l'· UNIVERSITÀ L 1·BER A : RIVISTA MENSILEDI COLTUA-A SOCIALE ·~ N. 5. - MAGGIO 1925. Conto corrente con la Posta. SOMMARIO lsmono BAIWNI: CAM/l/,O l'LAMMARION GIIANDE ASTROl'll.O, PICCOLO l'ILOSOl'O - I.umi FAnB111: LA BEPUBBLICA ROMANA DEL 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN /'/'ALIA NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE AHZZINI - MAIIIA Rossi: PUERJCOLTURA - PREGIUDIZI. - Vo1.TA111>:: DIZIONARIO FILOSOFICO - AMO/I PROPRIO - ANGELO. - P. J. PnouottoN: ALLA « STELLA RUSSA> - LETTERA A IIEBZEN. - ELlA RECLUS: LE CREDENZE POl'OLARI - LEZIONI SULLA STORIA DEL/,E REI.IGIONI - LE .4PPA/l/Z/ONI E I LORO ;IMBIEN1'I. Abbonamento annuo L. 10 - Semestrale L. 6 in Italia Estero annuo L. 15 - Semestrale L. 8 Un numero separato L. 1 in Italia - Estero L. 1.50 CASAEDITRICESOCIALE• MILANO
Sommario del primo numero: LA REDAZIONE: FARE DEGLI UOMINI. - CARLO MOLASCHI: MOVIMENTI SPIRITUALI - LA RIVOLUZIONE PROTESTANTE. - CAMILLO FLAMMARION: LA SCIENZA ASTRONOMICA E GLI SPORTS. - LUIGI FABBRI: RILEGGENDO "ALLE FONTI DEL CLITUMNO DI GIOSUE' CARDUCCI - ELIA RECLus: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI. Sommario del secondo numero: CARLO Mouscm: LAVORO E COLTURA. - MARIA Rossi: AT,LE MADRT. - CAMILLO BERNERI: NOTERELLE PEDAGOGICHE - DELLA EDUCAZIONE ESTETICA. - RABINDRANATH TAGORE: PAGINE DI lilCORDI - LUTTI - LE PIOGGE E L'AUTUNNO. - VOLTAIRE: DIZ/ONARTO FILOSOFICO. - ABRAMO. - ELIA RECLUS: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI - LA MORTE E LA SOPRA Vl'll'ENZ.4. - B/81.1OGRAFIE di LUIGI FABBRI e PAOLO FL08Es. Somma,·io del ter:;o numero: BARONI:. LA RIFORMA DEL CALENDARTO. - CAMILLO BERNERI: l•EN- ' l ~ 1·O1.ONTA'. - VOLTAIRE: DIZTONARTO FILOSOFICO - ANIMA. - ,. Fucm-BERNERI: NOTERELLE PEDAGOGICHE - PEDANTERIA 'VECCHIA E Nl'OV.•1 - CrnLo MOLASCHI: su L'IMMORTALTTA'· - IL PENSTERO DI G. M. GUYAU. - ELIA RECLus: LE CREDENZE POPOLARI - LEZIONI SUl,LA STORIA DELLE REl.lGIONI - I RI1'1 FUNEBRI. -- BIBLIOGRAFIA 01 G. DELCHIARO. Sommario del quarto numero: CnnLLO BERNERI: ISTRUZTONE PROFESSIONALE E LAVORO MANUALE EDUCATIVO. - LUIGI FABBRI: LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN ITAUA NEGLI SCRITTI DI GTUSEPPE MAZZINI. - VOLTAIRE: .DIZTONARTO FILOSOFICO - AMICIZIA - AMORE - AMORE DETTO SOCRATICO. - CARLO MOLASCHI: UN CAPITALISTA MODERNO - ELIA REcLus: LE CREDENZE POPOLARI . LEZIONT SULLA STORIA DELLE RELIGIONI - IL CADA VERE E IL SUO USO. Leggete e diffondete il nostro primo Almanacco Sociale Illustrato pel 1925 con i seguenti scritti: Diario Storico-civile. Almanacco Astronomico, con incisioni e tavola spiegativa. - Astronomia Anarchica, di lsrnoRo BARONI. - Vecchi Almanacchi, ài G. DELCHIARO. - Ricordi di un viaggio colle manette, di LUIGI FABBRI. - L'uomo e il Simbolo - il Sacrificio di Matteotti, di CARLOMotASCHI. - Mahatma Gandhi - la Grande Anima, di LEDA RAFANELLI. - Considerazioni inattuali, di CAMILLO BERNERI. - La tragedia dell'Emancipazione femminile, di EMMA GoLDMAN. - Anatole France, di PAOLO FLORES. - Ricordi su A. France, di GEORG BnANDES. - Bakunin e l'Internazionale, di LUIGI FAnnn1. - Parabole ciniche, di HAN RYNER, - Come divenni socialista, di Enn1co MALATESTA. - '-La morte di Kropotkin, di LUIGI FABBRI. - Aforismi sulla Libertà, di CARLO MoLASCHI. - Martiri cristiani, di GIGI DAMIANI. - I manicaretti della Pia (versi), Contro le idolatrie (lettera), scritti inediti di PIETRO GoRI, - Il nostro coraggio, di JEAN JAunts. - In difesa dei « Cattivi Pastori», di OTTAVIO MIRBEAU. - La Chiesa di tutti, di P. Go1onANI. - .Jim Faraday (dramma), di UPTON S1NCLAIR. - Profili e ritratti di Luigi Molinari, Eliseo Réclus, Matteotti, Bakunin, Kropotkin, France, Gandhi, Mirbeau, Gori. Copertina illustrata a colori di LUIGI MELANDRI simboleggiante un episodio dei funerali di Matteotti. Un bel volumetto di 112 pagine grandi, L. 3.00 la copia in Italia; 10 copie L. 25. All'estero: 10 copie L. 30; per 50 copie L. 130 franche di porto r'acc#'tÌandate.
