'"'" Cffi,ì traverso l'aria lucidissima appan·c il rogo ridotto un monticello di cenere tenera. In mezzo a questa alcune delicate ossa ancora sommessamente bruciavano; con un ultimo crcpitìo s'infransero, si sfecero in polvere. '.\fa in quella polvere nasceva un movimento, si vide uscirne una specie di grande bruco candido. Dopo due o tn~ attorcimenti, tutt'a un tratto il bruco s'agitò. pane sforzarsi. si trcssc, con incr~ibilc prontuza crebbe c si plasmò in un3 , ivacc forma; e sùbito, da quella forma spuntando penne di venti colori, senza dar tempo :u contemplanti di seguire i gradi ddla trasformazione tanto era rapida ecco già lo ,,idcro compiuto e fresco, l'Augcllo Fenice, alacre e giovane, scintillando in piedi sopra la cenere. Dorate UC\'a le piume del collo, bianca la coda con quakhe p,enna scarlatta, il corpo di linta ardita e colore dello smeraldo. Dal sommo della testa il ciuffo cilestrino scaturiva diritto come un getto di fontana. Sollevò il petto in un gran respiro, poi semprc . fermo sulle zampe alzò un poco lc ali; sotto le "" ali era tutto d'argento. Finora a\•eva tenuto gli occhi socchiusi. Ora li spalancò. Splendevano immobili. Certo cran.., 6ssi verso età lontane. Certo lui non vedeva i contemplanti. non vedeva la valle nè i monti. Non· si capiva il colorc di quelle immense pupille. Cominciò a rigirarsi lentamente, senza mutar luogo. A ognuno dei suoi moti il sole suscitava altri colori tu le penne e le piume, le accendeva come se stesse già per bruciarlo tutto di nuovo. (Altri cinqu«ento anni dcvi aspettare, Fenice.) I Sacerdoti erano estatici, le fanciulle si sentivano correre da una vaga im1>azieni:a. Europa senza rendersene conto misurava le strane mosse dcll'Augello al ritmo dell'acqua invisibile di roccia in roccia. Il Gran Sacerdote capi - e lo spiegò sottovoce alla figlia del Re, che guarda\·a e non ucoltava - che con quei movimenti l'Augello stu·a impastando di mirra la poca polvere rimasta delle 055a consunte: si confermava dunque un'altra verità che la tradizione rdigiosa aveva insegnata. In breve l'Augello ebbe davanti a sè un bianco batuffolo in forma d"uovo. Vi stese sopra dolcemente una zampa come per prenderlo. - Ora se ne va - disse piano il Gran Sacerdote (e la ,·oce passò dì bocca in bocca : - se ne va - se ne va - se ne \'a...) - va a deporre il ,•enerando avanzo nel tempio di Eliopoli - continuava il v«:chio, e si gcttò in terra bocconi per reverenza, e gli altri sacerdoti con lui. Le fanciulle non sapendo che cosa si deve fare si guardavano con occhi inquieti. L'Augdlo Fenice non aveva ancora veduto nessuno dei suoi adoratori. Ora teneva leggero un piede sul batuffolo. Europa si senti battere il cuore e non sapcv:i pcrch~. L'Augcllo al7.Òle ali cominciando a scuotl"rle come per il volo; ma in quel momento il suo sguardo uscì dalla fissità lontana in cui fi. nora era stato immerso. entrò nella sfera del no• stro spazio e del nostro tempo, ,·ide, certamente vide, il mondo circostante, la valle il monte il ,•erde dei prati e degli alberi l'aria: e dentro tutte c1ucste cose aggirandosi venne a fissarsi diritto agli occhi d'Eur9pa. Europa trasalì, credé dare un grido ma la voce non uscì dall'anima esterrefatta; ('On gli occhi spalancati ella guardava gli occhi della Fenice, che frattanto si fu per un tratto levata a volo, sollevando anche con l'altro piede il fardello. Alzò il capo e fece una ruota sopra la rupe: per trovare la direzione: Europa d'avere smarrito il divino sguardo senti uno sgomento. Già l'Augello si librava all'altezza della più alta cima: volava lento come per grande riguardo. Europa desiderò perdutamente di vedere aln1eno per un attimo ancora quegli occhi. E la Fenice al punto di varcare la montagna una volta ancora si voltò tra un nimbo di luce a guardare gli occhi d'Europa: quello sguardo estremo, che durò un s«ondo, parvc denso di non so quale incom1>rensibile promesn.. Poi rAugello Fenice scomparve nella dìrezione di Eliopoli: l.:1v1alle fu piena di profumo e di malinconia. Poche ore più tardi, scendendo la strada nel carro delle fanciulle, il Gran S.uudote cercava di far loro intendere la grandezza di quanto avevano veduto. - Morire è seru1>re rinascere - egli affcrma,·a. Le "'ergini daffalto del carro guarda\·ano le more mature sui cespugli lungo i margini, avrebbero \'Oluto scendere a coglierne ma non osavano