Tempo - anno IV - n. 45 - 4 aprile 1940

dii',· '/"'~;;,,.,,.;,', ,I' 3' ,,,,,,,.,. ,d· ~mM!1~ lt.lTU•: t:AltTI 1111'ALI.I Dir•tfori· GIUSEPPEBOTTAI• GIORGIO VECCHIITTI llff•llor• C•po : GIORGIO CABEUA Parlono i lfk)'l.•cmi• Oiw,e,ppe DN,ai: Appl!nti pu "" ritn1ttQ •.Oiam,i-i Puccini: lmmogina:OQ, ne e canto m Finlol'ldia • Aino Kall .. : La leggenda ddla ~e Oddc e dtl lebbroao (Rac. conto) • P. t:. P,1i.volini: .Vota ... Affw Kolfa., • G•brieki D'Annum.io: Toccwini 'WM!dili. Uttu. n d'()flgi (F. $q11,11.rci8, . o.I Fabbro. L. Lool• lwasw., B. Romani, A &lif)O, F. S.. M. Marini) · Vìt.Aboo Bnmcati: Lo. ~t(l dtl wrfflllifmo · Cunillo Pdliui: Oltre-.,nk" - 1.-c Rt/111 ,t,1i (A. Bartoli, M. M., I. B., O. R.) - IWo Cretnona: f Cfflto am,i di Odilon Redon . G. D. R.: Dal• Fwoolq atvrtto • • O. Titta. I~: Stvdio.,i ìn - MarlZ-Om • Eugenio Gah·a.-.o: 1J<>. eumc'fttori • Il Teatro jC. Pavolini) • W Mu-fka (I. Colacitthi)_ - Il Clmrtt(I (E. Emanuelli) • Ennf!Q Emam.>ftli: Una -'Kit U?rtna (ll.Qonanw) Un numero l. .i.. t nft,j/a /'';) a,,7dta /e' ,ft';?J~ " €fr~'?"e" <•,{' ,mu/4, ewnJ:jtf ft:&--ì( Mlùltè e /d/e;«/uJ.a t1111,ma#'ta al/: <1:mneti'a/4me. LA l'.11!:00■lffTA NLITIV.& -1"'°1 ... fioN&.,-n■ .... Nrio. - I' ......,&k'--o: t,■tt■te Il ~ e- N f---,au ........... t'ktj,Jmu/4' ,mu;JiJlr: ~ulk ,: 7/Vt>'INh· - Ctf?t!'Hl,-Jtim6· 0 ... , (~11111 Il lij I)~ I :111(11 i '1 ~ i 111 IIIOPREIl'RlffEIIOREl!lRl aflilil'IIEBICIII Certi• <.-oee amiai:110 t'rederle unmutabi\i. ci~ nale perfette. &mo immutabilf nei wcoli e nei millenni l'a• more. I■ fame. la ruota. il droò èqneute. e poche altre i~1itusioni fondamentali delh vita umana. lo credevo l"he timilmenu fo- immutabile la 1ruffa all'americana, ehe fino a oggi <la tanti e tanti anni era &tata 1empre e~11ita in mòdo identioo 1enu la vari11iòne df:l mc.>11on1p0artioolare. 1\f'l111nenodì quelli ('he potevano vartre I più: t1Hcur■bili. Neio,uno per esempio aveva mu_onto far 1,0,·are alla viUima nel traditìonale pacco, mvece che giornali ve,ochi, dell'altra carta qualun• q~.e: n~, pareva che il giorn~Je ve-cdi io fOll~ ingn!- d1,ente md,~pen~bile 111llari11..:11adella 00\l!a;" oosl di tutti i momenti della operuione, tantr volle ormai ri• petuli dai giornali che non ■to a rieor,larli. P..r que,u ragiOtH! mi 11011i0.nto 111er•••igli1to di 1<"1!'· 11:eròi!n un■ ~r()n■('■ dell• 1Cltim■1)1 i&COr..■ una tn.iffa •ll'ameriuna openta in d1nno d'u11a aifl'!lora 1uu.11• tenne (<:he r gior_nali non1in11110,ma è un• caltìveri■); I 'opern10,1e vi 11 p1'1"11entari(:C'a ,h ■kur,i partkolari 11oviu.ìmi, qv■li il modo dell'ineonno, i converaari • tipo funebr-t che preparart1nv, una dis1mta che i com• pari fttero pttte<Jere all'inte•• elw J)()rt■ ,lla conli!egna delle eornme, e«'. Que~te no,·ità mi fanno v1trare in ,lubhio che la tnifra ail'a,neri<.-111■,, dopo uu, vila immutata e rigorliou. di anni forM fle<'Oh, stia per perf~ionarai e perciò n,pi. damente dttadere. Perchè 11010I<" i•tituiioni che na- '8CODO perfette rin1a11gono ettrne; mentre q11elle clie nel tempo ~i J)('rf.,iionano, ,imilrnentP nel tempo •i eon.tutnano P muoiono, IEll' IRIOIII C'è iiat■ nelle cronache- dei 1tiomi pauati un, riec111 mandata di ratti atraordin■ri; di quelli .