RACCONTODI NATALE c·r:c~7:h:~~acti:: ~r:;~h~/~ufr~~ Tiratomi r-u da bambino in mtzm al~ imma• gini a.acre ftti per sua volontà il ch~riro sino ai d1tti anni. A qudl'ttà u~ii dal suo dominio. Subivo •nnpn~ uno tchcrzo quando c'incontra• umo dopo lunchi 1~riodi di UlfflU: IN chiamava ,e ,o m1 ,·ultavo di ICllto trovandomi IOtlO il naso il soo dito bagnato di Nliva. PCHrideva p«"r un miou10 con la ~- e •intttroatp"YI. cli rolpo (U,l,rdandumi male ~ non awvo a«ntato lo 1Chcrw. lo ho ptr la saliva degli altri un cranJc terrore. fatemi cor~rc nudo ptt 1a stracla ma non rneuttm a COfltattoin neuun modo ron la •h,·a dd mio prouimo. Coi.i a pneo a poco i rapp(>rti ('{Xl ki dovtvano div,entarc qua,i frN.ldi. -\lb fine ckl 19,10 avvennoe il uac della mia famiclia. ai rfttÒ KRD un IQldo in un [«"K dr,v(' I, 1,tt1r,e dicono: ~i rimuto KnH un 901,\0. La città è un"altra cou, ~i può ~- (W"c coa un avv110 cambiario ,caduto l'ora 1dma. e nt'S$unrt lt' ne accorp In pKM: no. nvn fattmi continuar,e. vedo anrora gli (ICChi cattivi lkgli oomini che rc,1,ir.tvano la mia ana. viono ai quali ripMm> un p,r1IO c,)J'ltttO d1 fiori Anc'.a.mmo a gambe in aria, dunqlK', t e-i prnentammo tutti ntlla cua dtlla zia. mia ma,lre e i miti fnttoflt t io. E.n quui mnwp,mo. ttM aadua su e giù pn la ruc1na di- «ndo o,cni tanto f nui poco chiare, aocht ki non capiva n•~ mai tanto dc-naro era IICOffl• .._,,..., e tanti dthit1 rnvavano r,opra di noi '.\f1 guardava con la roda dcll"Ot'thio, ntlla 1.ua fronte ltl{l(C'VO:,.. ha, 1'0.J(OIIO foro. I rniti ,i nti.'-Croa lavorare, k mani di mia rna.:lre tttmnvano. parna una fanciulla cht JIW'lte a posto la e&..'.1. di una bambola. s.ltan qua e là. !'\on osava ru.ardarc: i suoi figli che ti erano abit~ti in brcvt. Il più p.crolo (ionn con \fOKhino. il noatro cane bianco e om>. MaJ1Clammo pneo. solo WNO la fine del pranzo mia madre apri bot-ca e arroucndo di• ('('va: mangia Paolo, mangia Antonio. ~i alzò da 1avob pt"1ma ckili ahri e pone> Yi.ail piatto della .c,rc:lla. ma questa con k AJC grandi mani la rinror"I: e si rimi11t il piatto davanti pJCchiarnMo ~ul legno. Arrivammo alla vi(ilia d1 \"a.tak. Dopo <1t'l:i.11ro nW",ila zia •i era fatta molto taciturna, carnminanmo ~r la cua in. punta d, pir,li cOIC c:ou ne faie di un cane?> dis.~ un iMM"no la zia. Jnfaui hìqna,·a pagare la taua tntro il nw-~. poi un cant è un IUIIO, vtramcnlc, J>tr rtnte indebitata t'liffl·envamo noi Mosctùno era pittolo t buono. YinTa in ca- .. da tre anni e ll>J'l'l'Iil suo attaccamcnto ptr la famiglia c'erano delle favole, la Rra che mio pa,lre ~ lo trovò a R• .. , dopo quaranta citi• hnctri. CfJft la lincua, fuori. t neuuno wppe mai da &:ivt en. ,puntato. lo ctrcQ di di~inttrt~nm dtlle bc1tit pcrchè ho paura di ts• -iert lqato lroppo a loro, .st oomincio. lnlOfflna, io non pcrdn-o dtl tempo per Moschino. e 0w: cou. ne fatt di un cane?•· Un (iomo I~ z_iaripete la frau. 1palal'ICO cli occhi &rici e v1J1 una vma dc! 1uo collo rotonda comt una ~-- lo prtt.i un baatonc e mi mili ad iruquire '.\l01ehino. Cna mattina cli dtedi perfino un calcio, una nocte lo chiuli fuori, datl'ilto lo bacnai con un 1CCChiod'acqua. Finalmente lo mi,i in una ce,ta e lo portai con la bicicletta dai Lo.. i CQl'ltadini. $1 nricinan. la Yig,li.a di, Satale t io vokTo puurla senu. nuuvi pcn• ,itti, che almeno quel plmo la zia f~ quieta con mt; avevo bisocno di una sciarpa e di un paio di IClrpt. ~fOKhino pili di una TOita riapparve ma ,fuggiva mt e la ria, 1tt0ndo lui tro comt la zia e qun10 mi dava il furore, gli avf'fl tirato dei sa.sai La vi&:iliadi Natale dallt mie 1,arti non ~ la vigilia di Natale dtlle aJ1~ pani del monT do.