l'UINVfRSTI À LI8 f RA RIVISTA MENSILE DI COLTURA SOÙALE - N. 5 - Maggio 1925 ~ MILANO ~ Viiilc ì\1011;,;a 77. CAMILLOFLAMMARION GRANDE ASTROFILO, PICCOLO FILOSOFO Nessun vero astronomo, neppure i grandi fondatori della meccanica celeste, fu così popolare e tanto famoso quanto l'astrofilo Camillo Flammal'ion, morto a Juvisy (una trentina di chilometri al sud di Parigi) il 4 giugno 1925, nella grave età di 83 anni, poichè era nato a Montigny-le-Roi (Alla Marna, Bortiogna) il 26 febbraio 1842, da genitori campagnoli. Però, intendiamoci: la mia distinzione va intesa in senso nellamente etimologico, chè l'« aslroftlo » è l'amico degli astri, ramante di Urania, che studia e tratta l'Astronomia con passione, con fervore, con enlusiasn10, n1cnlre l'(< Astrono1no >) è lo scienziato severo, il malematico, l'osservatore e calcolatore rigoroso dei movimenti, distanze e dimensioni dei corpi celesti. In pratica, però, si chiamano «astronomi» lutti gl'impiegali degli Osservalorii, dal direttore all'ullimo assistente, se anche fossero puri e semplici professionisti, occasionalmente datisi ad una carriera piuttosto che ad un'allra e senz'altra aspirazione che quella cli altenclere ... il 27 d'ogni mese, noncuranclosi ciel pubblico - che li paga - e colla sola ambizione cli leggere in sedute accademiche qualche « 1wta » o qualche arida « memoria» eia passare agli «alti». • Anche Flammarion - nei quattro anni (1858-62) passati all'Osservatorio di Parigi, sotto l'irascibile Le \Terrier, e negli altri due o tre passati all'Ufficio delle Longitudini, non fu certo ... insensibile a tali scadenze, ma, allora, era un giovanotto senza risorse, colla famiglia in gravi strettezze, tanto che la madre sua - una delle Lanle credenti nell'illusione religiosa- non potè fargli ullimare gli studi ecclesias.tici, iniziati nel Seminario di Langrès. La Chiesa el:Jbe, quindi, un prete di meno ed un avversario, un libero pensatore di più, inquantochè colui che si sarebbe chiamalo don Cal\1i110, divenne, invece, sacerdote ed apostolo cli Urania, la quale - pur potendo anche condurre ad una falsa filosofia, com'è quella professata e divulgata da Flammarion - non può, però, mai conciliarsi colle assurdità dogmatiche della religione cattolica, già -copdannata ... \dalla condanna da essa
1S0 L 1 UNIVERSITl LIBERA pronunciata contro Galileo, costretto ad abjurare - il 22 giugno 1633 - la falsa, erronea ed eretica verità del moto della Terra intorno al Sole. Cristoforo Colombo, a Salai11anca, professando I'« eresia degli antipodi », la· passò liù liscia, essendosi, quei dotti prelati... paneroniani, limitali a considerarlo come un compassio'nevole ... ignorantello, anzi addirittura un loco (pazzo). LA PLURALITA' DEI MONDI. A diciannove anni Flammarion scrisse quella sua fortunatissima opera su La pluralità dei mondi abitati (pubblicata nel 1862) che lo rese di colpo famoso, ed invidiato dagli astronomi di professione, e che fu seguita, nel 1865, dall'altra, complementare, sui Mondi reali e mondi immaginari. In tali opere egli sostenne -- come tanti altri prima di lui, compreso il nostro martire nolano - la tesi, ardita, ma perfettamente logica, che anche gli altri pianeti possano essere abitati, esaminando, per ciascuno di essi, le condizioni astronomiche, fisiche e biologiche. Grandissima fu l'impressione suscitata da quei due libri: il tema, svolto con brillante erudizione, riuscì a suggestionare. una quantità di gente che altrimenti non si sarebbe forse mai interessata di Astronomia, e questo costituisce il,..merito maggiore della propaganda flammarioniana: peccato che poi, come vedremo, sia degenerata nel misticismo. La Chiesa, naturalmente, si trova un po' imbarazzata di fronte a silTatte concezioni, perchè in ogni pianeta occorrerebbe ammettere almeno una creazione adamitica, se non anche una redenzione cruenta .... Si comprende, quindi, come si tenti di girare l'ostacolo, afTermando .,- come l'abate Moreux, già assistente di Flammarion a Juvisy - che la Terra è_.. il migliore dei mondi, il solo che olTra un anibiente favorevole alla vita! Che lo dica il Moreux, come, in Italia, lo disse il padre Denza e lo ripete, ambiguamente, il padre Alfani, ed altri. ... chierici, transeat, ma che lo abbia sostenuto anche un vero scienziato, come Alfredo Russe! Wallace nell'opera, tradotta dal Lo Forte, Il posto dell'uomo nel· l'universo (Palermo, 1906) è cosa veramente pietosa, per la povertà della critica, la fragilità degli argomenti, la meschinità delle intenzioni, e dimostra. una volta di più che anche negli uomini di genio non funzionano mai tutte le rotelle del misterioso ingranaggio cerebrale. Ma a tutti rispose, anticipatamente, con brevi ma solenni parole, un altro grande scienziato e per di •più .... gesuita (non però ... del tutto, disse Flammarion), il padre Angelo Secchi, il quale - riabilitando l'eretico Giordano Bruno, incenerito a Roma il 17 febbraio 1600, appunto per l'alTermazione degli « infiniti mondi » - scrisse testualmente: « La vita empie l'Uni-
L' U N I V F. R S I T À I. I B E R A 131 verso, e con la vita va associala l'intelligenza ... dove cessa l'incandescenza della materia comincia la vita, e benchè questa non sia penetrabile dai nostri telescopi, dall'analogia del nostro globo possiamo argomentarne la generale esistenza negli altri ». Naturalmente nessuno può pretendere che la vita si manifesti dovunque egualmente, e gioca sull'equivoco chiunque nega la vita sugli altri mondi, perchè assai diversi dal nostro e non suscettibili di vita .... umana, come se l'uomo fosse l'unico prodotto vitale della natura universale, il che sarebbe davvero sconfortante e.... vergognoso per la natura stessa! Fu, certo, quest'ultima considerazione che - da Bruno a Flammarion - sostenne la credenza o la fede in mondi migliori, sia colla speranza di trasmigrarvi in ispirito, come ritenne il nostro Camillo, sia per semplice .... decenza! FILOSOFIA STRA'MPALATA. Nello stesso 1865 Flammarion pubblicò un'opera filosofica: Dio nella Natura, assolutamente i,nconoludente, poichè, mentre non vuol passare per panteista, definisce il suo Dio così: " una forza vivente e personale, causa dei movimenti atomici e delle leggi dei fenomeni, ma.... inconoscibile; se Dio cessasse un istante di esistere la vita (perchè soltanto la vita?) dell'Universo sareb_be immediatamente tlistrutta ». Dio, dunque, è.... una forza, è.... vivente ed è... personale, ma è anche... inconoscibile, ed allora, come si può dire che sia una forza, e vivente e pe.rsonale? Roba da matti, cioè no, da.... profondi filosofi, inquantochè i pazzi, i folli, secondo Camillo, sono gli atei che credono all'indistruttibilità ed all'eterna evoluzione della materia senza scervellarsi intorno all'enorme mistero della sua esistenza, che non sarà mal dipanato, ma che non deve sfruttarsi per speculazioni filosofiche o religiose. Per Camillo la sua accanita avversaria Clemenza Royer, atea e dottissima, non era che un cervellino; Comte, Biichner, Molescott, Haechel, ecc., dei... falliti, Darwin un valore, si, ma ... molto relativo, e così via legando in un fascio materialisti, positivisti e razionalisti, per innalzare sull'altare di Urania le sue tante fantasticherie idealistiche (spirituali o spiritiche) come l'immortalità e la trasmigrazione dell'anima, i segnali e le conversazioni coi trapassati, ecc., tutte questioni senza base positiva, che io abbandonerò senz'altro ai molti, ai troppi grrandi filosofi dell'era nuova, destinati a screditare la cultura scientifica, e quella che Galileo e Néwton chiamarono "filosolìa naturale ». Senza neppure accennare alle altre opere .... deleterie del mistico astrofilo di Juvisy - purtroppo già molto diffuse - diremo, invece, di quelle piì1 utili per l'insegnamento dell'astronomia, accennando anche alle istituzioni fondate per sua iniziativa.
