NOTERELLE PEDAGOGICHE DELL'EDUCAZIONE ESTETICA Negli studi di psicologia infantile, tra i quali è da rilevare quello del Pércz su L'arte e lu poesia nel fanciullo, il fenomeno dell'emozione estetica è studiato nella ~ua genesi e ne'Tlc sue primili\'C manifestazioni. BenchC il sentimento del bello nel bambino sia stato oggetto di accurate osservazioni e di acute indagini, esso è ben lontano da l'essere conosciuto a fondo. Qil.el ché permette l'esame delle sue manifestazioni esterne è di cogliere i tratti più evidenti e comuni. i\·Ia In complessità del sentimento estetico lascia nel buio, o per lo meno in un'opaca penombra, chi voglia adde1Ùrarsi nello spirito del bambino, per isolare questo sentimento dagli aHri con i quali è amalgamato. E chi vogHa tentare questo processo di chiarificazione minaccia di operare a vuoto, poichè il s-cntimcnto estetico, pur avendo tratti specifici, è una sintesi di varii sentimenti, ed ha radici in molti istinti. Il psicologo cercherà di ravvivare i ricordi della propria infanzia, di osservare con occhio attento e penetrante il bambino che tende le manine e sorride nl cappello delta madre, ai nastri, della balia; che si mostra compiaciuto della cuffia o della vestina che ha indosso; che ascolta attentamente la musica e tenta i primi accordi vocali, accompagnandosi con colpi di cucchiaio sulla tazza, ccc., e farà paralleli tra il bambino selvaggio, o scenderà a tri1cciar confronti tra il bambino e gli animali. Ma la genesi del sentimento estetico gli .,fugge, ed invano tenterà di coglierla. Il sentimento del beilo, diremo alla buona, comincia col gusto dell'ornamento, si amplifica e si affina come sentimento della natura, nel quale tende alla coscienza rie] bel.o oggettivo, e culminn, specie nel fanciullo, con l'arte di piacere, nello. quale istinti utilitaristi ed intuitiva coscienza del bene morale sono ancora mescolati e confusi; e nella prima giovinezza appaiono distinti in esso il sentimento estetico e la coscienza morale. Alcuni non accettano, alla maniera platonica, tale distinzione. E pre• tenzioso sarebbe da parte nostra opporre l'affermazione che bello e bene sono fatti distinti, chè intorno all'identità o alla specifica essenza dei due da Platone ad oggi, si affatica la mente dei filosofi e degli psicologi, senza poter dare risposta di tanta evidenza da poter esser accettata come certa soluzione. Tuttavia ci pare che tale distinzione sia accettabile, se non riguardo alla genesi delln coscienz.a estetica e di quella morale, che alle loro origini e forme primitive appaiono unite, anzi confuse, almeno nelle loro forme maggiori, e quindi più e meglio determinate. Se è vero che l'impressione del bello fa s\ che l'uomo sia tratto quasi fuori di sè ed assorto nell'oggetto della sua contemplazione, si da dimenticarsi e da venire quasi ad idcntifi'carsi con l'oggetto contemplato; se è vero che ciò è proprio anche della coscienza morale, che dal giudizio disinteressato assurge al sacrificio, mi pare occorra distinguere il bello dal sublime. Se il be1lo può far passare la coscienza dalla materia alla forma, solo il sublime può farla passare dalle sensazioni alle leggi, e far si che il senso inorale non sia che il senso estetico trasferito dalle cose materiali a quelle. d.ello spirito. Se le emozioni estetiche possono influire sulln coscienza morale, questa ha qualcosa di irriducibile, di caratteristico per cui si differenzia dalla semplice coscienza estet.ica. Il sublime è quel bello çhe trascende la forma. Il sacrificio del marlil'e è sublime, ma se l'artista e la immaginazione dei popoli cercheranno di vestire l'anima eroica con forme ed espressioni di bellezza fisica, non per questo il senso del sublime, come alto di sacrificio, sarà sentito e compreso come bellezza di forma materiale. Da questa distinzione nasce una illazione pedagogica.: che il bello può contribuire alla forRH1.zione di una chiara e viYa coscie~zn morale, mn non per quello che
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