> Di tolll,> una ixbbia nera roprt il paclt, alle otto i rqozi tonO chiusi. Dalle otto alle novt non si ~le un rumo~. Da bambino u:11Ciia vtdtn che- CON. c'era fpori ,in qucll'on. ric111rai~ubilo f'Ìtn<> di paun ilf1\U dir n1tn1e a nessuno. avcvo n~tv rranJi «nbrc attrueru.rt le Yic. La rente t chiusa ntllt eut t mangia avidamente, lt donne hanno lavorato due giomi per i cibi e a:la UOIJlini non ilicono bnn benc, manciano in lilcnrio e bevono dentro gnnJi bioch;cri con il manico. Hanno qua- •i tutti i dolori reumatici e il fegato nWato, nella facci.a roaaa vminc a.uurre. Dopo il pa110 ltkOM aYVOlhntl manttUo o s'addonncn1ano sulla Kdia. La xn della vifilia tornano da Mila.no, da Panna, chi può ritorna, t intorno alla tavola dopo aver di,·onto i torttlli cli zucca parlano di ttstatl'ltnti, rinucono i rancori t al mattino col primo tm10 vanno v.a salutando aoltanto la-... La ttra della Y1gilia ci mntmuno a 11,·,Ja. '6ho fratello rtti10 la poaia. il fuoco ettpita,a nrl camino. li pM"IC' era ac,uo la ntve qutl• l'anno t io pensavo allt 1cdat~ di Manti, il nostro crt<litorc, 1c avo-o ,..i,tt- poco prima nd marciar~. mi ero incantato a cua,darlc quclk onne che n..,entavano il muro e ,r,rnavano una riga hmghi,~ima. Entrai in ~ M'nttndo il piaccrt del calore, Quando la z.ia dUfett la nrta d'arrcnto dd IOfTOnC'10tthiUN cli occhi a quel frwcio, trano schitrt di fanciulli cht t-ntravano nella camera. Guardavo la ua; avevo dcl tan;ut: ucuaJc aJ wo, lt io fODi morto mia madre li Nttbbc rt1tata piangendo 11C'lle sue bract:ia. (..l)t' COM ~ignifica t~rt p•rtnti? SINI lt pmbc vicino alla fiamma. ~lio fratello a""a ditdalo la poesia alla ua e non a mia madre. t-ravamo d'acwrdo. tuttavia mi ~ava. In fondo. in quattro mtSi la zia ave-va ,peso ~r noi ducmila lire .i e no, in ~ la roba costa poco. En. 1tduta su una sedia antica con un a.bilo a righe e ci guardava. Di»e: e ~:OKhino l'ho nwxlato a Verona> Scuuno rispoec Jo capii bc-nmimo. Da molte-ore non ntvo più vi.,to il cane. la zia inv«t u·eva parlato a lungo con l'uomo <lei s.ac-co. F..dmondu. lo li ne'l'O 9(0Jler1i e mi trO alluntanato fischiando. F..dmondo mttle nel 5aC'C'O t butta ntl Po. cani ptti e topi. Il Po scorre vicino, in diccmbrt è plumbfo, aolo le rivt hanno una ntbh.a chiara e poco alta. vimt voclia di rotolan;i in qutlla ncbbi.a ~ Mia madrt impallidì, Anlooio 1i mi~ a pian• etrt 1tnza far rumore, mia sortlla si alzò carica di piatti e andò in cucina a pi:angttt Io bt-vvi due bia::hitri di vino sotto gli occhi dtlla zia. e M~hino è a &rgofortt, ad,e,sso > di1si io con aria indifferente, A Borgofone c'f' il ponte di barche, venti chilometri dalla. mu. terra, e vi si (nmano sp,e,M> i retini cht la corrmte porta 1in li. e lo non voelio pcn1.1.rc a '.\foschino > dWi tn mc coq foru. Guardai mia z.ia nq:li Ot'thi e Zia> diui ~ia np,nc alcuna. Esta "'"-tt" la ttsla e io non a~iunsi altro. Bevvi un altro bkchit-tt di vino, poi con alma avricin,,i a un tizzont uno ,ici raui di mio fratello, ro,.tano poco e fanno li.nit ~tcl• line: ~i aett.st e illuminò la faccia di Antonio che era ranni«hiato ai miei pitdi. lo m'alzai t mi misi a rorrtre per la stana.: e Bu bu • fac1:vo. Antonio non piana,.'l'va più, 1i mi!lt a in5,CfUirmi rickndo. e Bu bu, bubu >, e lla.1ta > gTidò la zia. :Misi le mani ptt tcna, tpcnr.oai il rantJ, t corrtvo abbaiando intorno aUe IOltazM- della zia. Anche Antonio abbaiava. e Basta > urlò ancora la zia, ferma in meno alla ,tanu oon cli oa:hi crici ,palancati Vedt"YO altraveno l'u.1Ciomia madre t mia 10rclla che si erano rifugiate nel 1ttthiaio dovt lavavano le slovielic. Pre.i in braccio mio fra• ttllo t lo portai nella sua camera.
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