182 L' U N I V E R S I 'r À L I B E RA i\IERITI RICONOSCIUTI. Quanto ·alle opere di divulgazione, le principali sono, indubbiamente: L'Atmosfera (1872); la Storia del Cielo (1873) tradotta in italiano dal Pizzigoni; le Terre del Cielo (1877) di cui. si ha una scorrellissima traduzione dello Stabile; l'Astronomia popolare (1879) ben tradotta dal Sergent; Le Stelle (1881) volume zeppo di errori, da me tradotto e corretto ed aggiornato nel 1904, ma oramai antiquato come i precedenti. Opere più tecnicamente importanti sono l'Aliante celeste, che non è veramente del Flammarion, ma del povero e disgraziato Dien, al quale il primo aggiunse alcune tavole colle orbite delle stelle doppie o multiple da lui misurate nel 1877 e '78; infine i due volumi sul Pianeta Marte (1892 e 1909), che è una raccolta quasi completa dei dati e disegni riguardanti quell'interessante pia: neta dal 1636 in qua. • Chi poi volesse una curiosa autobiografia di Flammarion potrà leggere le Mémoires d'un astronome, il cui primo volume (dalla nascita al 1870) fu pubblicato nel 1911, mentre il secondo uscirà fra non molto a cura della vedova signora Gabriella, di lui collaboratrice, come la prima moglie sig. Camilla, ora nuo- . vamente accanto a lui nel sepolcreto fattosi costruire nel parco del Castello-Osservatorio di Juvisy, donatogli generosamente nel 1882 dal suo grande ammiratore signor Méret di Bordeaux. Data dal 1882 anche la fondazione della rivista mensile L'Asll'onomie, che poi divenne il bollettino ufficiale della Società Astronomica di Francia da lui pure fondata nel 1887, ai cui « membri » io raccoman_do di non ... gonfiarsi troppo (come taluni fanno) perchè si sa benissimo che si può essere ammessi anche digiuni alTatto <li matematica e di astronomia, come quelI'Olivero che voleva rovesciare tutta la meccanica celeste. L'UOMO EGOCENTRICO. Ed eccoci, infine, alla parte più ingrata, quella di giudicare l'uomo, più che l'astrofilo od il filosofo. Taluno potrà dire: in cauda venenum, padronissimo, ma, d!I chi mi conosce, si sa che. io sono un irreducibile paladino della verità .... non soltanto in coda, e, modestia a parte, sono certo che il motto di Giovenale e di Rousseau: Vita impendere vero, si attaglia meglio a me che a Camillo. Una delle prove può essere questa, che se avessi ambita più l'amicizia di Flammarion che la verità, non avrei perduto tanto tempo a correggere ed annotare si francamente la traduzione dell'opera Le Stelle, ragione per cui non ebbi dall'autore neppure un rigo di ringraziamento, ma neanche di conlrocritica. Io già avevo esuberantemenle lodato il Flammarion in varie occasioni (v. Astrofilo n. 10 e Scrutatori del Cielo pag. 5) nel
t.'UNtVRRStTÀ LIBBRA 133 1901 e 1903, ma poi, viste e sapute tante altre cose, gli diedi il fatto suo nel n. 16 del mio Astrofilo (marzo 1906), dimostrando l'egoismo, anzi l'egocentrismo (pretesa di accentrare in sè tutto il mondo astronomico, come altri vorrebbe fare del mondo politico e sociale) di colui che pure si proclamava citoycn dc l'Univers, mentre, in realtà, osteggiava tutti gli altri divulgatori, anche francesi, belgi, messicani, ecc., e non citava lavori, anche importanti, che non contenessero adulazioni per lui. Nell'Avanti! del 7 giugno 1925 il prof. Sacerdote tessè un elogio un po' esagerato di codesto « figlio del proletariato », rapidamente. imborghesito, non ricordando, forse, che, sull'Avanti I stesso - del 5 settembre 1905 - a proposito dei salamelecchi fatti alla bigottissima moglie di Colui che confermò la sentenza di morte di Francisco Ferrer; si leggeva questo .... codicillo intorno « alle chimere mirabolanti del misticismo ipnotelepsicopatologico flammarioniano, che librariamente è una invenzione eccellente, uno dei tanti e vili mezzi di speculazione». Mentre, poi, egli - il grande e puro apostolo di Urania - . protestava ad ogni minima riproduzione di qualche periodo o disegno tolto dai suoi libri, egli, dico, non si peritava ad attingere, senza citazioni, a mille libri, ed è veramente colossale il suo plagio della legge della caduta dei pianeti sul Sole, che egli afferma di avere trovata dopo molte fatiche e molte veglie mentre già si trova in Newton (1684), nell'opera del nostro Frisi (1768), ecc. Dunque, o trattasi di un grosso plagio, o cli grave ignoranza astronomica. Ecco perchè non lo chiamo « astronomo » o « Maestro » come tanti « membri », i quali dimenticano che un vero astronomo non può approvai-e l'assurdità cieli'« ora estiva», nè l'interruzione delle settimane, come Flammarion propose nel di lui progetto di «Calendario razionale (?) perpetuo. » Insomma, tutto sommato, non rimane, all'attivo di Flammarion, che l'attiva e geniale propaganda, i lavori sulle stelle doppie e su Marte, la fondazione della rivista mensile, dell'Annuario e della Società astronomica di Francia. Non è poco, e si potrebbe anche dir molto se il buono non fosse staio in gran parie frustrato dalla sua pessima· filosofia. Comunque, sappiano e .ricordino ben bene tutti i « membri » della Società che se anche conoscessero a menadito tutte le opere cli Flammarion non potrebbero _ancora vantarsi di sapere l'Astronomia, perchè ignorerebbero i metodi d'osservazione, di riduzione ed i calcoli indispensabili per trattare i problemi anche più elementari cli meccanica celeste. Gli effetti della propaganda flammarionesca si rispecchiano in questi due episodi: quello di iuadaine X.... che destinò una bella somma per chi sarà capace di mettersi in comunicazione con un pianeta che non sia /lfarte, perchè, dando retta a Flammarion, credeva che con Marte si fosse già in confidenza; e quel-
