L'università libera - 1925 - Anno I - n. 1

1.1 U ~• I V E R S I T À L I O E R A 29 tentare l'11omo, al quale bastò dire: « Ecco un ·mistero », perchè s'accanisca a indovinarlo; egli lo gira e lo rigira, il suo sguardo ne fruga l'esterno per indovjnarne l'interno, se 1nai è possibile. Non insistiamo. Ai giorni nostri, il diritto alla libera indagine è riconosciuto ufficialmenfe, sopratutto ufficialmente. Anzi taluni ci riinprovereranno di averne ricordato la necessità. Ma in materia religiosa, un tanlino di leggerezza ci squalificherebbe, un'ombra di tracotanza ci renderebbe sospetti. - E come! Voi o io, questi o quegli, un quidam citerà le religioni a comparire davanti al tribunale della sua coscienza? A modo suo e senza .appello, questo privato giudicherà una credenza professata da varii milioni d'uomini! Sur una dottrina che ha persistito per interi secoli, egli pronunzierà la sua sentenza, la redigerà brevemente, forse dimenHcando che quella dottrina fu oggetto delle lunghe meditazioni di profondi pensatori e ricevè l'adesione di grandi geni? - Con quale sincerità, con quale modestia, - anzi, con quale umil!à - dovremmo pronunziare i nostri · giudizi! Indubbiamente noi inizieremo questo studio con la ferma risoluzione di cercare, non già la dimostrazione di qualche idea preconcetta, ma la verità, null'altro che la verità. Chi s'imbarcherebbe con un pregiudizio, in tutto il viaggio non vedrebbe che il suo pregiudizio. E sarebbe un grave errore credere che sia sufficiente la buona volontà per liberarsi dal pregiudizio. li pregiudizio è il nostro stesso modo di pensare, è la modalità secondo cui funziona il no5tro giudizio, è il nostro patrimonio intellettuale, siamo noi stessi. Ecco, per esempio, la lotta che durante parecchie generazioni, Dioniso e Apollo si fecero su tutte le idee e su tutti i sentimenti; la religione, l'arte e la filosofia erano i loro campi di battaglia. Apollo e Dioniso rappresentavano due differenti concezioni del mondo e della vita. Ognuno di noi, anche senza saperlo, è apollineo o dionisiaco; - e come il suo verdetto potrebbe non risen• lirne? - Per di più, in questi argomenti, - i più gravi - si •tmta pii, volte opinione. C'è l'opinione della gioventù, l'opinione dell'età matura, l'opinione degli anni intermedi. Non si possono narrare le peripezie della controversia tra il brahmanesimo e il buddismo, senza mettervi del proprio, Per quanta coscienza vi si metta, o anzi proprio a causa di codesta coscienza, trasparirà sempre l'opinione personale . . . • Andiamo più oltre. Si vorrebbe che tenessimo la bilancia uguale tra il giusto e l'ingiusto, o ciò che prendiamo come tale?

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