che a Salamnnc·n Colombo non fu condt111nnlo; è vero, pcrchi:. quei dottissimi e reverendissimi pndl'i si limit:u·ono n giudi('nrlo come un « loco_», cioè, ... un povero pnzzo!

1.1 u N I V E n s I T À J. I D F. n A 197 late, il nostrn Cristoforo ci è conteso da ben cinque nazioni, e cioè: 1) Inghillctra. - La prima ... rapina della culla cli Colombo fu tentata nel 1GS2, colla pubblicazione dell'opera De Jure marilimo cli Carlo 1'lolloy, nella quale si a!Terma, senz'altro, che, sebbene resiclenle a Genova, il nostro Cristoforo era nato in Inghilterra. Nel l S92 la pretesa venne ripetuta nel libro cli un irlandese, stampalo a Dublino, ciel quale non ricordiamo il titolo. 2) Francia. - Data l'abbondanza di casati come questi: Coulomb, Colom, Coulon, ecc. si ebbero, cli tempo in tempo, vari tentativi cli confondere il Nostro con navigatori e.... pirati quasi omonimi, ma la grossa questione del Colombo ... francese s'impernia sui ponderosi lavori di due preti corsi, dai nomi prettamente italiani, il canonico Martino Casanova - che iniziò la questione nel 1Si4 con un· arlicolo sul giornale « Il contempornneo » di Napoli - e l'abate J. Perelti, i quali, con grossi volumi, rispettivamente pubblicati a Bastia nel 1888 e ad Ajaccio nel 1890, sostengono che Colombo nacque a Calvi, in Corsica, quando quell'isola apparteneva n Genova. Per quali ragioni? Perchè a Calvi è comunissimo il nome di Cristoforo; perchè vi era una Rue du fil (poi detta Rue Colomb) allusiva all'arte esercitata dalla famiglia Colombo; perchè l'« Ammiraglio» aveva imbarcali con sè dei « cani corsi», e simili. ... barzellette! Eppoi, se anche Colombo fosse nato a Calvi, sotto i genovesi, potrebbe seriamente dirsi.. .. francese, sapendosi che solo nel 172!l la Corsica passò alla Francia? 3) Spagna. - Sapete quando gli spagnoli si sono decisi a rivendicare la nazionalità dello scopritore dell'America? Nell'anno cli grazia 188G! Occorsero quasi quattro secoli per ... scoprire un Crislohal Colon espanol - così è intitolato l'articolo apparso nel Bollettino cli ottobre 1886 della Real Academia de la Hisloria cli ~ladricl - e sapete perchè? Per la stessa ragione aclclotla dai francesi, che cioè Colombo sarebbe nato in Corsica - a Calvi - quando quell'isola era temporaneamente soggetta alla Spagna. ~la poi gli spagnuoli hanno trovato cli mèglio, ccl oggi fanno un vern can-can intorno ad un libro clell'accaclemico Enrico Zas, intitolato: Galicia, patria de Colon, nel quale si sostiene - in base a pretesi clocumenli colombiani scovati negli archivi cli Pontcveclra - che Colo11 (come il nostro Colombo traclusse spagnolescamente il suo casato, per sempre pii, ingraziarsi l'hiclalgume) si chiamava veramente Colo11, perchè a Ponleveclra (Galizia spagnola, sull'Atlantico) esistette, difatti, nel XV secolo, una famiglia Colon, dalln quale, senz'altro, ed anche se le date non collimano, sarebbe uscito l'Ammiraglio. Tullo ciò sarù altamente accademico, ma è anche supremamente ridicolo perchè non si comprende come gli spagnuoli, sapendolo spagnuolo, non abbiano ftalato quando, nel 1493 e seguenti, cioè dopo

198 L'UNIVF.RSITÀ LIBERA il ritorno di Colombo, lutti gli scrittori ed i cronisti d'allora parlavano della grande scoperta del « genovese ». 4) PortogallQ. - Sempre per ragioni ùi casuali omonimie, anche il villaggio di Colos (nella provincia portoghese di Alemtejo) si vanta patria di Colombo ed il sig. de Ahnada Negreiros c'informa che la questione è molto grave se si considera... il peso della carta sciupata per confessare che occorsero quattro secoli per accorgersi che lo scopritore del nuovo mondo era un ... portoghese, meno « gaio » ma più italiano. 5) Germania. - Le pretese tedesche non furono, forse, .mai nè scritte nè prese sul serio, tanto sarebbe ridicola la trovata del Ruchamer, il quale tradusse letteralmente Colombo in Dawber o Tauber (piccione) per poter dire che ve ne furono e ve ne sono anche in Germania: Bisogna: però riconoscere che tedeschi ed inglesi usano la forma latina Columbus. Ma vi è di meglio, un « per finire » che vale un Perù, se non proprio tutta l'America, un granchio, o meglio un balenottero pescalo dall'abate Casanova (surricordato per la pretesa di Calvi) il quale credette che una raccolta di documenti relativi a C_olombo ed alla scoperta dell'America - pubblicata dallo Spotorno, a Genova, nel 1823, col titolo Codice Colombo-americano - volesse concludere che Colombo era.... americano, cioè un indiano relativamente istruito, e sufficientemente furbo, venuto (come?) in Europa per ritornare in America in veste di scopritore .... della sua patria! Si dice che ben selle città si contesero la gloria di aver dato i natali ad Omero; qui abbiamo visto che oltre una ventina si contendono Colombo, ma per quanto riguarda le pretese straniere vi è un punto di contatto con la tradizione omerica, ed è che destano vivissime « risale omeriche ».... quando si vede spinta· la propaganda gallo-iberica antitaliana al punto da insistere nell'idfota proposta di « sopprimere dai libri scolastici la leggenda della nazionalità italiana di Colombo», proposta che potrebbe benissimo piacere anche nel grasso ma ... grosso paese dei dollari, dove si.... beve la Bibbia insieme alla camomilla (conie il famigerato Wilson) e si vilipende, si processa, si proibisce la monumentale teoria darwiniana basata sul granitico fondamento dell'evoluzione, fecondo principio della scienza e della filosofia positiva, anche se qualche derivata teoria richiedesse modificazioni o perfezionamenti. PRECURSORI LEGGENDARI Quanào uno scienziato, uno storico, uno scrittore di qualche importanza si assume l'ingrato compito di demolire tradizioni celebri, uomini ed opere già consacrali dalla fama universale, deve ben riflettere che .... dal sublime al ridicolo è breve