1s, L' C N I V E R S 1 T l L 1 D E RA lo di madamigella Y...., la quale, esaltata dalle fantasticherie del poeta del Cielo, e morta giovanissima, gli legò la pelle delle sue spalle perchè facesse con essa rilegare il primo nuovo libro che avesse pubblicato. Ma non è questo che deve scaturire dal comandamento filosofico impresso sul cancello dell'Osservatorio di Juvisy: Ad 1Jerilatem per scienliam. Occorre per ciò una ben diversa e più positiva forma di ricerca e di propaganda. In Italia vi sarebbe qualcuno veramente capace di insegnare al nostro popolo i fondamenti dell'Astronomia, e della filosofia naturale, ma .... non ha la fortuna di avere anche un fratello editore ... ISIDORO BARONI. PETER J{ROPOTRIN: Ethik. Vcrlag « Ocr Synclikalist •, Bcrlin. Già da due anni è uscita la prima edizione tedesca dell'Elica di Kropotkin che, come si sa, è l'ultimo lavoro dell'instancabile maestro nostro. Si tratta di un grosso volume di 260 pagine ornato da un bel ritratto dell'autore al suo tavolo di lavoro. Porta questo sottotitolo: « Ursprung und cnlwickelung dcr sitUichkcil », cioè Origine e sviluppo della moralità, e l'indicazione: Primo volume. Ciò evidentemente perchè l'opera cosl com'è pubblicata in tedesco finisce nl tredicesimo capitolo, dove si esaminano gli sviluppi degli insegnamenti morali nel diciannovesimo secolo. Il tracluttor.e dal . russo, N. LebedefT, fa osservare che la conclusione di questo tredicesimo capitolo è interrotta nel manoscritto; ma si sperava di ritrovare e pubblicare fn seguito la fine ... Fortunatamente pare che si sia ritrovato tutto ciò che l{ropotkin scrisse su tale argomento, cosicchè presto avremo in francese ed in italiano anche quest'opera completa. Come la Grande Rivoluzione, la Scienza moderna e l'Anarchia, e il Mutuo Appoggio, questa Etica è una delle opere più organiche che siano uscite dalla penna di Pietro l{ropotkin. Per l'argomento che tratta e per il metodo seguito è forse quella che meglio rivela l'acume e la precisione dell'indagine. Le sue ,,aste conoscenze scientifiche lo portarono dapprima a ricercare le origini della moralità come un bisogno intuitivo, indi a porre le basi preliminari di una nuova etica cd a studiare il principio morale nella natura sulla scorta delle grandi indistruttibili teorie fondate sull'osservazione della vita animale ed umana. Un capitolo è dedicato alla Intuizione morale dei popoli primitivi ed un altro opportunamente studia l'evoluzione dell'insegnamento morale. La Grecia antica, il Cristianesimo, il i\fodioevo e In Rinascenza sono studiati secondo le loro celebri scuole - sofisti e stoici - i loro grandi filosofi, le antiche religioni, le lotte dei popoli, le grandi scoperte. L'ultima parte ci rappresenta, di secolo in secolo, gli sviluppi, il cammino degli insegnamenti morali dal settecento a tutto il novecento. E; un vero corso di storia della filosofia morale da Hobbes e Spinoza a. Spencer e Guyau, cornpresevi le scuole filosofiche francese e tedesca, le teorie inglesi, la morale del positivismo, l'etica del socialismo, gli evoluzionisti - Darwin e Huxley - l'egoismo e l'altruismo ... Mn, come abbiamo detto, tra non molto anche quest'opera sarà edita in italiano. Rimandiamo quindi una più larga recensione del libro n quando anche questa bella cd utile iniziativa sarà un fntto compiuto. ·Ora vogliamo concludere col raccomandare lo sforzo degli editori, i quali, malgrado tutte le avversità, sono abituali a mantenere le promesse, prenotando largamente e subito alla coraggiosa iniziativa.
La Repubblica Romana del 1849 E LA SUSSEGUENTE REAZIONE IN ITALIA NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE MAZZINI. II. Due scritti di Giuseppe i\Iazzini non sono privi d'interesse, in questo volume (1), riguardanti la Repubblica Romana e la politica d'intrigo, d'inganno e di sopraffazione vi9lenta esercitata contro di lei dalla Repubblica Francese presieduta dal Bo· naparte. Il primo è la prefazione alla pubblicazione in opuscolo della traduzione italiana (stampata a Losanna nel 1843) della « Risposta di Ferdinando Dc Lesseps al Ministero e al Consiglio di Stato » di Francia. Il Lesseps era stato inviato nella primavera del 1849 dal governo francese in missione semi-ufficiale a Roma, per addormentarvi le resistenze popolari, per tirare a lungo delle trattative destinate a naufragare ma utili a guadagnar tempo e impedire ai romani di pensare seriamente a difendersi; per mantenere, in sostanza, il governo repubblicano romano nella illusione sui fini reconditi della lontana repubblica « sorella maggiore » di Francia, e dare modo così all'invasione militare di procedere, almeno all'inizio, senza ostacoli e nel contempo salvare le apparenze agli occhi dell'opposizione• d'èstrema sinistra del Parlamentò francese. II Lesseps purtroppo servi non senza frutto all'indegno giuoco; ma (come lo dice il Mazzini) uomo di tendenze liberali e onesto di cuore, aveva preso la sua parte più sul serio di quel che si voleva dal governo di Parigi, e creò a questo non pochi imbarazzi: il che gli guadagnò il biasimo del Consiglio di Stato. A questo biasimo egli oppose una sua risposta, che naturalmente rendeva, almeno in parte, giustizia a Mazzini ed al governo repubblicano di Roma; e Mazzini non poteva non trarne profitto, divulgandola fra i lettori italiani. Nelle poche pagine di questa prefazione cogliamo un pensiero di Mazzini, accennato di volo, ma not~vole, che fu poi più tardi ripetuto nei Doveri dell'Uomo; egli lamentava a un certo punto che Lesseps « forse piegò all'abitudine di sostituire la Patria anche ingiusta alla Patria dell'anime, l'Umanità, e i voleri del suo governo al Dovere » (2). In altre parole, Mazzini esprimeva questo pensiero: che non deve subordinarsi l'Umanità alla Patria, sopratutto se questa sia ingiusta, e che l'uomo onesto non deve confondere il volere del suo governo col Dovere. (1) Scritti Edili ecl Inediti di Giuseppe Mazzini. - Volume XXXIX (Politica, voi. 14°). - Edit. Cooperativa Tipografico editrice Paolo Galeati, lmoln. 1924. - L. 8. (2) Idem, idem. - png. 131.
