L'università libera - 1925 - Anno I - n. 2

, L' U N I V É R S I T À. L I B E R A mi si avvicinava. Poichè poteva essere· alleviato dalla morte, il peso opprimente dell'esistenza cessava di schiacciarmi. C'è quindi per l'uomo .una via d'uscita fuori dalle forze ostili d'una vita ch'egli non può sopportare - questa. verità mi apparve un giorno come una rivelazion~ subitanea e benefica.' Allentati i miei vincoli col mondo, la bellezza della natura assunse per me un significato più profondo. La morte m'aveva dato un miovo punto di' vista per contemplare la creazione, e vedendo l'universo risaltare sullo sfondo della morte, gli trovai una bellezza insospettata. Si manifestò ben presto nelle mie idee e nella mia condotta una recrudescenza d'eccentricità. Non potevo tollerare di sottomettermi ài costumi del giorno, nè di prenderli sul serio. Ogni preoccupazione di ciò che si potesse pensare di me scomparve dalla mia mente. Mi si potè vedere nelle Hbrerie alla moda, raccolto in una &emplice tela rugosa con i sandali ai piedi nudi ... Con qualsiasi tempo, dormivo all'aria aperta sulla veranda al terzo piano. Là, le stelle ed io potevamo conversare faccia a faccia e appena appariva l'alba, io la salutavo. Questa fase non aveva nulla di comune con tendenze ascetiche. Era piuttosto la fuga di uno scolaro che si. è accorto che il suo. pedagogo, la Vita, con la sua ferula, non è che un mito, e quindi si sottrae' ai minuti regolamenti deila scuola. Se, un bel mattino, trovassimo diminuita· di tre qua~ti la legge di gravitazione, continueremmo a camminare sul marciapiede? O non scavalcheremmo piuttosto le case e i monumenti, per risparmiarci la fatica di costeggiarli? Cosi poichè il peso. della vita esteriore non • gravava più i miei piedi, non potevo più costringermi al corso usuale della convenzione. Solo suila terrazza, nell'oscurità delle notti, brancolavo come ·un cieco cercandò sulla pietra ne~a della morte un'iscrizione o un segno. Al risveglio, quando la Juce,i111attutina batteva sul mio letto scoperto, sentivo diventar l11eno fitta la nebbia che m'avvolgeva. Allorchè si dissipano le nubi, risplendono le colline, i fiumi e le foreste del paesaggio; così, allora, l'immagine del mondo, brillante ·di rugiada, si dispiegava davanti a me rinnovata e più bella che mai. •

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