L'UNIVERSITl LIBERA 199 il passo; invece, per un quarto d'ora di popolarità - come per esempio il preteso scopritore napoletano delle « Deche » di Tito Livio - molli sacrificano tutta la considerazione che avrebbero potuto acquistarsi in avvenire con lavori veramente utili e geniali. Codesti Erostrali d·ella penna non si sono arrestati, neppure davanti alla colossale figura ciel nostro Colombo, al quale, dopo averlo espatriato, contestano anche il merito della grande sco'. perla, giungendo fino all'accusa di .... p'lagio ! L'accordo internazionale anlicolombiano è, sulla questione della priorità, ancora pii, vasto di quello che riguarda la patria, inquantochè entrano in lizza anche i danesi, gli scandinavi, gli irlandesi, gl'islandesi e persino gli arabi, ma ... l'italiano Colombo, pur concesso che fosse esistito, non c'entra, od appena ... in caudal Vediamo, dunque, come si vorrebbe truffare il nostro Cristoforo, eppoi... giù un'altra omerica risata ... Ed anzitutto spazziamo buona parte della piattaforma avversaria con due semplicissime osservazioni: 1) Se Colombo trovò l'America già abitata (anche da popoli di antica civiltà, come poi si seppe) bisogna bene - se non si crede nella poligenia - ammettere che da qualche parte siano venuti, e quindi sarebbero essi i primi scopritori del!' America; ma qui saremmo ancora nella preistoria; nell'età del bronzo o ciel ferro, nella platonica leggenda dell'Atlantide; 2) La maggior parte delle navigazioni boreali, storiche e leggendarie, tra la Scandinavia, l'Islanda, la Groenlandia e.... l'America, che oggi si danno e si ricevono per grandi rivelazioni, noi, italiani, po.ssiam dire: sapevamce'/o/ inquantochè si leggono tutte in un'opera magistrale del conte Francesco Miniscalchi Erizzo - Le scoperte artiche (Venezia 1855, con Atlante) - opera che con grande meraviglia vedemmo dimenticata dai con- . temporanei ed anche nella «Bibliografia» del!' Amai di S. Filippo (1881). Sappiamo, dunque, dal Miniscalchi, che un pirata norvegio o danese, Naddod, scoperse l'Islanda nell'861, che l'islandese o norvegio Gunnbjorn scoperse la Groenlandia nell'876 - colonizzata nel secolo successivo (verso il 985) dal norvegio Erik Raudi (Enl'ico il Rosso) - e che (notate bene) le coste nordorientali dcli' America settentrionale vennero scoperte dallo scandinavo Are Marson e successivamente da altri, tra il 986 ed il 1347 (cfr. Rafn. Mem. sulla scop. dell'America nel X sec.) che le denominarono Helluland, Marckland, Vinland, ecc. l\fa che perciò? Chi poteva interessarsi di desolate· regioni che si ritennero gelide pertinenze di arcipelaghti boreali, visitati anche dai baschi, dai normanni, e dai veneziani fratelli Zeno nel 13881400? Ebbene, di tali ... rivelazioni (che i giornali premurosament11 .