136 J}UNJVERSITÀ J.. IBERA. L'altro scl'ilto è un articolo pubblicato nell'Italia del Popolo di Losanna su « Roma e il Governo di Francia », col quale Mazzini interveniva nelle discussioni che si fecero allora al Parlamento francese ~ulla questione 1·omana. Egli constatava che alfìne il governo francese s'era tolto la maschera e, per bocca cli lutti i suoi capi, da Thiers a Oclilon Barrot, aveva confessato che la spedizione francese confro Roma fu ideala ed eseguita con l'intento cli restaurare senza limitazione alcuna cli diritto la sovranili, temporale ciel Papa. li pretesto, ch'era stato prima accampato, che la Francia acconeva per prevenire l'intervento austriaco, stupido cli per se stesso, si mostrava così ciel tutto falso. E Mazzini dimostrava, con cifre alla mano, che la Repubblica Romana, senza l'intervento francese, avrebbe avuto la possibilità d'opporsi agli austriaci e cli risollevare, forse, le sorti cli tutta la rivoluzione italiana. Amare parole gli escon dalla penna all'indirizzo dei repubblicani rinnegali cli Frnncia, di coloro che avevano fin dal 1815 congiurato contro i troni e gli allari, e poi, saliti al potere, l'acevan della Repubblica francese una monarchia mascherata ed una alleata e uno sgherro ciel Papato: « Cospiratori per impazienza cli potere ... tremanti e adulatori davanti al popolo quando sorge nell'onnipotenza rivoluzionaria, poi feudalmente insolenti quando il leone s'acqueta, cospirano oggi contro l'istituzione repubblicana alla .quale tutti giurarono fede; persecutori• per irritazioue di rimorso dei loro antichi compagni, persecutori per terrore ciel vero di quei che non mutarono mai credenza o linguaggio: essi mutarono tante volte che non è sillaba nei loro discorsi dell'oggi alla quale non potesse trovarsi confutazione in quei d'un anno o di mesi addietro ... » (1). Egli alludeva fra l'altro anche all'antico carbonaro Luigi Napoleone Bonaparte, che cli lì a circa due anni doveva gittare ciel tullo la maschera repubblicana per risuscitare un Impero a scartamento riclollo. L'intervento cli Mazzini non si limitò, però, a commentare le discussioni ciel Parlamento francese. Quando Vili. Emanuele Il il 20 novembre 1849, ministro il D'Azeglio, scioglieva il Parlamento di Torino, l'Italia del •Popolo pubblicò un articolo a commento ciel decreto regio, iil cui Mazzini vedeva già un documento storico importante a prova della instabilità delle libertà popolari garantite dallo Statuto. Le previsioni di Mazzini non si avverarono allora; ma non per questo esse erano ingiustificate. Toccava ad un più tardo avvenire il provarlo; e chissà, qualora si fossero seguite le indicazioni mazziniane di quel tempo, che tante dure prove non si fossero in seguilo potute evitare! Si riallacciano alla discussione sulle cose del Piemonte gli im- (1) Idem, idem. -- pag. 231.
J/'UNIVERSITl LIBERA 137 portantissimi « Cemii e documenti intorno all'Insurrezione Lombarda ed alla Guerra regia del 1848 » pubblicati da Maz.zini, sempre nell'Italia del Popolo in dicembre del 1849. In essi l'autore sviluppa gli stessi concetti e dà la medesima interpretazione che negli scritti anteriori, specialmente in quello sui « Parliti e cose d'Italia» di cui ci siamo occupati a';'inizio di questo articolo. Esso presenta maggiore interesse dal punto di vista storico perché pii, organico e ·sopratutto più corredato di documenti ufficiali pubblici e segreti, prima d'allora ignoti o quasi, i quali convalidano la tesi storièa sostenuta da Mazzini e mostrano come fin da un anno prima egli avesse intuita la verità. Qui ·egli, fra l'altro, si riferisce anche a quell'importante libro cli Carlo Cattaneo, uscito in quell'anno a Lugano col titolo Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra. « Il libro di Carlo Cattaneo, uomo che onora la parie nostra .... è libro che per estrema importanza cli falli e considerazioni vuole esser letto da tulli; che nessuno ha confutato e che nessuno confuterà» (1). Ma difTonclerci su questa parte ciel volume mazziniano (del resto notissima, perché ebbe separate edizioni italiane e traduzioni in francese e inglese, e fu inclusa nella edizione del Daelli) ci condurrebbe ad inutili ripetizioni di quel che dicemmo su « Partiti e Cose d'Italia». N~ imporla dar pii, che un accenno alle parole di solidarietà che Mazzini scriveva, quando a Parigi si fece il processo ai repubblicani e rivoluzionari francesi che in quella città inscenarono, il 13 giugno 1849, una violenta dimostrazione contro il governo per la spedizione di Roma. E così pure basterà ricordare il manifesto mazziniano che nel febbraio 1850 fu lanciato ai 1fomani per ricordare e commemorare l'anniversario della proclamazione della già caduta Repubblica. A proposito del « Programma » clell'Jlalia del Popolo cli Roma (che dicemmo potersi considerare come il programma dell'attività di Mazzini in seno alla Repubblica) abbiamo accennalo alle idee religiose e deiste di lui. Orbene, in questo stesso volume vi sono altri due scritti che giovano a dare un'idea della concezione religiosa di Mazzini: i Pensieri agli Arcivescovi e Vescovi d'Italia a proposito d'una enciclica cli Pio IX cli quell'anno e l'articolo Dal Papa -al Concilio. Il primo, posteriore al secondo, è 0 in fondo un invito al clero a staccarsi· dal papa; e sviluppa i concetti di libertà e d'uguaglianza che tutti con un po' cli buona volontà possono desumere • dal Vangelo, per concludere che il dovere religioso impone la solidarietà con i poveri e gli oppressi contro i potenti, citando le (1) Idem, idem. - pag. 274.
138 L'UNIVERS.ITÀ LID~I\A parole cli Paolo agli Efesi: « Però che noi non abbiamo. bat~aglia contro il nostro sangue e la uostrn carne, ma contro 1 pnncipati, le potestà, i reggitori ciel mondo e delle tenebre di questo mondo». Il resto è polemica con Pio IX, dimostrazione che questi s'è posto fuori della legge di Dio, che la rivoluzione è opera educatrice e missione religiosa; e fa appello ai sacerdoti perchè," contro la Chiesa attuale ostile alla verità, provvedano ad un rinnovamento religioso che porti sulla terra l'eguaglianza di Cristo, la quale non è possibile se non « riformando una società fondata sul privilegio, distruggendo il pubblico culto della menzogna, insegnando l'inviolabilità del.la vita .... Non si fonda la fratellanza di Cristo dove l'ignoranza, la miseria, la servitù, la corruttela degli uni e la scienza, la ricchezza, la dominazione degli altri contendono agli uomini la stima mutua e l'amore ... Non s"infonde negli animi la virtù· del sacrificio, dove l'egoismo a scanso di rischi è forzatamente insegnato dalle famiglie; dove il danaro è solo fondamento alla securità e all'indipendenza degli individui. Non si predica efiicacemente la fiducia in una terra solcata di spionaggio governativo e seminata a ogni passo d'un ufficio di censura e d'una prigione » ( l). Una curiosità di questo scritto è la cura che deve porre Mazzini, avversario d'ogni idea di comunismo, a difendersi dall'accusa d'esserne fautore. « Le parole comunismo e .socialismo (egli dice) intorno alle quali sembra versarsi tutta l'ira papale, non rappresentano che un artificio oratorio a conciliarsi l'animo dei paurosi male informati, ai quali qu~i vocaboli suonano· anarchia, divisione violenta di terre, abolizione di proprietà e peggio » (2): tutte cose alle quali .Mazzini si dichiarava avverso o estraneo, preoccupato unicamente del problema nazionale. Nell'altro scritto, più lungo, Dal Papa al Concilio, Mazzini espone le sue idee di riforma religiosa in modo più sistematico. Egli vi si dichiara avverso al Papato ed al Cattolicismo, contro i quali afferma lo sviluppo d'una rivoluzione morale e proclama un principio di libertà morale. « Sembra fatale che le grandi istituzioni debbano, consunto il proprio periodo di vita, spegnersJ tutte nel fango e nel sangue» - egli nota, - e per ciò trova naturale che il re assoluto s'accoppi al carnefice: « cattolicismo, despotismo e pena di morte, tre basi della società, tre elementi del vecchiç mondo che il nuovo distruggeva » (3). Contro questo vecchio mondo, in luogo del Papato la cui rovina affermava inevilabile, Mazzini invocava il principio dell'accordo e dell'associazione anche sul terreno religioso, per lui inscindibile da quello politico; e per ciò, come politicamente egli chie- (1) Idem, idem. - pag. 372 e 373. (2) Idem, idem. - pag. 351. (3) Idem, idem. - pag. 176 e pag. 179..
