Tempo - anno IV - n. 28 - 7 dicembre 1939

TORO PRIMO (Il••--'----, A Euro1>a, a1>poggiata con la schiena al tronco, "gni tanto s'abbaS!>avano le palpebre, la testa crollava; ma quando stava per assopirsi, ora il ronzìo d'uno sciame di mosehc ora l'assalto d'una vespa o il tocco d'un insetto sul collo le impedivano di addornicntarsi davvero. Aveva avuto finalmente un poco di requie e la luce marina diventava nel suo vancsccnu immaginare un licvico di suoni che l'aveano spinta a volo verso un ciclo animato di figure misteriose, e queste già le parlavano da quell'alto con gonfie vòci quando tutt'a un tratto sognò che un gigante in corsa la afferrava di colpo per un piede; sobbalundo st:nli sùbito voci allegre, spalancati gli occhi vide che una palla era <'.osi arrivata a colpirle la caviglia e da lontano correre due fanciulle per riprenderla: già tutta sveglia saltò in piedi e contenta afferrò lei la palla e a gran foru la lanciò. La palla traversò a volo sopra il prato quant<> era lungo. - 8rava ! - molte voci gridarono. - Mentre le prime lauciatrici si voltavano a corsa pazza per raggiungere la palla, una tt:rza compagn:i si precipitava dalla parte d'Europa: cominciò una partita vivacissima cui dapprima le altre intorno facevano da pubblico poi di mano in mano, scc.ondo l'occasione, tutte presero parte viva; parevano frttct:, la palla qualche momento scompariva nella luce, il prato era diventato un immenso concerto di grida e salti e risa altissime fino alla faccia del sole. Poco più tardi il sole, che nel suo viaggio pomposo ama guardare un po' dappertutto, disccn• dcrdo il l.'.ielopoté scorgere le nostre fanciulle quale addossata a un ulivo quale stesa supina lungo il ruscello, o affondate nell'erba ove s'e• rano abbandonate felici e stanche. Accanto a Europa in un angolo stan il prezioso cestello rnn i fiori ancora goccianti dell'acqua che ella vi aveva spruzzata. Poichè il sole sarebbe calato all'orizzonte del mare, qualche piccola nuvola era salita di là per essere la prima a farsi colorare quando sarà il tramonto. Un vento leggero sorse dalla parte del mare e andò a increspare l'erba per tutta l'ampiezza. del prato. Poi s'udi un grosso r11more di sonagli e le fanciulle alzarono il capo e guardarono. Dal sentiero che scoscende sul prato saltò prima un ragano poi una dopc., l'altra con cautela le sue bestie, quattro grandi tori. U fanciulle non ebbero paura perchè il bifolco era loro buon amico e già molte volte aveva condotto nel prato le bestie, ghiotte di Quell'erba prolumata che ricresceva a maraviglia. Alcune ragai::i:e corsero per vederli pascolare. Due erano fulvi, uno grigio. uno nero screziato di· bianco. Masticavano con dignità. Ogni tanto uno dei tori s'allontanava di qualche passo. guardava un momento l'aria intorno, poi riabbassava il vasto muso ad affondarlo tra il verde. Ora ognuno dei quattro s'era scelto una sua iona nella gran mensa. Una raguza. disse al bifolco: - Non vai a fare omaggio alla figlia del Re? Lui guardò, poi con calma si mosse. Ma Europa già s'era levata e col suo cestello in maoo veniva curiosa alla loro volta. Quando fu ad alcuni passi da lei, il bifolco le fece una bella riverenza. - Buon giorno bovaretto - disse allegra EurOt>a- da quando la tua mandra è cresciuta? Il bifolco la guardò stordito poi disse: - Perchè cresciuta? - Le altre volte avevi quattro tori. -Sì. C.Osì. - Quanto sci sciocco, non hai ancora imparato a contare. Europa camminava verso le bestie, che ora pascolar.do s'erano ritrovate quasi in gruppo; il bifolco la seguiva a testa bassa confuso. Arrivarono ai tori. - Vedi che sono cinque? Il ragazzo alz:ò la testa, guardò, rimase a bocca aperta. DoJXl un poco parlò: - Prima non c'era. - Sarà sceso ora, giù dal sentiero. - No no. non può essere, io li con0$CO tutti i tori. Non c'è nessun toro così. Infatti era diverso dagli altri quattro; un poco più piccolo, bianco come il latte, e nel contegno, nello sguardo, aveva qualche cosa di strano come la sua apparizione. Le fanciulle stavano intorno e si divertivano al turbamento del bifolco. - Via - gli dicevano. non star a pensare, il suo padrone verrà a cercarlo e tu glie lo renderai. - No no, non ha padrone, non può. Europa si mise a ridere. - Guarda che non mangia - disse il bifolco, e tremava. Infatti il toro bianco non brucava come gli altri, che ora seguendo l'erba di nuovo s'erano sparsi, e non guardavano l'intruso. Il toro bianco guardava Europa. Era nitido, la giogaia gli s..:endeva come un drappo quasi a terra, la coda terminava in un gran ciuffo. I..