200 L' U N I V E R S 1 T À L 1 8 ERA accolgono come ... primizie) oggi si fanno belli Henry de Varigny, il Langlois, il La Roncière, come già il da poco scomparso Vignaud, ecc., i quali concludono negando al « mediocre marinaio e rozzo ed ignorante avventuriero» ogni merito nella plagiala scoperta e persino quello di essere partito col proposito cli buscar el levante por el ponienle. i\fa.... sono francesi, proprio della specie di quelli descritti dall'Alfieri, che· pii1 li pesi e men ti dannò. Ed anche qui ripetiamo che il «cosmopolitismo» è una gran bella cosa, ma noi - d'accorcio con i\fax Nordau - non ci sentiamo di rispettare. le opinioni altrui quando non si rispettano le nostre, nè la verità, nè la giustizia, nè il buon senso. Primissimi fra i denigratori di Colombo furono quegli stessi spagnuoli ai quali egli clonava un nuovo mondo e che oggi, dopo quattro secoli, vorrebbero riconoscere J1ell'allora odiato straniero un loro conterraneo! Basti dire che lo storico spagnuolo contemporaneo Gonzalo Fernandez de Oviedo ebbe il coraggio di sostenere - in base a pure leggende su misteriose isole atlantiche - che fino dall'antichità la Spagna ebbe il dominio dcli' America ( ! ! !), e presso a poco lo stesso scrisse il portoghese Barros, entrambi subito confutati da Fernando Colombo nelle Historie (cap. X), avvertendo che ciò si faceva perchè Re Fernando « havea volontà_ di totalmente privare » suo padre dei diritti e privilegi concessigli sulle terre che aveva scoperte e che una perfida schiera di avventurieri già sfruttava a proprio beneficio. Ecco la chiave di tutte le interessale denigrazioni! Oggi, invece, troviamo degli scrittorelli, i quali - per l'efTimera gloriola di peregrine rivelazioni - non si peritano di épater le bourgeois con vane fantasticherie, che, se anche avessero un fondo di vero, nulla potrebbero togliere alla gloria di Colombo. Già i tedeschi Oscar Peschel e Sophus Ruge contesero .a Colombo la scoperta per le ragioni già esposte dal nqstro Miniscalchi; un altro tedesco, il Doppelmayr l'attribui, nel 1740, al cpsmografo i\Iarlin Ilehaim che sarebbe giunto alle Antille nel 1485; recentemente il prof. Marsh (americano) credelte vedere negli indigeni dell'America centrale i discendenti degli antichi e biondi Wikingi, Scandinavi, colà giunti atlraverso il Canadà, ecc. • Più recentemente ancora il prof. Leo \Viener, dell'Università ' di Harward, all'erma - in un volume su L'Africa e la scoperta dell'America - che, essendosi molte tribù arabe stabilite, dopo avere compiuta la traversata del Sahara; sulle coste occidentali dell'Africa verso il 1100, cli lii una parie passò, atlraverso l'Atlantico, nel Brasile tra il XII ed il XIII secolo, e poi al Messico, lasciandq tracce cospic.ue di costumi, arti e coltura saracena, come, per es., la voce lo/tee che significa « gran capo». Al geografo-romanziere Gaffarel dobbiamo, infine, un'altra consimile rivelazione, esposta nell'opera li Brasile francese, dove

L' U N I V E R S I T l L I B ERA 201 si sostiene che scopritori di quella terra sarebbero stati i dieppesi, circa due secoli prima di Colombo. Ma quei furbi mercatanli .... mantennero il segreto per non avere concorrenti nei loro traffici, lìnchè lo spagnuolo Pinzon, che viaggiò col dieppese cap. Cousin, non rivelò la cosa a Colombo nel 1488 od 89, come risultava dai documenti. ... andati in fumo nel 1694 durante il bombardamento inglese di Dieppe.· Molte cose si potrebbero obbiettare a siffate novelle, ·ma, tanto, sarebbe perfettamente inutile, inquantochè solo la data del venerdi 12 ottobre 1492 è storicamente que)la che fissa la grande scoperta. Infatti, quand'è che cominciarono a spuntarè i precursori? quand'è che il Nuovo Mondo comparve nella Storia, attirando su di sè gli sguardi di tutta l'Europa, la curiosità di tutti i popoli, le gelosie di tutti i re? quand'è che cominciò la frenesia delle conquiste e delle avventure, la corsa verso ponente? quand'è che cominciò lo sfruttamento di quel mondo ... già conosciuto? e perchè non lo si fece prima? perchè, se già si conosceva, Colombo fu tanto festeggiato e destò, al suo ritorno, !anta meraviglia? Perchè? ... Il « perchè » è, per noi, come per tutti gli uomini di buona fede, troppo evidente: perchè lo scopritore, il vero scopritore; fu l'italiano Cristoforo Colombo, il primo che abbia osalo affrontare « l'intentato piano dell'immenso .Oceano», il primo che rivelò, nel ritorno del 1493, le nuove terre, le loro genti ed i loro prodotti! IL MEMORABILE VIAGGIO Quando Colombo parli da Palos colle sue tre caravelle - Gallego, ribattezzata in Santa Maria (con bandiera ammiraglia, e comandata da Colombo), Pinta (cap. Martino Alonzo Pinzon) e Nina (cap. Vincenzo Yanez Pinzon) - aveva circa 50 o 52 anni (1). La piccola flolla contava 120 uomini d'equipaggio (rispellivamenle 66, 30 e 24) lutti di Palos e della vicina Moguer. La partenza avvenne all'alba del venerdi 3 agosto 1492, facendo rotta per le Canarie, da una delle quali (Gomera) cominciò, il 6 settembre, la memorabile traversata dell'Oceano e la tenuta di un Giornale di navigazione, misteriosamente poi scomparso dai reali archivi, ma del quale, fortunatamente, rimase· un (1) Avvertiamo quei lettori che giil conoscessero il nostro studio coJombiano di trent'anni fa, eh<~ ulteriori cognizioni c'indussero .i modificare qualche Yecchia credenza sul luogo natale (che rimane in Liguria, ma imprecisabile) e sulla data deiln nascita, che ort;t riteniamo di qualche anno \>ostcriore nl l-l3G.