L' U N I V E Il S I T l L I H E RA 189 deva la proclamazione e gli statuti nuovi di una repubblica ad una assemblea o Costituente italiana liberamente eletta, così patrocinava la convocazione d'un grande Concilio dei credenti, i· quali deliberassero una riforma ed una nuova organizzazione religiosa non pii, basala, come il Papato, sull'immobilità e l'obbedienza passiva, ma sul mutuo consenso ed- il libero ossequio nel vincolo puramente spirituale delle comuni credenze Noi siamo oggi troppo lontani, per tempo e per idee e sentimenti, da questo spiritualismo deista, e ne vediamo di pii, il vuoto, le contraddizioni ed anche il pericolo grave di rinascenti tirannidi, cui certe afTermazioni e costruzioni religiose di i\fazzini potevano. dar luogo (1); ma riportandoci ai tempi d'allora comprendiamo come esse potessero esercitare una forte suggestione su quegli spiriti in cui il sentimento mistico si accompagnava all'ardente desiderio di libertà. Ciò ci aiuta a comprendere il sacrificio dei sacerdoti Andreoli, Ugo Bassi, Gdoli, Grazioli, Tazzoli, ccc. D'altra parte queste idee e aspirazioni mazziniane ad una riforma religiosa non mancavano di suscitare nei cattolici pii, fedeli alla Chiesa la paura dell'eresia; e questo deve aver contribuito non poco ad acuire le ostilità cattoliche contro la Repubblica di Roma, dove al posto d'un pontefice fug-· gito si vedeva sorgere ed afTermarsi sempre pii, la figura pericolosa non solo d'un rivoluzionario politico, ma d'un eresiarca. Lo scritto di questo volume che meno mantiene le promes-· se racchiuse nel titolo è La Santa Alleanza dei Popoli. V'è sempre, certamente, il medesimo sentimento d'entusiasmo e lo slancio in avanti, l'aspirazione ad un migliore e più degno avvenire dell'umanità, che è in lutti gli altri scritti mazziniani; ma la visione di questo avvenire è assai 1neno chiara. Non vi si con1prendc con precisione 1:ome Giuseppe i\lazzini concepisca la organizzazione della vasta 'federazione dei popoli, che sarebbe nei suoi voti. Vi sono altri scritti di lui sullo stesso argomeuto assai (1) li deismo e la concezione nco-sacerdotale della dottrina religiosa di G. ~lazzini costituiscono la parte più caduca di tutte le sue teorie. Michele Bakunin ne ha scritta una critica cd una confutazione delle • più esaurienti, sopratutto lumeggiandone le co11tr:1e1clizionie i pericoli dal punto di vista della causa della li~ertù e del progresso umano. Alcuni dati scientifici su cui Bnkuuin si basa~•a forse oggi appaiono meno sicuri, e certe ipotesi non h,rnuo più ora quell'aspetto di t·crtczza sollo cui si JH'csenlavano ai tempi in cui Biil'ltncr, Molcscholt, Vogt, ccc., le affacciavano. ~la indipendc11tcmc11te eia ciò, la confutazione del deismo mazziniano fatta da B:1kunin conserva c111.asinl completo il suo vnlorc :ippunto pcrchè, trnsportata dalle sl'icnze naturali sul terreno prntico politico e sociale, essa rivendica alla libcrn iniziativa unrnna il progredire delle società e cl:\ un punto di partenza tutto umano e sociale ,dia concezione del dovere, della lolla e del sacrificio per ln conqubla d'un migliore avvènirc dei J>O• poli (L. Fabbri).
140 L' U N I V.E R SI T À LIBERA meno nebulosi di questo, specialmente se si t:isale p,iù indietro, ai tempi della Giovine lla/ia. e della Giovine Europa. Ma forse questo del 1849, anche per la sua relati-".a brevità, p,uò riguar• darsi più un, appello a raccolta, un mam(esto, che una vera e propria esposiz-ione di principii. Mazzini vi esprime sopratutto il suo richiamo,. dopo le tremende sconfit.te di quegli ultimi due anni in Italia, a più vaste. solidarietà per la. rivincita, una rivincita di tutti gli oppressi al di qua e al di là della frontiera, degli uomini d'ogni razza e d'ogni fav.ella. Egli additava nella Santa Alleanza, che aveva trionfato contro Napoleone nel 1815, restaurati i vecchi troni in tutta Europa e uniti questi in lega contro ogni anelito di libertà, il nemico da combattere dovunque e su tutti i. punti con una solidarietà d'intendimenti e di sforzi fra tutti i popoli. Scopo immediato,. il trionfo della democrazia in ciascun paese; intento snpremo ad ogni sforzo, l'umanità; e termine intermedio,. mezzo- d'az.ione e di collegamento, tra l'individuo e l'umanità, la nazione. In ogni nazione raggiungere l'armonia fr.a g.overnati e governanti attraverso il libero voto popolare. Forma logica di tutti- gli or-dinamenti democratici la repubblica. Costituire la democrazia militante al di sopra di tutte le scuole, sette e chiesuole: « contrapporre alla lega dei Principi « la santa alleanza dei popoli» Cl,). Noi, e coloro che, come noi, non sono repubblicani perchè il governo repubblicano appare loro istituzione che conserva alla base il difello, vero peccato ori'ginale, di tutte le istituz.ioni autoritarie, - specialmente dopo gli- esperimenti delle democrazie e delle· repubbl-ièhe di quasi un seeolo, - vestiamo freddi dinanzi ad una troppo vaga e generica affermazione di un, programma politico, di cui oggi vediamo i lati negativi,. le impossibilità, le ingenuità. Si tratta ad ogni modo d'un programma che molti di noi hanno sn·perato col loro desideFio di libertà più ampie e positive; ma criticarlo, a settantacinque anni di distanza ci sembrerebbe fuor di luogo. Preferiamo piuttosto, prescindendo dalla fredda lettera dei programmi• contingenti per loro natura sempre caduchi, attingere ai principii superiori, a.i. sentimenti più alti, che in quei programmi cercavano, sia pure illudendosi, una via di attuazione: poichè quei principii e quei sentimenti non possono perire e costituiscono il lievito perenne ~ dell'umano progresso. Quale virtì, di rincoramento dovevano avere, in quel tragico momento di sconfitta per la libertà, le parole che Mazzini attingeva ad un cosi grande amore per gli u.omini e per la giustizia! Ai tiranni ei diceva in atto di sfida: « La, v.ittoria· è nostra ... Che· impor La il trionfo di un'ora? Che in1-porta- se concentrando lutti i vostri mezzi d'azione, giovandovi di tutti gli in- (!) Volume cilulo di G. M., pag. 209.
