1/ U N l V F. R S 1 T À I. I n F. n A 173 moderali della rivoluzione ilalian:1 e dei mon::irchici, Giuseppe Mazzini vinceva e trascinava dietro di sè tnaggiori consensi per l'evidente sinceri là delle intenzioni, per l'ardore e la tenacia della sua fede, per la costanza instancabile della su::t altivit,1, pel senso d'amore e di bonti, che trnspari\'a da ogni sua parnla e per lo spirito di s::icrilicio <la cui era animato. Giuseppe Ferrari, ingegno acutissimo, giudicava assai meglio dal punto di vista rivoluzionario gli uoinini e le cose es' ingannava di n1eno - l>enchè avesse anche lui degli apriorismi, come la fiducia ncll' inizialh·a rivoluzion::tria francese, che lo trasscrn in errori evidenti - ma era una forza troppo cerebrale e troppo poco spirituale, troppo uomo di gabinetto; capi gli errori politici di Mazzini, ma non ne comprese il cuore e fu ingiusto con lui piìt d'una volta. Gli mancava ad ogni modo quel senso cl' abnegazione, che in Mazzini era tanto forte; e certo in lui assai minore fu la forza cli resistenza ali' ambiente e la costanza, se lo vediamo finire, in contraddizione con lutto il suo passato, se1Ù1lorc del Regno e cavaliere <lei ~lerito Civile di Savoia, mentre Giuseppe Mazzini, i1\crollabile, moriva dopo di lui « esule in patria" ma sempre fedele alle idee difese, predicale e tentale cl'atlua1·e senza stancarsi mai lino dagli anni della giovinezz::t. Certo assai migliore del Fcrrari, ugualmente lonlano in leoria ed in pratica da ;\/azzini, ma più vicino a questo per superiorili1 d'animo e di cuore, fu Carlo Cattaneo. ~la non divaghiamo. La.lettera cli :\lazzini a Ferrari, dcli' ottobre 1849, i11Yilav:1questi a collaborare nell'Italia del Popolo risorta a Losanna, e tentava amichevolmente di vincerne le riluttanze, di spiegare il passato, rii conf'ularc le obiezioni con acc,enni di cui l'uno e l'altro comprendevano il signilìc:ilo. :\[a forse p1'evcdeva che Ferrari si sarebbe rifìutato, pcrchè annunciandogli come Cattaneo gli awsse giù risposto di non calcolare su di lui, aggiungeva malinconicamente: "E questo è il male supremo. O inerzia o individualiti, che si ritirano co111cAchille nella tenda. L'influenza che s'acquisterebbe pcl bene, se ci mostrassimo tutti unili, associali cd attivi, non l'intendo che io» (I). Ed aveva ragione. Ma d'altra parie bisogna convenire che, con una personalità dell'imponeny...a di ì\ifazzini, - che ormai rie111piva di sè il tnovimento rivoluzionario italiano, - cr~ troppo difficile collaborare, avendo idee diverse, senza lasciarsi assorbire e trascinare nella sua orbi la al di lii dei propri intendimenti. Nè a ciò potevano facilmente rassegnarsi delle forli individualità come quelle di Callanco e Ferrari. Ad ogni modo Mazzini fece I' llalia dr/ Popolo lulla da sè o con quelli ch'erano già suoi fedeli seguaci. \'i collaborò, è vero, Carlo Pisacane che dissentiva radicalmcnle da lui cd era all'incirca sulle stesse direttive di Cattaneo e Ferrari (anzi si spin- (1) Idem, idem. - pag. 324.
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