200 L' U N I V E R S t T À I. I B E ft A accolgono come ... primizie) oggi si fanno beJli Henry de Varigny, il Langlois, il La Roncière, come già il da poco scomparso Vignaud, ecc., i quali concludono negando al " mediocre marinaio e rozzo ed ignorante avventuriero » ogni merito nella plagiala scoperta e persino quello di essere partito col proposito di buscar el levante por el poniente, i\Ia.... sono francesi, proprio della specie di quelli descritti dall'Alfieri, che· più li pesi e men ti dannò. Ed anche qui ripetiamo che il " cosmopolitismo » è nna gran bella cosa, ma noi - d'accordo con Max Nordau - non ci sentiamo di rispettare. le opinioni altrui quando non si rispettano le nostre, nè la verità, nè la giustizia, nè il buon senso. Primissimi fra i denigratori di Colombo furono quegli stessi spagnuoli ai quali egli donava un nuovo mondo e che oggi, dopo quattro secoli, vorrebbero riconoscere nell'allora odiato straniero un loro conterraneo! Basti dire che lo storico spagnuolo contemporaneo Gonzalo Fernandez de Oviedo ehhe il coraggio di sostenere - in base a pure leggende su misteriose isole atlantiche - che fino dall'antichità la Spagna ebbe il dominio dell'America ( ! ! !), e presso a poco lo stesso scrisse il portoghese Barros, entrambi subito confutali da Fernando Colombo nelle Historie (cap. X), avvertendo che ciò si faceva pcrchè Re Fernando « havca volontà_ di totalmente privare » suo padre dei diritti e privilegi concessigli sulle terre che aveva scoperte e che una perfida schiera di avventurieri già sfruttava a proprio beneficio. Ecco la chiave di tulle le interessate denigrazioni! Oggi, invece, troviamo degli scrittoreJli, i quali - per l'effimera glori ola di peregrine rivelazioni - non si perita no cli épater le bourgeois con vane fantasticherie, che, se anche avessero un fondo di vero, nulla potrebbero togliere alla gloria di Colombo. Già i tedeschi Oscar Pesche) e Sophus Ruge contesero .a Colombo la scoperta per le ragioni già esposte dal nostro Miniscalchi; un altro tedesco, il Doppelmayr l'attribui, nel 1740, al cpsmografo i\Iartin Behaim che sarebbe giunto alle Antille nel 1485; recentemente il prof. Marsh (americano) credelle vedere negli indigeni dell'America centrale i discendenti degli ani ichi e biondi Wikingi, Scandinavi, colà giunti attraverso il Canaclà, ecc. • Più recentemente ancora il prof. Leo \.Viener, dell'Università ' di Harward, afferma - in un volume su L'Africa e la scoperta dell'America - che, essendosi molte tribù arabe stabilite, dopo avere compiuta la traversata del Sahara,· sulle coste occidentali dcli' Africa verso il 1100, di là una parie passò, attraverso l' Atlantico, nel Brasile tra il XII cd il XIII secolo, e poi al Messico, lasciandq tracce cospic.uc di costumi, arti e coltura saracena, come, per es., la voce tollec che significa « gran capo». Al geografo-romanziere Gafl'arel dobbiamo, infine, un'altra consimile rivelazione, esposta nell'opera /I Brasile francese, dove

L'UNIVERSITl LIBERA 201 si sostiene che scopritori di quella terra sarebbero stati i dieppesi, circa due secoli prima di Colombo. Ma quei furbi mercatanti. ... mantennero il segreto per non avere concorrenti nei loro traffici, finchè lo spagnuolo Pinzon, che viaggiò col dieppese cap. Cousin, non rivelò la cosa a Colombo nel 1488 od 89, come risultava dai documenti. ... andati in fumo nel 1694 durante il bombardamento inglese di Dieppe. • Molte cose si potrebbero obbiettare a sifl'ate novelle, ·ma, tanto, sarebbe perfettamente inutile, inquantochè solo la data del venerdì 12 ottobre 1492 è storicamente que)la che fissa la grande scoperta. Infatti, quand'è che cominciarono a spuntarè i precursori? quand'è che il Nuovo Mondo comparve nella Storia, attirando su di sè gli sguardi di tutta l'Europa, la curiosità di tutti i popoli, le gelosie cli tutti i re? quand'è che cominciò la frenesia delle conquiste e delle avventure, la corsa verso ponente? quand'è che cominciò lo sfruttamento di quel mondo ... già conosciu lo? e perchè non lo si fece prima? perchè, se già si conosceva, Colombo fu tanto festeggiato e destò, al suo ritorno, tanta meraviglia? Perchè? ... Il « perchè » è, per noi, come per tutti gli uomini di buona fede, troppo evidente: perchè lo scopritore, il vero scopritore; fu l'italiano Cristoforo Colombo, il primo che abbia osalo afTronlare « l'intentalo piano dell'immenso .Oceano», il primo che rivelò, nel ritorno <lei 1493, le nuove terre, le loro genti ed i loro prodotti! IL MEMORABILE VIAGGIO Quando Colombo parti da Palos colle sue tre caravelle - Gallego, ribattezzata in Santa Maria (con bandiera ammiraglia, e comandata da Colombo), Pinta (cap. Martino Alonzo Pinzon) e Nina (cap. Vincenzo Yànez Pinzon) - aveva circa 50 o 52 anni (1). La piccola flotta contava 120 uomini d'equipaggio (rispettivamente 66, 30 e 24) lutti di Palos e della vicina Moguer. La partenza avvenne all'alba del venerdì 3 agosto 1492, facendo rotta per le Canarie, da una delle quali (Gomera) cominciò, il 6 settembre, la memorabile traversata dell'Oceano e la tenuta di un Giornale di navigazione, misteriosamente poi scomparso dai reali archivi, ma del quale, fortunatamente, rimase· un (1) AvYertinmo quei lcltori che giit conoscessero il nostro studio colombinno di trent'anni fa, che ulteriori cognizioni c'indussero a modifkal'c qualche vecchia credenza sul luogo natale (che rimane in Liguria, ma imprecisabile) e sulla data deila nn~cita, che or:;i riteniamo di qualche anno \lostcriore nl l-l3G.