L' u N I V E n s I T l L I n B n A ganni, traendo partito da gelosie e pregiudizi.. .. seminando l'egoismo, la diffidenza e la corruttela avete represso i noslri moti e restituito l'ordine an'.tico di cose? Potete voi restituir le credenze in quell'ordine? o presumete di mantenerlo lungamente colla sola forza e seni'appoggio di fede?» (1). Ed ammoniva altresì i popoli e gli uomini di libertà: « L'unione sincera, attiva, nelle opere fra quanti figli d'una stessa terra vivono d'una fede medesima; e fra quanti popoli dell'Europa anelano ad uno stesso fine » (2); ecco ìl .primo passo da fare, per resistere alla reazione imperversante non solta1ito in Italia ma anche fuori, alla fine del 1849. « AfTratèJl~rci praticamente!. .. i,; tempo che relazioni regolari, continue, avviate, rannodino da un punto all'altro d'Europa e d'America quanti combattono e sperano per la santa causa della libertà .... » (3). « Unitevi dunque. I momenti corro-,10 gravi d'eventi. I tristi governi che pesano a guisa d'incuLo sulle vostre facoltà e sull'anima delle nazioni, v'hanno dato ·il loro programma: alleanza ad opprimere; sia il vostro: alleanza ad emancipare. Pubblicamente o segretamente a seconda dei luoghi, rannodiamoci, intendiamoci, prepariamoci » (4). ,Come :pel p·assato, ei non perdeva coraggio nè speranza. E quando gli eventi ·più forti gli ·sbarravan la via, egli sostava un·· istante, e poi riprendeva il cammino. Nei momenti piiì bui, quando i governi europei credevan d'averlo ridotto al silenzio e i popoli piegavano sotto la raffica, quando gli agenti di Metternich nss;curavano che tutto era quiete in Italia e non restava scgnito alcuno àlle idee tli l\fazzini, ecco che all'improvviso scoppiava un moto, un tentativo insurrezionale, ecco ·che si scopriva la rete d'una vasta congiura, ecco che da qualche stamperia clandestina si tlifTondeva per la penisola un appello di fuoco dell'uomo temuto cd instancabile. Nuove sconfitte succedevano alle sconfitte passate; egli era l'eterno vinto. Egli andava innanzi seminando con largo gesto di liberatore la buona novella, ma non si voltava indietro nè si chinava a raccogliere. Dietro a lui venivano gli altri, che ,lo combattevano, Io calunniavano, lo ingiuriavano, - ed essi, abili, raccoglievano il frutto della sua seminagione, facendone lor -pro, mascherandone l'origine, stornandolo dai più nobili scopi, rimpicciolendolo, vincendo per proprio conto, ma senza poter nascondere di fronte al vindice avve11ireche essi non ernno i veri vincitori ma solo-gli astuti profittatori del lungo lavoro e dell'aspra battaglia altrui. Venivano bensl per Mazzini cli tanto in tanto, ed anche trop- (1) lcl<!m, iclem. - pag. 257. (2) Idem, idem. - png. 208. (3) lclem, iclem. - pag. 218. (4) Idem, idem, - pag. 221.
142 J/UNIVERSITÀ LIBERA po spesso, i giorni neri in cui anche la speranza sembrava affievolirsi e spegnersi, specialmente quando all'indomani d'una sconfilta o d'un vasto disastro, ei restava solo, in qualche perduto villaggio svizzero od in un quartiere ancor più solitario della fredda Londra, solo con le sue memorie, non di rado con la miseria, senz'allra compagnia che la visione dei morli per la sua fede, abbandonalo e tradito da tanti ch'ei aveva educali ed in cui fidava. Pareva che allora il coraggio lo dovesse abbandonare; e la tragedia dell'anima sua, in quei momenti d'angoscia, s'intravede nelle lettere intime ai pochi amici rimasligli, specialmente in quelle alla nobile madre sua, la confortatrice e fiai1cheggiatrice coraggiosa, buona e intelligente, del suo apostolato. Ma dove ad altri sarebbe mancata la forza, egli ne riacquistava sempre cli nuova. I più combattono perchè han fede di vincere; egli combatteva. anche quando non vedeva barlume di luce, anche quando la vittoria gli s'allontanava innanzi agli occhi fino a sembrare impossibile. La forza ch'ei non poteva allora atlingere in una speranza che dileguava, ei ·1a ritrovava, forse anche più ferrea e 1·ovente, nel sentimento del dovere. Ecco perchè l'eterno vinto era instancabile ed invincibile. In esilio, spesso costretto a _restar nascosto anche dove tu lti potevano liberamente parlare, con un nuvolo di spie dei più diversi governi alle calcagna, insidiato, diffamato, misconosciuto talvolta anche dagli amici, egli non si arrestava. Nella sua intima coscienza del dovere, trovava la nuova forza necessaria per persistere, per resistere, per tornare all'attacco; per continuare con la penna, con la stampa ·pubblica o clandestina, con l'agitazione aperta o la cospirazione, quella ch'egli chiamava « la guerra santa» contro i tiranni paesani e stranieri della sua patria, contro i violatori del diritto e della giustizia su tutta la terra, contro tutto ciò che gli appariva inumano e menzognero. E allora, nella lotta, le ferite delle sconfitte, dei continui insuccessi passati, delle delusioni e dei tradimenti, si rimarginavano in lui. Dalla fierezza del compimento d'un sacro dovere presto rinascevano le speranze, che parevano poco prima dileguate per sempre. L'anima sua ritornava pii, serena e cli nuovo si riempiva cli fiducia - non solo della fiducia in quel Dio tutto suo, che nell'ardente sete di sovrumana ed assoluta giustizia si era creato, - ma allresi di fiducia nel Popolo, che la sua mente ed il suo cuore esaltavano, attribuendogli quasi le stesse virtù della divinità, in un entusiasmo che era il riflesso del suo grande amore. « Parlino il vero e non temano di fallire all'intento » - scriveva egli nello scorcio cli quel glorioso e triste 1849 per gli uomini del Piemonte, ma in sostanza per essere inteso da lutti gli italiani. - « Nel core del nostro popolo freme un istinto di patria, di libertà, di grandi cose, che non aspetta se non l'occasione
