Tempo - anno IV - n. 32 - 4 gennaio 1940

TORO PRIMO Ora la visione a Europa era spuiu., ma capiva che le tornerà presto e sentì in sè nata una nuova fon.a imperterrita.. Oori tremava dì paura ma Giove torrise con indtllgcnza, poi ammonì: - E' sciocco credere di poter vedere il futuro. Quale futuro? Il futuro non esiste, puchè lo faccio io. di volta in volta. senza pensare.i prima. Buon giorno, Europa. Oori, ho fame. Europa si fece av1,nti e lo invf'sti: - Può un dio ave.re fame? Giove la guardò eMttttfauo. PtMO, poi rispost: - Certamente, se io ho fame. - Ti ho veduto ruminare. Dobbiamo crtdcre che un dio pou.a ruminare? - Un dio può fare tutto, è dio appunto pcrchè puc\ fare tutto. · - No - ribatte impavida Europa - io dico che un dio è dio appunto pe:rchè non può fare certe cose, ptr esempio proprio ruminare. abbaiatt, fare ombra, avere paura, dir bugie. tutte •cose che uomini o animali possono fare. Tu hai m•i detto bugie? - Che c'entra? Giove era molto imbarauato. Gli era venuto detto • che c'entra?• ma capin di dovt>r dare una rispost·a migliore. Per il dispetto di non trovarla. ri~ un momt>nto. Infine lt>disse stiuito: - Kon urei n\ai immaginato che tu fossi una saccente. Quanto mi piacevi di più prima. - Anche tu, bel toro. Giove credette d'ave.r trovato, esclamò: - Vedi vedi, se H) non foui dio. come avrei potuto cambi;umi per un po' di tempo in toro? - ?\on potrebbe invece essere un toro che s·i cambiato per un po' di tempo in Ciovc? Questa volta Giove stava davvero per andare in collera. Gridò: - Basta. Io voglio dh•ertirmi. Ftce due o tre paui per la stanu, poi calmalo raddolcl la voce soggiungendo: - Senti, ac tu torni dolce com'eri i-cri. io in compt:n.so per lani piacere torno toro ptr un poN. Vuoi? Europa risponde : - Non capisci, che anche se noi tornassimo come eravamo ieri, è l'oggi che non può tornare a euere l'ieri. E allora il tornare no,tro è inutile. Inutile, - Scoteva il capo sospirando. A Giove le donne M>Spir01enon sono mai piaciute. Europa vide nt>Isuo volto redtO e impaccio. Con un 11-0rrisocarcu:evole l,t'lidisse: - Perdonami, Giovt>, E da principio ti avevo fatto una domanda, non hai risposto. Mi permetti di fartene un'altra? l'ultima. - Se davvero è l'ultima, sia pure. Sentiamo. Ma Europa non sorrideva piU. S"allontaoò da lui d'un passo. alzò la fronte. Il suo volto ai fece intento e bianchissimo, doman<bndo: - Se tu n1orissi, uresti capace di rinascere? A quell'usc::ita Giove ebbe uno scatto di paura: -. Che idee son queste? - gridò - non per• metto che si parli di_morte. Girò due o tre volte per la stanu come un leone rerito. S'accostò alla finestra, che Oori ;:ivcva 5palancata. Giove dalla fine5tra gu:.rdò il ciclo e la terra, la sua fronte si spianò. Si vohò a Europa con indifferenu poi girò di nuovo la faccia verso il c:ielo. Sulla volta luminosa correvano poche nuvole p.«Ole. Giove ne fiuò una, che si rermò. Te1e un brace.io verso la nu11oleua che s'era fermata, :sùbito ne scaturirono due fulmini che giU traver• w l'aria a mano a mano nClla discesa dilatandosi in lame lunghe arrivarono fino a Giove, ,i cur• urono attorno a lui come una 1ella rovente, lo wllcvarnno, lu portarono via seminando l'arìa di faville al passaggio. raggiun1ero il cielo e laKiandolo tutto incendiato vi scomparvero. .. - Sento che la mia vita è al te-rmine, e ne sono tanto contenta, Fenice. Tre giorni fa giocavo sul prato e «rto non .apevo che co1a t" la mone, e nemmeno la vita: se me l'avesttro spiegato non avrei capito, non avrei creduto. avrei detto no no. Eppure io ti avevo già vi11ta, Fenice. e forse per un attimo avevo immaginato il senso di queste cose ma 1Ubito me n'ero dimenticata: dimenticata, si, Fenice, l\1 non puoi crede.rio, dimenticato il tuo miracolo, e di averti avuta davanti agli occ:hi. i tuoi occhi diritti ai miei: tutto questo avevo lasciato sfuggire da me, ceco la mia colpa orribile, per questo 11ono stata punita e per (!UHto ora ho tanta gioia: perchè ho an<:he imparato cht" quando si è stati cof. pevoli la maggior gioia che uno può avere è ri«- vere la sua punizione. lo ti avevo tradita, Foice . Cosi Europa in fondo al 1uo letto mormorava e 1>regava, e non cii mcnt'almente, ma a fior di labbra. tra sorrisi e ,pardi devoti e teneri, come se la Fenice fosse davanti a lei presente. S'interruJ)1>e parendole sentire un 1>asso,temé che arrivane Oori, Voleva ~ne: a Oori, ma ora che aapeva di morire e ne era contenta non de1iderava