202 L' U N I V E R S 1 T l L l B E R A ampio suulo ciel padre Las Casas, amico cli Colombo ed autore della prima Historia dc las Jndi_as (I). Il 9 settembre anche l'ultima terra ciel vecchio mondo (l'isola del Ferro) scomparve dall'orizzonte; 1'11 fu visto galleggiare (funesto presagio, pensarono le ciurme) un albero di nave; il 13 Colombo s'accorse della variazione della bussola (Caboto la scopriva· solo nel 1496); il 14, 16 e 17 si videro uccelli ed erjie AM[l'ìfC,4 Carta climoslratiua de.i quattro viaggi cli Crit,to/oro Colombo (1492-1504) Del primo viaggio è tracciata la rotta di andata (1492) cd anche cjuclla del ritorno (1493), mentre del secondo (1493-96), del terzo (1498-500) e del quarto viaggio (1502-04) sono tracciale solo quelle di andata. Abbreviazioni: Gen, Genova - P, Palos - L, Lisbona - Azz, Azzorre - )(, is. Madera - G, Gomcra (Canarie) - C V, is. Capo Verde - ,v, ,vatliug (prima isola scoperta) - T (inclinalo), Terra di Paria cd i~. Triuità. Le tre plaghe a tratti paralleli A, C, S, segnano le supposte posizioni delle tre isole leggendarie-: Anlilia, Cipango e San Brandan secondo la Carta del Toscanelli, che ritcnc,·a il giro del mondo più ristretto, tanto che il Cipango (sup}}osto Giappone) ,•cniva a trovarsi al Messico .. galleggiantl; il 21 una balena; il 25 un'ingannevole parvenza di terra all'orizzonte (erano nubi); nuova illusione il 7 ottobre; il 10 minaccia di rivolta, 1'11 sera, due ore avanti mezzanotte, fugace apparizione di una luce mobile verso ponente ... Grande emozione, ansiosa aspettativa, quando, alle due del mattino, (del venerdi 12 ottobre 1492) il grido di Tierra! lancialo dal mari- (I) Siccome Colomho, sulla fede di Toscanelli, l'itcnc,·a il globo tcl'rcstre pili piccolo, e la distanza tra le Canarie e la Cina - per ponente - di rirca 700 miglia, cosi Colombo nedettr di csscrr giunto nl Cipnngo (Giappone) d'ondc il nome di Indie (oc1.~idcntalj) al Nuovo l\londo. Da ciù altre esotiche beffe nll'« ignorante» scopritore I?

L' U N I V E R S t T À L I B E RA 203 naio Rodrigo dc Triana e seguito da un colpo di _cannone, annunciò che un nuovo mondo era scoperto! L'isola - ricca di acque, di vegetazione e di popolazione indigena - sulla quale avvenne il primo sbarco-di Colombo e che questi chiamò San Sg.lvador, gl'indigeni la chiamavano Guanahani, ma poi - per lo smarrimento delle carte e del Giornale di bordo - non si seppe più sicuramente identificarla, sebbene, tra le cinque o sei in questione, sembra fuor di dubbio che si tratti dell'isola poi detta Watling (nell'arcipelago, oggi britannico, delle Bahama, poco a nord del tropico boreale) come già opinarono il Munoz, il Major, il Murdoch, il Becher, il Markham, ed infine il nostro capitano Enrico d'Albertis nell'opera: Crociera del « Corsaro » a San Salvador (Milano, 1898), i geografi nostri ~farinelli, Hugues, ecc. i quali tutti si appoggiano al fatto della « grande laguna» veduta da Colombo nell'interno dell'isola. In questo primo viaggio Colombo scopriva successivamente anche le isole Concezione, Fernandina ed Isabella, le Caje, Kolba o Cuba (ch'egli chiamò Giovanna), Hispaniola (poi della Haiti o S. Domingo) che Colombo ritenne (per il nome di C_ibao dato dagl'indigeni alla regione montuosa dell'isola) essere il Cipango, ossia il Giappone. Naufragata la nave ammiraglia (Santa Maria) il 24 dicembre sulla costa boreale di Haiti e defezionalo il Pinzon colla Pinta, Colombo dovette riparare sulla piccola Nina sulla quale il 16 gennaio 1493 riprese (di conserva colla ritrovata Pinta) la via d'Europa. Una grande burrasca presso le Azzorre (12 febbraio) separò nuovamente le due navi: Colombo, colla Nina, dovette approdare a Rastelo (presso Lisbona) e Pinzon colla Pinta in Galizia. Finalmente, il 15 marzo 1493, Colombo rientrò colla Nina nel porlo di Palos, d'ond'era pa1·tito, e da lì, viaggiando per terra, proseguiva per Barcellona ove si trovava la Corte e dove ebbe accoglienze trionfali anche dal popolo, çhe vide per la prima volta le genti ed i prodotti del Nuovo Mondo, credendo però che si trattasse di Indiani dell'estremo oriente asiatico. ULTIME VICENDE Siccome, con questo articolo, noi ci siamo proposti di accennare soltanto alle pretese rivendicazioni, mqllo tardive, degli stranieri, sia sulla patria che sulla scoperta di Colombo, così hon ci estenderemo di più sulla vila e sui viaggi del grande navigatore, ma chiuderemo con un rapido riassunto delle ulteriori vicende e delle vecchie e nuove controversie. La seconda spedizione di· Colombo portò in America, su 17 nm•i, troppi nvvcnlurieri, troppi fnrnlmlli, troppi segreti nemici dcli' Ammiraglio, per riuscire ... gloriosa per la Spagna. Partito da Cadice il 25 settembre 1493 Colombo giunse all'isola che chiamò

