JGS t! u N I V E n s I T À ,. In F. n A E più sollo: « L'Assemblea è riunita qui nel palaz~o. del Governo, ov'io sono. Addio: fede e coraggio. Amate il figlio Giuseppe». E poi ancora: « Garibaldi si fa onore. La· città è tutta provveduta di barricate ». E l'indomani: « Mia cara madre, Vittoria. - Ieri abbiamo avuto combattimento tutta la giornata: la sera i francesi erano respinti... » e dopo aver date .notizie più particolareggiate dell'esito della lotta, a proposito di cose personali aggiungeva: « Vi parlerò di tulio, appena avrò tempo. Ora non posso. Vi sono notti )}elle quali sono andato a letto alle· sette e mezza della. mattina. E nondimeno sto benissimo. Addio, madre mia. La Gazelte de France diceva ch'io era già scappato ai'primo giungere dell'intervento francese. » (1 ). Pieno d'interesse drammatico, storico e psicologico insieme, è lo scambio di lettere in Roma tra Mazzini e gli altri uomini del governo e della difesa, specialmente quelle con Garibaldi. Mazzini conosce i suoi uomini, sa Garibaldi ombroso e indocile come il puledro più generÒso, e conosce anche se stesso, autoritario e invadente di quell'invadenza e autoritarismo che viene ·dalla sicurezza di sè; e si frena, comanda e prega nel medesimo tempo, si sdegna e accarezza, dà il suo parere ma poi si rimette al parere altrui, purchè si faccia, purchè non si perda tempo, purchè si salvi la r.epubblica o almeno la gloria e l'onore. Anche quando vede inevitabile la sconfitta, egli bada a tulio perchè in Roma si scriva con l'eroismo, col sacrificio, col sangue una pagina di storia che domani sia titolo di tale onore e di tal gloria per l'Italia, che la sconfitta non sia più tale, che l'ignominia sia tutta del nemico, e s'accumuli nel fragore della lotta e \ra le macerie delle mura squarciate dal cannone francese un tesoro di ricordi così .fulgidi da diventare una delle più potenti armi della rivincita. V'è una lettera del due giugno (a Garibaldi, che pel noto suo dissenso col gen. Roselli voleva dare le dimissioni) che strappa le lacrime, cosi vi si -i•edono cozzare i sentimenti più forti coi più forti affetti; ·e vigile sovra tutto la coscienza della causa buona da difendere ad ogni costo, contro la comune debolezza umana come contro tulle le difficoltà dell'ora tragica. Basti riportarne, per brevità, due o tre righe, da cui si comprende il resto: « Garibaldi! lo impazzisco e mi vien voglia di smettere la difesa della Città e ogni cosa, e andarmene a Fuligno o a casa del diavolo a finirla con un fucile in mano ... » E termina: « Scrivete ciò che esigete per la difesa; sarà fa)to. lo non posso dirvi più di questo. i\fa in nome di Dio non pensate ad altro che :1 salvare Roma e il paese. Credetemi vostro G. Mazzini. » (2). Una quantità di lettere allo stes5o Garibaldi, al Roselli, ad (1) lclem, idem - pag, 72, 73, 75 e 7i. (2) Idem, idem. pag, 127-131.
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