L'università libera - 1925 - Anno I - n. 5

182 L' U N I V E R S I 'r À L I B E RA i\IERITI RICONOSCIUTI. Quanto ·alle opere di divulgazione, le principali sono, indubbiamente: L'Atmosfera (1872); la Storia del Cielo (1873) tradotta in italiano dal Pizzigoni; le Terre del Cielo (1877) di cui. si ha una scorrellissima traduzione dello Stabile; l'Astronomia popolare (1879) ben tradotta dal Sergent; Le Stelle (1881) volume zeppo di errori, da me tradotto e corretto ed aggiornato nel 1904, ma oramai antiquato come i precedenti. Opere più tecnicamente importanti sono l'Aliante celeste, che non è veramente del Flammarion, ma del povero e disgraziato Dien, al quale il primo aggiunse alcune tavole colle orbite delle stelle doppie o multiple da lui misurate nel 1877 e '78; infine i due volumi sul Pianeta Marte (1892 e 1909), che è una raccolta quasi completa dei dati e disegni riguardanti quell'interessante pia: neta dal 1636 in qua. • Chi poi volesse una curiosa autobiografia di Flammarion potrà leggere le Mémoires d'un astronome, il cui primo volume (dalla nascita al 1870) fu pubblicato nel 1911, mentre il secondo uscirà fra non molto a cura della vedova signora Gabriella, di lui collaboratrice, come la prima moglie sig. Camilla, ora nuo- . vamente accanto a lui nel sepolcreto fattosi costruire nel parco del Castello-Osservatorio di Juvisy, donatogli generosamente nel 1882 dal suo grande ammiratore signor Méret di Bordeaux. Data dal 1882 anche la fondazione della rivista mensile L'Asll'onomie, che poi divenne il bollettino ufficiale della Società Astronomica di Francia da lui pure fondata nel 1887, ai cui « membri » io raccoman_do di non ... gonfiarsi troppo (come taluni fanno) perchè si sa benissimo che si può essere ammessi anche digiuni alTatto <li matematica e di astronomia, come quelI'Olivero che voleva rovesciare tutta la meccanica celeste. L'UOMO EGOCENTRICO. Ed eccoci, infine, alla parte più ingrata, quella di giudicare l'uomo, più che l'astrofilo od il filosofo. Taluno potrà dire: in cauda venenum, padronissimo, ma, d!I chi mi conosce, si sa che. io sono un irreducibile paladino della verità .... non soltanto in coda, e, modestia a parte, sono certo che il motto di Giovenale e di Rousseau: Vita impendere vero, si attaglia meglio a me che a Camillo. Una delle prove può essere questa, che se avessi ambita più l'amicizia di Flammarion che la verità, non avrei perduto tanto tempo a correggere ed annotare si francamente la traduzione dell'opera Le Stelle, ragione per cui non ebbi dall'autore neppure un rigo di ringraziamento, ma neanche di conlrocritica. Io già avevo esuberantemenle lodato il Flammarion in varie occasioni (v. Astrofilo n. 10 e Scrutatori del Cielo pag. 5) nel

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