204 L'UNIVERSITÀ LIBERA Dominica il 3 novembre, e successivamente scopriva allre Antille: Guadalupa, Monserralo, Santa Maria, Giamaica, Santa Croce, San Giov. Battista (Portorico), ecc: Ma il borioso hidalgume e la marmaglia condotta nelle nuove terre non mirava che ad arricchirsi rubando, saccheggiando, ammazzando gl'indigeni, invano protetti dall'autorità dell' Ammiraglio e Vicerè delle Indie, con lro il quale si cominciarono ad ordire congiure e calunnie per farlo destituire e rimanere soli padroni del creduto Paese .... di Cuccagna. Per difendersi contro le calunnie che i miserabili concorrenti avevano falle giungere alla Corte, Colombo ripartì per l'Europa il 10 marzo 1496, giungendo a Cadice 1'11 giugno, e proseguendo per Burgos, dove re Fernando, che si lasciava i11ga1111arveole,nlieri (et pour cause!) finse di rendergli giustizia. Colombo ripartì per il terzo viaggio da San Lucar di Barrameda, il 30 maggio 1498, con sei navi, e giunse il 31 luglio con rotta più meridionale delle precedenti, i.n vista di una nuova isola che chiamò Trinità ed il giorno successivo 1• agosto 1498, scopriva l'estuario dell'Orenoco, o Terra di Paria, ove sbarcò il 3 agosto, toccando così (prima di Amerigo Vespucci, giuntovi nel 1499) il Brasile e quindi il vero continente americano. Quale il compenso della nuova scoperta? Le infami calunnie dell'infamissimo Commissario regio Bobadilla che rimanda Colombo incatenato ai reali di Spagna. Giunto a Cadice il 20 novembre 1500, l'Ammiraglio ottenne il richiamo del perfido Bobadilla, sostituito con altra canaglia, Nicola Ovando, scello dal ministro delle Colonie e ministro anche di Dio, monsignor de Fonseca, poi vescovo di Burgos, nemicissimo - per invidia ed umiliazione, essendo stato uno dei consiglieri. .. pancroniani di Salamanca - del grande italiano. Ed eccoci al quarto ed ultimo viaggio. Colombo parli da Cadice il 9 maggio 1502 con quattro caravelle e giunse alle isole Caraibi il 15 giugno, ma, spintovi dalle burrasche, dovette poi approdare a San Domingo, ma riparti tosto per ingiunzione di Ovando ! Veleggiò allora lungo le coste cieli'America centrale, e poi si ridusse, privo cli risorse, alla Giamaica, riuscendo però ad ottenere larghi aiuti clagl'indigeni mercè lo stratagemma clell'eclisse del 29 febbraio (per l'Europa 1• marzo) 1504. Colombo abbandonò l'America, malato, il 12 settembre. 1504 e sbarcò il 7 novembre a San Lucar, ultimo scalo delle sue gloriose peregrinazioni oceaniche, per morire -- negletto da lutti, poichè era morta anche la regina Isabella sua prolellrice - due anni dopo - il 20 maggio 1506 - in un'os\eria cli Valladolid, poichè, come lasciò scritto, « se voglio disnare o cenare o dormire 11011 ho, salvo la ostaria, ullimo rifugio ». Non vi pare, lettori umanissimi, che l'ingratitudine degli spagnuoli snrehbe doppiamente infame se Colombo fosse veramente espa_nol? non vi pare

