L1 u N I V E n s l T À L I B E n A 95 d'erba o qualche ramoscello. Presso gli Indiani Odscibcucis si sacrifica un parente: tenendo in mano un ,ramo fronzuto, egli protegge la ritirata, fa il gesto di scacciar le mosche importune. I Camciadali attraversano un cerchio magico di rami intrecciati. I Guineani, i Congolesi, i Maraveri del Muata Cazembé sharrano la via del ritorno con fastelli di pruni, con bambù a palizzata. Col taglio della scure, i Wotiaks di Siberia tracciano un solco attraverso il sentiero del cimitero. È importante che un corso d'acqua divida il villaggio dalla _ sede dei morti. Il defunto è alloggiato con tutte le comodità, secondo le regole, si tiene a togliergli il desiderio e i mezzi di lasciare la sua ultima dimora: - « Qui, tu stai bene, restaci. Noi siamo buòni amici, ma ognuno a casa sua. Quando vorremo rivederli, ti preavviseremo. Intanto, torna solo se ti si chiama! » Di ritorno a casa, bisogna sbarazzarsi degli 'effluvi sospetti che si sono appiccicali alla pelle e ai vestiti. I bagni ordinari sono indicali e frequentemente usati, ma alcune dotte autorità preferiscono le aspersioni di acqua benedetta. L'acqua benedetta sembrerebbe un detersivo anodino ai Mazdei, che raccomandano l'orina di vacca e, magari, l'orina che i parenti del morto hanno lasciata nel loro vaso da notte. Ricordiamo a questo proposito ch'essi purificano la via del convoglio. funebre, facendovi passare un cane bianco dalle orecchie rossicce, o meglio ancora un cane rossiccio della varietà detta «quattrocchi», il quale, appena scorge lo spirito immondo assume la forma d'una mosca e vola via nella direzione del nord. Quanto• ai contadini russi, essi pretendono che nessun'acqua sia sufficiente, e appena rientrati dopo la triste cerimonia, vanno al focolare, pre.ndono dei carboni ardenti che gettano dietro di sè, al di là della testa, borbottando una formula d'esecrazione. I Cinesi in lutto si credono in. dovere di attraversare mucchi di paglia accesa, ma i Mongoli vi trovano da ridire: « Balordi, che sconsacrate il fuoco, fate piuttosto come noi: camminate su pietre arroventate! » , I becchini. debbono durar fatica a ripulirsi. Presso i Cafri, le aspersioni d'acqua non sarebbero sufficienti; quelli che sono in lutto sono costretti a lavarsi nel proprio. sangue; a questo scopo, s'incidono il pollice e l'indice in tutta la loro lunghezza, e s'inoculano un potente decotto d'erbe tritate. Quanto alla disinfezione delle vedove, ci vogliono tutte le erbe della festa di San Giovanni. Ma i vedovi se la cavano con facilità; senza dubbio, perchè si consolano molto .più presto. L'etichetta della vedovanza istituisce sorprendenti disuguaglianze tra gli ex-congiunti. A dar retta soltanto al prescritto cerimoniale, bisogner,ebbe creder<: che le frecce, scoccate dal dispiacere, colpiscano il vedovo a fior di pelle, ma attraversino le carni della vedova e ne ledano gli organi vitali. « Il re è morto. Viva il re!» - Il padrone délla casa è partito
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