altro che continuare a s-cavare entro sè fino in fondo, e upir chiaro quello che si deve pc:nsare: perchè lc:i che l'altro K1orno an<ora ignorava la morte, on sa anche che questo è il vero e felice morire. Il giorno avanti, dopo la fuga allegra di Giove ella avc:va avuto con Oori un colloquio importante. V«lendola tanto bambina e di,perata Oori prima aveva creduto cht> soffrisse per l'abban• dono di..lui, poi sUbito s·accor1e che non era questo, vide (pur senu coglie~ il sentimento pià serio) che Europa avc:va un gran terrore dei lunghi mcii da pauare pTima che il frutto del piace~ di Giove rosse m.a1uro per venire alla luce. Aveva dunque consultato la sorella e tutta contenta era tornata al letto d'Europa a riferirle, con una difficile spiegu:ione, la risposta: - Sì, Europa, ho parlato con Eunomia e dice anche lei che si può fare. Noi Ore ~!)biamo il governo di tutto il correre del tc:n1po s«ondo certi ri1mì: ore, su.gioni, annate, lustri, s«oli: purchè i ritmi rimangano rc:golari. possiamo qualche volta accderart> la misura dei tempi elementari d'ogni c:ido. Non importa se non capiKi: pena.a che: quando son nati AJ)(.llloe Diana la gravidanza di Latona a Delo l'abbiamo fatta durare in tutto nove giorni. Abbiamo abbreviato La misura del tempo nella guerra tra i Centauri e i Lapiti e per qucuo 1'è potuto credere che è S111t•una rissa d'ubriachi a convito, la 1toria qualc.he volta s'aggiusta con questi sistemi. Oh un'altra gravidanta compromt>ttente, nientt>meno di Giunone (non ti posso dire con chi) siamo riuscite a farla durare la nona parte d'un giorno del iole. Dunque ti J)OSSiamoben aiutare: rie,ardo a quello Minoa che deve nasc:t>re da te. Ora verri Eunomia e con la imposi.UOne delle mani ti farà dormire fino a notte alta, e: quando il tuo frutto sarà maturo. cioè :tri)lmto entro la pros1ima notte, Eunomia 1tt>1sa,che: ha nudiato queste cose con llitia. provvederà a tutto, ti ,veglit>rai già madre senza neppur avere: 1of• (erto. Ma questo tuo sonno di diciotto ore sarà pesante, senza l'ombra d'un sogno. Così aveva detto Oori a Europa, che ,·era affidata in pieno alla promessi!. Risvegliata al• l'alba era leggera e debolissima, davvero come vuotata. Non aveva sentito niente nè sognato, pure avverti dietro si: quelle ore d'incoscienza (dense d'un fatto strano e forse mostruoso, vtrti(inosa con.a entro il buH) mistero della gc:neraiione) le vide come un volume di tenebra che spingeva indietro tutta l'altra sua vita, la rc:cideva dalle poche ore che le rimangono da re1pirarc. Allora 1Ubito sentì l'urrc:nu d'essere sola per riafferrare la visione, quella visione cht> già alle prime parole della profetia di Oori la aveva ICOdVolta. Sentiva a.ne.be un'immensa voglia di IOie, di rc:apirare tanta aria, perciò dopo quel ri1veglio s'era fatta portare, col suo lettino, su una terrnu. a ao'mmo del palauo. Di là non si ve-deva il mare ma se ne udiva il respiro, se ne ric:onOKeva l'azzurro riflt>sso nello specchio del ciclo. Il pa.uo. che Europa aven acntito, s'allon• tanò. Europa rimise la tHta aut guanciale e il sorriso tornò nei suoi occhi. - Fenice, ho upito che ci sono in tutto due cose: ci Ki tu. e c'è il re1to del mondo. Il resto del mondo può t>Herc tuno bello, per eaempio quando si gioca 1ul prato: oppure può avere quakhe cosa di bello mi.sto cttn qua.kht cosa di 8paventMO, come quando andavo per il mare addosso al toro: o può essere tutto brutto come è 1tata la notte fino a itri mattina quando mi IOflO svegliata tanto triste IC'lpra la tpalla di quello che credeva d'usere un dtO. Ma in fac• eia a questo mondo cosi mucolato ci sci tu, e in te non c'è niente the non aia perfetto sem1>rt, e quando sei stanca ti dai fuoco e 1i1bito rinasci giovane e gli occhi di nuovo ti brillano. Il t~o 1(11.ardo i: come: bere un ,·ino forte che. brucia l'anima dentro e lei vorrebbe uscire e arrivare in alto. Che cosa mi avevi prornetso quando mi hai guardata allora, Fenice? Socchiudendo gli occhi, in una nu,·ola dell'aurora vedeva disegnarsi la Fenice ac-intillando. Il turchino rosato d'un lembo del cielo era il colore di quelle pupille che al varco del tibano s'erano voltate a nlutarla. - Fenice. tu che porti via da me tutto il male, liberami, se i: male, da una cosa ancora. lo n~n so se è una colpa rrossa anche questa. Porta v,a da me. Fenkc, un certo rimpianto che un pxo mi rode dentro e forse non lo dovrei avt>re, »i

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