L'UNIVERSJTl LIBERA 205 che sarebbe un delitto contro natura quello di una madre che avesse lrallato così crudelmente il più grande dei suoi figli? Ma no, non si può accusare la Spagna anche di. ... infanticidio, perchè Cristoforo Colombo è nostro, è italiano, ligure se non proprio genove~e, come lo seppe anche il buon padre Perez, primo protettore di Colombo, quando scrisse alla regina Isabella raccomandandogli vivamente « i progetti dello straniero ». Quanto all'ingiustizia attribuita ad un altro italiano, al fiorentino Amerigo Vespucci (1451-512), di avere imposto il suo nome al nuovo continente, non regge piit perchè oramai è dimostrato che ciò avvenne 'perchè l'editore - Martino Waltze- •miiller, detto Hylacomylus - delle Quatiwr Americi Vespucci navigationes - pubblicate a Saint-Dié (Lorena) nel 1507, in appendice ad una Cosmographia inlroductio, propose di chiamare il nuovo continente: Americi terra, ve/ America, perchè il Vespucci fu il primo a darne una succinta relazfone attribuendo - però - a sè (ingiustamente, come sopra accennammo) In scoperta deUa terra ferma, anch'essa dovuta al nostro Cristoforo. E chiuderemo l'iliade colombiana osservando come il nostro grande non ebbe pace neppure nella tomba. Morto a Valladolid, ebbe ivi la prima sepoltura in quel Convento dei francescani (egli era un terziario e nel 1892 si trattava di santificarlo), ma nel 1507 la sua salma venne trasferita alla Certosa de· Las Cuevas (Siviglia), e nel 1537 trasportata, per desiderio di donna Maria di Toledo, nella cattedrale dell'isola di San Domingo, e .nel 1795 (quando quell'isola passò agli inglesi) in quella dell'Avana (Cuba) e ·quando quest'isola si sottrasse al dominio spagnuolo (1898) per costituire una repubblica indipendente, la tomba di Golombo venne riportata a Siviglia, ove - pare - quelle povere ossa, finalmente, riposeranno. Ma è significante il silenzio di tutte lè iscrizioni tombali spagnuole sulla patria di Colombo. « Nada dicen las lapidas de origen colombina.- scrisse l'Alcade di Siviglia nel 1918 - respeclo de la patria de Colon » mentre apertamente riconoscono in Colombo « el primer Almirante y descubridor del Nuevo Mundo ». E questo - direbbe Dante - fia suggel ch'ogni uomo sganni. .. • ISIDORO BAHONI. In prepttrct:zione·: PIETRO KROPOTKIN E1--.,ICA ORIGINE ED EVOLUZIONE DELLA MORALE Prima edi,z-ione italiana et cum <li Luigi Fabbri Prenotazioni a L. 8 dall'Italia; dall'estero L. 10 OASA EDJTRIOE SOOIALE, Viale Mouzn, 77 .. MILANO

Prefazione al "Viaggio intorno al Mondo ,, di un di C. Naturalista Darwin Ecco un libro che, oltre che per ragioni di studio, deve essere letto da chi cerca nella lettura argomento di svago. Perchè Carlo Darwin non è solo il naturalista sommo eh~ tutti sanno, ma è anche, e lo vediamo tale specialmente in questo libro, artista e poeta, che sente profondamente la Natura, di fronte alla quale dichiara alle volte di non potere giudicare altro « che il godimento che prova nell'ammirarla •: artista che nori può rimanere indifferente allo spettacolo della tempesta di terra e di mare; poeta che si esalta alla • luce azzurra del cielo tutta giocondità e vita felice», che ai tropici sente la nostalgia della • calma pensierosa che rende l'Autunno d'Inghilterra veramente la sera dell'anno», e pone tra gli spettacoli più belli del mondo quello • del primo sbocciar delle gemme e del rinverdire degli alberi • nelle primavere d'Europa, e ancora a pa, recchi anni di distanza si commove al ricordo della foresta vergine • il tempio del Dio della Natura, nel quale nessuno può « trovarsi senza emozione e non sentire, che nell'uomo vi è < qualche cosa di più. che non il solo soffio del suo corpo •· Viaggiare con un tal uomo, giovane, forte e pieno di fiducia nella-sua forza (1), e percorrere tutta la terra in un'epoca nella quale sui marf si navigava ancora colle vele (2) ed i continenti si dovevano attraversare a cavallo od a piedi in mezzo a disagi di ogni genere; ammirare con esso la Natura non ancora modificata dalla mano dell'uomo, quando Buenos Ayres contava appena 60 mila abitanti e le immense pianure circostanti e~ano (1) La fiducia d~l Darwin nella propria forza e più ancora in quella del• la sua narrazione è delta chiaramente due volte in questo libro, sempre a proposito dell'opera di colonizzazione inglese in Australia Quando, proveniente clall' America è sbarcato per la prima volta a Syd• ney, scriveva nelle sue note (12 gennaio 1836): (t A sera andammo a 'pas• -~ seggiare nella città e tornammo ~utti ammirati per quello spettacolo. i;: 11 la prova più splendida della potenza della nazione inglese. Qui, in paese meno fertile, pochi anni hanno fatto molto di più di quello che si è fatto in un numero eguale di secoli nel Sud-Amer·icn. Il mio primo sentimento fu quello di congratularmi meco per essere nato inglese n. E ancora dopo il viaggio, pensando a tutte le cose vedute: 11 E' im- (, possibile ad un inglese di vedere quelle lontane colonie, senza prova re un senso di sommo orgoglio ...e di grande soddisfazione. La bandiera inglese sembra portar seco la ricchezza, la prosperità e l'incivilimento 11, (2) 11 viag:gio del Darwin fu fallo a bordo della Beagle. un hrig:rntino cH guerra a vela della regia marina inglese, comandato dal Capitano FitzRoy per una ispezione riclla Patagonia e alla Terra del Fuoco, alle spiagge del Chili, del Perù e ad alcune isole del Pacifico, e per una serie di misure crouo~triche intorno al mondo. Durò quasi cinque anni, dal 27 dic. 1831 al 2 ottobre 1836, durante i quali il grande viaggiatore abbandonò spesso la nave per penetrare i continenti C percorrere attraverso essi considerevoli tratti del vihggio.