$he, non pote11do ridurli a leg1ri, l'uomo chiama. aopr■1111anu■li. Con• tate. Wè ripetuto a Coee.n:11.a il lenomeno del •udOrf ,.. ..,.,1rno di ~uor Rie," Aiello nel \'enudl S.rito. A C'a9erta un cieco cinquantenne, pure il Vener<fl Santo, llC«lot!ltando~i all'altare per la Comunione ha veduto l'O~ti■ henec:ktt1 e con quuto atto (lel tutto ri■~ui• atata l1 vista. m.. uamo la pe11iaol■: a ~eto Calende. nell'htituto delle ~uore Or..aline, un■ gi.ovane .uor■. da qu1Uro anni immobila, e il sabato giunta a fin di ,•it.a e avendo già ricevuta l'Eltuma Un1ione, poi che una comp■.g11a (a in,■puta di lei) le ebbe metllO IIOlto il guancia! .. un bioccolo di lana tolta da quello del letto di oiorte .di Do11Orione. ai riebbe .ubito e 11i trovò p.,.. n■meme guarita. Ai quali fatti, ■ull■ cui n1tura ai debbono pronunciare le ■11tori1l dotte in teologi■, .e n'è ■«iunto uno a me11in-na profana (è for;ie quello intorno ■I quale le fantatie ii IOtlO più v■rianiente ■bir.&arrite), l'a1•• 1·cntura del gionn" fornellino ehe balla e(ll f1ntHma ,lella f\d,ni,1■, e 1ioi hl rill«'Omp1131111- ■I cimitero, coo rellt1tuifone di e1p1iot10 e - aupremo brivido - mae- •·hia di cdftl 1ull'al'lito della morta; no,1 oooorre alare a rinarrare il tutto. Qui t•impiantQ h■ IOrilOtroppo del ietleruio, d11 leUl'rtUura rom■ntic<>llpettr■le J81ts, e <'f'rri diti !IOIIO chiuamente ■ppiccica1i. Tuttavia no,1 mi~ piaciuto rieono.M'!<ercehe I più. e anche le donne e i giOl'lll('llÌ, Qll'(i • pulare di que,le ~ aaa111i1ono un accento di 1hflhlent1 ehe 1>0,1 è cautela. ma ■ridi .. Qut.illO aooento va f■ce11d~i di armo in 11111npoiù 1cet1ico. e tlHvel'(I non capisco la rqio11e del fenomeflO Di quoti giorni, e non a proJIOiitu dcli• lld1nuta del lomellino, m1 di,r('(lrtendoti tli quello del cieco, <'he Mi cillli è il più M:mpliee e il più oom1nove11te. un raguw di quindici a1111i è UM:ho in una frase, che da tantì •~11ni 11011avevo più !l('fltit■, • ~on ~i 1>nò, in p~no i'eCOIQve11t.,~imo. d,,ocorrere •ul wrio ùi que11te cote a Er■ I• 1•e«:hia fra&e dei teml)i del 110,i1iYi11rnoµ.udoRl6"0f\oo. Allora dicevano: e N'on ■i può. alle qlie del venteoimo llkOIO •• ett. Qua.ai cl1f' ■f venlèlimo IM('Olo, o al d<:cimo11ono. • quaudo che ,ia, l'11omo 1bbia fatto lll'lla conol!CeOll Jel 1ni,tero. qualche pa~Ml più là d1t ai tempi più lontani. Al contrario. ee 111■i. ►'or;.e 1111 pll~!IO l'uomo lo ha /atto; cioè ,\ arrh•ato 11 "~'°"'rt' «rio che Ili &tende 11ttor110a uol un 111htero, il quale 11le rimarrà 11e111preper l'uomo, e t1le devt ""rnpr" rim1ntre; che 11 vita umana ha bilO(fno di .-~~rue «rt■• e -.en1ìr8'1',1leintorno avvilupl)l.11. Il gu- ,to del 111i,.1ero è 1111• ne,ce,.•ìtiì profOlld■, e i tempi flori.ooono o decidono ili r■gio11e dell1 loro maggiore o minore ca,)acitA di 1e.11tirlo. No11 l>all• credere ali•' 1•ii; ""'mplici .- allt ,·torità d'orni rnligione, dM' 11 Cielo. F.· nettu.■rio ,.,ere la .en,niont del mi,tero ,ulla terra, la fede nelle caute D()fl dimoatrab1li, ntl wpran11aturale il1<·owboe-1116ll.olti orri ne mancMJo. per 1e111ce eredità di una educazione ancor■ ■!quinto donun■ta dall'ereaia dell1 fi,iea eome conoacenu; poc-111,. ~1)ar-i, qualche poeta, qu111lche innoee11Le. E: I■ netiea &O<l■ 11iv11 all■rg■ndo, ve,110 il .etl<"ntrione in- •i(me " •·tnoo il me~omo LI .en~itivitl alle pre• M-ni.e e alle energie mi ..teri<.111eviene d'anno in anno :,;:~i'gT• ~1 1".!~ ::r,.:.~ ~?ar::i~:;l 0 .!