L'università libera - 1925 - Anno I - n. 2

36 L' U N I V Z R S I T À L I 8 E R A profonda. In lui germogliano le prime radici della sua volontà; di quell volontà che diverrà il controllo di se stesso. La vita familiare non basta piÌI al fanciullo; sorgono nuovi bisogni, nuovi desideri e l'educazione che avrà coadiuvato ed influito sul suo sviluppo fisico e psichico l'avrà piÌI o meno bene preparato al nuovo ambiente, ad una più larga attività. Ma purtropp.o, •come dissi, vi è quasi assoluta ignoranza dei principi di puericultura. Molte giovani spose allevano i propri figli affidandosi all'istinto o al consiglio delle donne più anziane, ,le quali ,hanno dimenticato ciò che riguarda la loro prima infanzia, che confondono le epoche posponendole ed attribuiscono alcuni effetti a cause diverse da quelle che li' provocarono. Non si dimentichi che fra le braccia materne e fra le pareti domestiche il bambino vede e sente molto, e molto impara: la madre, e l'ambiente familiare devono avere per lui molta cura ed attenzione. La' mortalità infantile è forte. Nei primi mesi di vita in alcuni paesi raggiunge persino il 40% perchè troppo di frequente non si pratica un allattamento razionale. Si affidano spesso i bam- \ bini a nutrici mercenarie che dividono la propria attività fra la casa e la campagna, che somministrano latte di mucca od altri alimenti senza raziocinio, senza norme igieniche. Anzi, di frequente, i lattanti v·engono lasciati in custodia ai vecchi infiacchiti dagli anni, consumati nell'intelligenza dalle fatiche e imbevuti di pregiudizi - qualche volta mostruosi. (Un ricordo personale mi richiama il senso di ribrezzo che provai nel vedere' una campagnola ottuagenaria che faceva ingoiare ad un piccino, a modo di pillole, tre cuoricini di rondine perchè il sacrificio dei tre rondinotti propiziava una forte intelligenza al bambino). Qualche anno fa· 1•umanitaria di Milano fece una statistica dei lattanti affidati alle balie di campagna e rilevò che il 25% dei bambini morivano prima che raggiungessero un anno di vita. Secondo detta statistica la forte mortalità in confronto della normale, allora calcolata del 16% dei lattanti d'Italia, era causata dalla deficienza di cura, dalle cattive condizioni economiche delle nutrici, dalla maggiore ignoranza, dalle superstizioni. I benefici dell'allevamento in campagna, i benefici dell'aria salubre erano annullati e sorpassati in senso inverso dalle cattive condizioni in cui venivano a trovarsi i lattanti. Le madri che hanno la coscienza del proprio compito, che sono dotate di quei sentimenti che talvolta nobilitano persino le bestie, dovrebbero provare ripugnanza ad affidare i loro bambini a mani mercenarie, e solo un'assoluta forza maggiore della propria• possibilità potrebbe rassegnarle a dividersi - non ad abbandonare - temporaneamente la propria creatura. E ciò anche (riporlo il giudizio di un medico) perchè il numero delle 1,rnd_ri che non possono allattare è più piccolo di quello cl-ie generalmente si crede.

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