J.'UNIVERSlTÀ LIBERA 207 ancora popolate dagli indiani di cui si poteva prevedere la distruzione completa solo entro mezzo secolo, e molte isole del Pacifico erano ancora disabitate, e l'Australia, pur presentandosi come futura regina del Sud, non era ancora grande abbastanza per mettere rispetto; e trovare poi, come si trova in questo libro, la descr1zione quasi fotografica, vera, senza contorno dovuto ad immaginazione o esaltazione del narratore, di quello che era allora la nostra terra, dei costumi e delle condizioni di razze umane e di animali ora scomparsi, ecc., è cosa sommamente interessante il geografo o lo storico e che incatena l'attenzione del lettore anche profano. Sentite come era allora il macello di Buenos Ayres: « Il grande Corra! ove si tengono gli animali destinati al • macello per servir di cibo alla popolazione che si nutre di « carne è uno degli spettacoli più curiosi da vedere. La forza • del cavallo a petto di quella del toro è invero meravigliosa; e un uomo a cavallo quando ha gettato il suo lazo intorno alle e corna di un animale, può portarlo dovunque vuole. L'animale • scavando il terreno colle gambe distese, con vani sforzi tenta • resistere. alla forza che lo trascina, generalmente si slancia • sveltamente da un lato, ma il cavallo si volge prestamente < per sostenere l'urlo, e sta tanto fermo che il toro vien quasi' e gettato a terra ed è sorprendente comé non si rompa il CQllo. e Tuttavia la lolla non consiste solamente nella forza. Quando e il loro è stato portato dove deve essere macellato, il matador e èon grande precauzione gli taglia il tendine del garretto. Al- • !ora dà il colpo mortale. È il più espressivo suono di feroce « agonia che io abbia mai udito. Spesso l'ho distinto da lontano • e cosi ho sempre saputo che la lotta stava per terminare,. E sentite come alle isole Falkland era preso il bestiame selvatico: e La comitiva cerca accostarsi alla mandra senza essere sco- • perta. Ogni uomo porta con sè quattro o cinque paia di bolas; « getta queste, una dopo l'altra, sopra altrettante bovine, le < quali quando sono cosi impigliate, sono abbandonate per al- • cuni giorni fin che rimangono un po' esauste dalla fame e < dal dibattersi. Allora vengono •lasciate libere e spinte verso « una piccola mandra di animali domestici, stata portata oolà e per questo scopo. Pel modo in cui sono· state prim·a trattate, < rimangono tanto atterrite che non abbandonano la m_andra, • e sono facilmente spinte, se la forza le sostiene, fino a casa ,. E quando parla dell'ignoranza delle popolazioni di Maldonado: e In tutte le case mi chiedevano di mostrare la bussola e • con quella e la carta geografica segnare la direzione dei varii e luoghi. Destava una viva ammirazione vedere che io potessi • cou_oscere la strada (perchè la direzione e la strad'! sono si-

208 J.' U N I V E R S J T À L t B E R,A • nonimi in quella ampia regione) verso luoghi ove non era mai « stato. In una casa, una giovane donna ammalata in letto, mi « mandò a pregare di andarla a trovare per mostrarle la b_us- • sola. « Io portavo con me alcuni zolfanelli che accendeva mor· e dendoli: sembrava così meraviglioso 'cl1e un uomo potesse e far fuoco coi denti, che per solito si riuniva tutta la famiglia e per vedere questo fatto, e mi fu una volta offerto un dollaro e per farlo. Il lavarmi la faccia al mattino destò grande stupore e nel villaggio di Las Minas ... E questo episodio della guerra contro i selvaggi: e Questo luogo (vicino a Rio Janeiro) è notevole per essere e stato da lungo tempo la dimora di schiavi fuggiti, i quali cole tivando un pezzo di terra presso la cima, riuscirono a sostene tarsi. Alla fine furono scoperti, e· una compagnia di soldati e spedita contro di loro si impadronì di tutti gli schiavi, salvo e una vecchia, la quale, anzichè ricadere in schiavitù, amò mee glio morire precipitandosi dalla rupe. In una matrona roma• e na quest'atto sarebbe stato chiamato amore nobilissimo di e libertà; in una povera nera era solo brutale ostinazione •· E le narrazioni si susseguono: gli episodii ed i quadretti come questi sopra citati si trovano abbondantissimi nel libro, buttati giù proprio in forma di note di viaggio, a proposito degli abitanti della Terra del Fuoco, o dei minatori del Chili, o della diffidenza di certe popolazioni verso l'uomo colto ed intelligente che per la prima volta andava tra essi, o della vita degli schiavi. Il Darwin è nemico acerrimo della schiavitù, contro la quale scrisse pagine di fnoco. . • Ringrazio Dio - scriveva salpando dal Brasile - di non e aver più mai da visitare un paese di schiavi. Fino ad oggi, se e sento un gemito lontano, mi si chiama alla mente con dolo• • rosa verità il senso che provava quando parlando vicino ad una • casa di Pernambuco, udiva gemiti pietosissimi e non poteva e suppone altro che la tortura di qualche povero schiavo ... •· E più avanti: • Questi fatti sono compiuti e sostenuti da uomini che pro- • fessano di amare il loro prossimo come loro stessi, che ere• e dono in Dio e dicono pregando che la sua volontà sia falla su e .questa terra! Fa bollire il sangue, tremare il cuore, il pen• e siero che noi Inglesi ed i nostri discendenti Americani, col loro vantato grido di libertà, abbiano compiuto e compiano e ancora simili delitti! •· Ricco di tanti episodii, se questo libro, che ba anche il merito di essere scritto in forma buona, invece di chiamarsi Viaggio di un naturalista intorno al mondo e presentarsi poi quasi come libro di scienza 1 si fosse cltiamàto semplicemente Viaggia

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