J/t,;NIVERSITÀ LIBERA 143 ed uomini ch'ei possa dir suoi ... E contro questo istinto, contro questo presentimento, verranno a rompersi, purchè vQgliate aver fede in voi, nel popolo e nei fati d'Italia, tulli i tentativi ch'or si maturano di reazione. Brev'ora prima dell'alba, l'aria commossa si raffredda; diresti che la tenebra si raddensa; e un fremito quasi di tempesta corre per le cime degli alberi - poi sorge dall'orizzonte, rapido siccome trionfatore, il grande luminare che conforta cd anima di nuova vita la creazione.» (1) .. LUIGI FABBRI. (I) ldc;11, idem. - pag. 206 e 207. OPERE DI Pietro Kropotkin. In preparazione: ETICA ORIGINI ED EVOLUZIONE DELLA MORALE (Prima edizione italiana a cura di LUIGI FABBlll) I. Necessità di indagare le origini fondamentali della moralità. - li. Basi preliminari di una nuova elica. - Ili. Jl principio mo· raie della natura. - IV. L'intuizione morale dei popoli primi• livi. - V. Sviluppi delle dottrine morali. La Grecia antica. - VI. L'Elica cristiana. - VII. Idee morali del Medioevo e del Rinascimento. - VIII. Evoluzione dell'idea morale da Hobbes a Spinoza e Locke. - IX. Teorie morali francesi dei secoli XVII e XVIII. - X.L'Elica del sentimento da Shaflesbury ad Adamo Smith. - Xl. La filosofia morale di Kant e suoi successori tedeschi. - Xli. Teorie morali della prima metà del secolo XIX. - XIII. L'Etica del socialismo e dell'evoluzionismo. - XIV. Teorie morali di Spencer. - XV. L'Elica di Guyau. Conclusione. No· le finali. Per la sollecita realizzazione anche di questa nostra iniziativa, contiamo mollo sulle prenotazioni fissale a sole L. 8 la copia per l'llalia e L. 10 per /'es/ero. Spedizioni franche di porto racco· mandale. CASA EDITRICE SOCIALE -- Viale Monza 77 -- MILANO
PUERICULTURA PREGIUDIZI Quantunque il compito non sia fàcile, mi accingo a svolgere qualche argomento affine a quello trattato nel N. 2 di questa Rivista, promettendomi di parlare, in numeri successivi, anche di problemi educativi. Mi riesce tanto penoso veder soffrire i bambini e penso che anche a qualche mamma non dispiacerà di seguire il mio pensiero, di ragionare un poco delle sue creature. Generalmente, non si sorveglia l'alimentazione infantile, si trascura la decorrenza dei pasti e la nat9ra degli alimenti; e ciò è grave errore anche se -riguarda il primo periodo di vita. La madre ha una grande preoccupazione di dare il latte e si spaventa se le sembra che il suo piccino poppi poco. Vorrebbe vederlo suggere avidamente, voracemente. Appena lo sente vagire gli porge il seno. Vorrebbe guarirgli ogni male col proprio petto. Si pecca così di super-nutrizione. Non si lascia al bambino il tempo di digerire il latte ingoiato, e tanto meno si lascia ad uno stomaco, non ancora abitualo al lavoro, il tempo di riposare. Difficilmente (e per lo pii1 solo in casi di incoscienza) si deve esortare la madre a nutrire maggiormente il proprio bambino. Lessi in una trattazione di puericoltura che i medici in Norvegia sono riusciti a persuadere le mamme a lasciar trascorrere circa 5 ore fr,1 una poppata e l'altra e persino 6 ore durante la notte. Molli casi di idiozia e di irrequietezza nervosa sono causati dalla soverchia nutrizione infantile o dalla cattiva nutrizione (somministrazione di pappe, di amidacei, di bevande eccitanti quando lo stomaco non ha ancora acquistato una completa capacità digestiva). Fermiamo la nostra osservazione su di un altro ratto: i neonati hanno le ossa tenere ed il corpicciuolo delicato. In poco tempo crescono di statura. Traggono grande profitto dall'alimentazione. I loro primi lavori sono il mangiare ed il muoversi; allora, perchè non si dà il bando alle fasce? a quelle strisce di stoffa che imprigionano il hambii~o. che gli comprimono il petto, che gli contendono il diritto di espandersi? Contrariamente alla credenza comune, le fasce affaticano il bambino, il quale ha bisogno di dilatare i suoi polmoni, ha bisogno di compiere quella ginnastica che gli favorisce il ricambio degli elementi cattivi con quelli buoni per il suo corpo. I movimenti, che solo lui stesso sa guidare e misurare, gli sono fonte di forza e di vitalità. Al bambino inoltre riesce disagevole il sentirsi - fin dai primi giorni di vita - sballottare e stringere nelle fasce, mentre gli riesce comodo lo stare sdraiato su di un guanciale o di un materasso, coperto di panni che non gli imprigionano nessuna parte del corpo. Eccettuata la semplice ben- . da consigliata dalla cura ostetrica nessun indumento deve li- .mitare il movimento del torace e delle membra infantili. L' im-
L' U N I V E R S I T À L I B E RA 145 mobilità, ehe è tanto penosa agli adulti ancor più lo è ai piccm1, i quali, appena liberi, sgambettano, distendono e muovono le braccia, e, quando riescono ad aggrapparsi, esercitano i loro muscoli. Quante volte il bambino è inquiet<re piange solo perchè non gli' si permette il moto! Un altro pregiudizio è quello di credere che il bagno causa malanni al neonato. Invece un tuffo nell'acqua tiepida, un rapido lavaggio quotidiano alla testa favoriscono la traspirazione cutanea, impediscono il deposito del sudiciume nelle pieghe della pelle, eliminano la necessità di irritare la cute strofinandola con pannilini ed ·evitano ogni cattivo odore. Le popolane credono che è bene i bambini abbiano le croste lattee. Errore gravissimo! La presenza di tali escrezioai indica che qualche malanno esiste e si deve ricorrere al medico per la cura relativa. Ai medici capita talvolta di essere interpellati con molto ritardo e di trovare nascosto dalle croste del pus che rode il cranio, non completamente chiuso, dei bambini. E qui è facile immaginare quale possa essere il danno e la sofferenza conseguiti. Con questi pregiudizi potrei elencarne mollissimi altri e tutti dolorosi e gravi; cosi: l'abitudine delle nutrici e di tante mamme di portare alla propria bocca (o peggio) di biascicare i cibi prima di porgerli ai piccoli. Agli alimenti viene levata c06Ì la parie nutriente, che dov-rebbe provocare lo sviluppo delle ca_Iorie necessarie al corpo, si contagia il cibo che poi viene somministrato. La bocca è una specie di anticamera che funziona anche da camera di sgombro. LI si depositano un infinito numero di germi o di esseri invisibili che se ingeriti provocherebbero lo svilupa po di malattie pericolose. Se mi si presenterà l'occasione non mancherò di illustrare l'insidia continua che alberga nella nostra bocca, ed è per ciò che si sconsiglia di baciare i bam•bini sulle labbra. Pessima è l'abitudine di non tagliare le unghie ai hambini, di tenerli troppo in braccio, di cullarli, di distrarli di frequente con nenie, di addestrarli presto a star diritti sulle gambuccie e a camminare .... E qui smetto percbè molte cose dovrei dire ancora. Mi basta - con quanto sopra - di aver fatto rilevare che da ogni rapporto che la nutrice ha con il bambino nasce una conseguenza. Mi basta cli aver fallo rilevare che chi alleva dei bambini ha il dovere di sapersi liberare dalle cattive abitudini, dagli ·errori tradizionali per favorire, nel miglior modo possibile, un sano sviluppo fisico. MARIA Rossi. Di questo quinto numero ne mandiamo qualche copia in pii, a fulli i nostri abbonati, invitandoli a fare il possibile per trovarci altri nuovi abbonati. A richiesta invieremo anche i numeri già usciti.
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