~.t~~t~n~ri~!: e un .wcnilO r.1eriùi0n■le. delle WMI mi■teria- )la oc-corre eh,e le wn1: noti si auotliglino. Se c,-e non sapra11no d1fen,ler,i d■I di11g1nte acettici8tno, in bre,·e il 1n1•tero meridioo■le -■rà ridolto ■ll'Equalore. elle è un• linea, e-n mi•tero ,et1entrio11•l" •l P,;,lo. <.-h.:- è un punto. A\1011 il mondo. eome un alllf'ro pri,·ato ddle radici. lleC('herà. IPDllD E RIII Uua domestiea d'un l)M'M:tto deJla Valle d'A<Mll& tpl!AAO 110gnava i numeri da giocare 11 lo«to. U110Civ11 di casa mormor.1:ndoeeli. m1 quindo UJ arrivata 111 botteghino non h rieordav■ più. I.e tomav■no a mtmQrfa Il .,.1;,■.10 ■era, che non era più a tempo a giocarli. Quando la mattina dopo lefp..a l'e,truìone nel giornale, i 1111meri u11eiti erano i tuoi. C<N;l la notiz.i■. ,lata da molti gklmali (nei giorni 2'1. Z3 e 2-f man.o); f quali non IJJ)iegano perché lei mentre rioordava i nu!rnlri non li .crivell9e. Forae era analfabeta. O non ft! li faceue ■crivere; anche • q11ee1.0 c'è ri11~ta No11 import•; imponantiuimo è il fondo della noiisia. Quella lan<'iulia si chi'ama oggi Rita. Alcuni mil1':nnl &OllO ■i chi■1'1a,·a CUMndr.. Apollo ave,·a dita • Cuaandra la facoltà di pruedere fJ profetare il fu• turo. Ma CaM&ndr■ nOn ade111pl a certa promeua che a•·ev1 fatta ad Apollo. perciò COl!!tui.non JIOtendo più aopprimere in lei qucl potere, le tohe in cambio la cr~ibilità. C■au.ndu l)UÒ dire agli uomini il loro fii. turo, m■ «li uomini nQn le credono. ►'u, in forma più oomplicata. quel <'he in mOOo pii• 1!11:lllPliceaccade ali■ aervetlJl Riti. e con 1ltrettlnta moralità. Prev,dere i fatti futuri non I- un dono, Il una ,,ave cond■11n1 che gli Dei hanno inlhtt■ ad ■I• cune ptrl!Qfle rare I' m,l«teUe; chi io colpito da tale mal&ditiooe deve tcntlre di riabilitarsi riflut11ndot-i d•I ri•·el■rlo. Annu11ii1re a un UOHlO il ,uo ruturo Il la maggiore immoralità che ,f J)<Ml,aeompieu contro lui, I- abolire in lui il ■enlimento del\11 libertà e della 1utonon1i■• eh, è a diNl I■ Qualità che lo I■ uomo: ciM' t,qui .. le a ucciderlo. Per valermi della ,•ecehi■ ,imbologia della lotta lr■ Dio e l'Avwn.ario. direi ehe l'Aner~■rio dl a Rita i nu,nhi l,u0t1i e Dio rlieli f■ dimPl\!1<:'aN:. mm I Il CBllEII Una oorrispo11dfon1.11da New York (e LIII Nu\'one • ,i,.1 ~ mano) r1 rivtla cht Al C&po1i,el}a$IJI molle ore ogni 1t"iomua leg~e•c un ,rr■n numero di giom•li. Mando un ~alut.Q ■d Al Capone. perduè a11d1'io, ti• cinqut ....1. 1i1111tll<la'.<'<'iOlo ,ttuo. l' IIYIICIBllE . A l),mallCO er11 8t■lo uecill() u11arabo; 1'1n■lhi d'una 1111echiolina ro,&;iache il c■ùavene a~YI 8111\■ fronte, f' che era dì l'Offetto l)<'r le labbr,:s, portò alla ■eopcrt1 dell'a~,inlo. cht er■ uni ,~u.uina. (Crona<.-he del 'l3 man.o). Quando 1·11"6del roueHo cominciò a tpar,en.i. ten• tarono i 1norali,.ti, in nome de.1111umana ,inc-erità, d1 frenarlo, Allora l'u.:, del roueUo pn le labbri r■d· doppiò, Più tardi contro l'ec,ee1111ld(i) que.lla oon~uetudine- ci ~iamo meui noi ■rtillf uteti critici. in nom<'.ldel b.,on su~to. Allora l'u,I() del ro.1!!etto per le. labbra triplieò. ~ or■ ci ,1 mette (eome ntl cHO detto dell'omicidio <li D111,a11COl)a Provvidenu, c'è d■ cte<lere che l'u110 "i farà CO"l geuerale eh" le bambirie appena ul!OCitf' ,l•lr■lvo maltrno 1i vorranno tingtre I<" 1■1:ihr■ pri111111 <li ■nattarle al upeuolo. MAISIMO IOHTEMi,ELLI

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