<: corna piccole e lisce disegnavano due falci di luna perfette. Gli o-:chi movevano tondi nelle orbite con un nobile langunrc. Il suo pelo era seta viva. - Mi piace - disse Europa - quando sap• piamo chi è il padrone, me lo faccio comperare. Ma il ragazzo non s'era calmato. L'arrivo di quel toro era per lui cosa troppo irregolare. Lo fissava senza più poter dire una parola e la sua faccia era bianca come il pelo del toro. Questo pareva avesse capito la lode di Europa· Alzò il collo e tese il muso con lo sguardo al ciclo j>oi mandò un muggito melodioso che volava sul prato. raggiunse i monti, vi risonò, af- . ficvolcndo tremò a lungo a mezz'aria. Tutti rimasero muti fino che l'ultima ec0 si spense. Allora fu come un sospiro delle foglie, dell'erba, dell'acqua. · I quattro tori gnndi guardavano con diffidenza. scotevano la pelle come punti dall'estro, rinculando s'accostarono verso l'uscita del pra~ t(). Anche il piccolo bifolco soffriva: raggiunte le sue be-stie stava pronto alla fuga. Le fanciulle gridarono: - Ancora, toro, muggi ancora. Una più estrosa gli disse: - Torello, canta - e insieme tentò di mettergli una mano sul collo. Il torello si ritrasse. Fece due passi, e andò a ingin.,2Cchiarsi davanti a Europa. - Guarda, fa come i cavalli ammaestrati. - Ha riconosciuto che sci la figlia del Re. Europa fu molto intimidita dall'atto del toro. Lo guardava tra le corna, senza•muoversi sorrideva e forse impallidiva. Lui, sempre stando a quel modo sulle :iampe anteriori piegate a ter• ra, con molti cenni del capo di sotto in su la guardava come invit·andola a qualche cosa. - Carezzalo tu, Europa, vuol te; vedi, fa come un cane. Allora Europa per una ispirazione giocosa infilò il manico del suo canestro sul corno sinistro del torello. ~ Il toro, che in quel momento stava M:Otendo il collo, prima si fermò, poi riprese la mossa molto più lento con grande attenzione per non • guastare i fiori d'Europa. U compagne mormorarono di ammirazione. Europa si risolse e senz'altro si chinò a fare una lunga carez:za. sul collo morbido del toro, che immobile socchiudeva gli occhi. Ora il respiro gli s'era fatto. frequente, come ansimasse per non sapere esprimere il proprio pensiero. Anche il suo sguardo pregava. - Che cosa vorrà? - Che cosa vuoi, torello? - domandò Europa. C.OSiparlando, ancora stava chinata e gli teneva una mano sul collo. Il toro molto pianamente spostandrnsi venne a fare una leggerissima pressione contro il fianco d'Europa, che" quasi senza nvcdersenc si trovò seduta sul suo dorso. Allora lui dolce dolce ridrizzò le zampe e si mise in piedi con Europa in groppa posta di fianco con1e sopra una cavalcatura. Questa volta le fanciulle batterono le mani allo spett'acolo. •- Lo avevo detto, che è ammaestrato. Il toro voltò indietro la testa a guardare Eu• ropa come per rassicurarla. Ma lei non aveva paura nè più alcuna timideua. Rideva, e si cercò la posa più comoda. Sentì che l'animale comin• ciava adagio a camminare, con le due mani afferrò le due piccole corna; al sinistro sempre pendeva il cestello. Lui camminava gn.ve e tutt'in• torno il coro delle compagne li seguiva schiamauando. Euro1>a ebbe un'idea; gridò: - Un momento ·- e intanto con le mani tirava le corna come fossero briglic. L"animale si fermò. Europa disse alle ragazze: - Cè posto, salite anche voi, due o tN: ci stiamo, poi lo facciamo correre. -Sì-sì-io-io ... Ma l'idea d'Europa non era piaciuta al toro. Ogni volta che una gli veniva a ridosso lui con uno scrollo discreto le impediva di salire. - Vuole te sola. Ora il toro affrettò un poco l'andare poi si mise al piccolo trotto. Europa assecondava con tutto il corpo quel ritmo. Era ebbra. Fecero così quasi intero il giro del pr:ito .. Il toro si fermò in faccia al mare, quasi alla riva. Pareva si interessasse al ciclo che all'orizzonte cominciava a incendiarsi. - Che cosa guardi, toro? Lui fece altri due o tre passi. Europa si voltò alle amiche: - Guardate, gli piace tenere i piedi nell'acqua. Da lontano il bifolco, che fino a quel punto era stato in silenz.io imbr(')nciato, si mise a gridare, additando alle loro spalle la montagna; - State attente, la cima alta è piena di nuvole, a momenti fa temporale, io devo portar via i miei di corsa. Le ragazze rabbri11idirono a un soffio freddo che corse il prato, andarono a stringersi agli al• beri dall'altra parte e chiamavano Europa che le raggiungesse. L'aria s'era fatta colore del piombo. - Aspetta - gridò Europa al bifolco - porta via anche questo - e tirava le corna al toro. che P3reva inchiodato. ,- No_,no- urlò il ragazzo, e cdrsll'!al ,entiero spingendo a furia i suoi quattro che 5paventati s'urtavano e muggivano forte. Europa si moveva per scivolare giù, ma s'ac• corse che l'acqua del mare era già alta fino al ventre del toro. .'IASSIMOIONT&.~PEI.U

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