chiederlo. Penlio3vano che la figlia del Re certo u·rebbe potuto. ).fa Euro1>a non guardava i cespugli. Europa rivedeva lo sguardo della Fenice, risentiva il canto dell'acqua. L'ultimo "'guardo della Fenice era parso un annunzio. una promessa, qua~i un'intesa di convegno. Si propo~e di star<! attenta alle parolt" del Gran Sacerdot(', forse qualcuna di esse l'avrebbe illuminata. li Gran Sacerdote andava ripetendo a fior di labbra: - Morire è sempre rinascere. - ).1a Europa non sapeva con chiarezza che cosa vuol dire morire. Invece gli domandò: -Quando C nato la prima volta l'Augello Fenice? - Il Gran Sacerdote risponde: - L'Augcllo Fenice è sempre esistito. pcrchè ~ eterno. - ~la Europa, non sa1>cndo che cosa è la morte, non sa neppure che cosa è la eternità. Allora tentava un'altra via; domandando: - Ma quello che abbiamo visto dopo, è il medesimo che abbiamo \·isto bruciare, o è uno nuovo? - Il Gran Sacerdotc arrossi, poi imbarazzato rispondcva: - Tutto quello che non sap• piamo spiegare nelle tre dimensioni in cui ,,i"•c l'uomo, qualche volta div('nta sUbito chiaro S(' gli concedi una quarta dimensione. - Europa non disst che non capiva, e non insiste. Il Gran Sacerdote aveva arrossito perchè quella don1anda, che la figlia del Re aveva fatta 1>crgrande candore, era una questione che da molto tempo divideva aspramente i teologi, cd egli nella bont:t del suo cuore ne soffrh·a. Prima di notte i carri rientrarono nella città. z. La città stava quasi tutta arrampicata sopra un collt, stretta tra le propaggini del Libano e il Mediterraneo. Il punto più alto ne era la port.\ d'Oriente, ove cominciavano le strade dei monti; di là scoscendeva verso la porta d'Occidente, volta al mare. J\la il mare non si raggiungeva se non dopo valicato un dirupo e sceso un sentiero tortuoso che sboccava in un gran prato. Era questo il solo Spa7.io aperto e piano di tutto il paese. Per i tre lati da terra il prato tra cinto di ontani e cipressi, l'erba vi cresceva bassa .e folta rotta qua e là d."\ cespugli d'olcandri e qualche ulivo d'argento. Sentieri lo correvano, lo incorniciava un ruscello con i margini fioriti di margherite. L'erba arriva\'a quasi fino all'orlo del mare, striscia di ghiaia continuamente lavata dalle piccole spume. Ogni giorno all'ora più calda vi scendevano fanciulle a meriggìar,e. Le loro tuniche a,·e\•ano i colori dei fiori che sbo<'cia,·ano un po' dapperlutto tra le erbe. Qualcuna dormiva al margine del prato sollo gli albt'ri pii1 folti. Qualcuna cantava. Il giorno do1>oquello del pellegrinaggio alkl Vidra, vi arrivò anche Europa. Il sole viaggiando in arco dal monte al mare aveva da un'ora passato il centro del ciclo. Europa. porta\·a in mano un cestello di giunco pieno di rose e giacinti. Voleva rnescolarYi un poco di verde odo· roso e a1>pe11asce"'a nel prato cominciò a cogliere pianlicclle di menta selvaggia. Parecchie delle fanciulle le con,ero incontro, ma non credo ve ne fos:st nessuna delle dicci che ieri sono state alla Vidra. Non la interrogarono, nC Europa parlò dello strano pellegrinaggio. L'ultima parte del suo ritorno era stata pesante. La sera innanzi aveva stentato ad addormentarsi, che non le era mai accaduto. Le prime ore del sonno furono .:11gi1atem, a infine era nata nel suo liml>o una quie1e che la face\·a seivolare dolcemente alla plaga dei sogni docili. Svegliandosi a\·eva cercato disperatamente di affcrrare per un lcmbo l'ultimo sogno, che fuggiva; a lei restava tra lc dita il lembo solo, e an- ::h'esso sùbito spersa ogni forma e SO;-,tanzas'è sfatto. Ma la quiete è finita: Europa ora s'è ac• corta che questo ch'ella cerca"a afferrare e non c:'è più, non era sogno creato, era il ricordo d'nna cosa reale; e non già ricordo lontano, vicinissimo aniti Se<:ondo la comune misura del tempo, eppure )(' sembra d'una vita remota. Europa con lo svegliarsi ha perduto l'impressione favolosa del giorno innanzi; ricorda la scena, i movimenti di quanto ha veduto, ma non 1>iù !"anima fonda del miracolo: non n. più rivcderr in fantasia, come certo lo ha riveduto nel sonno, lo sguardo htremo della Fenice. Per qualche or.:11p, rima di levarsi, aveva sofferto atrocen)Cnte di questo. Avrebbe: dato tutta la propria vita, e la l'ila dei Suoi genitori del suo paese del mondo intero, per ritrovare un momento lo smarrito tesoro, poter e\•ocarc nella immaginazione quello sguardo. Poi si vestì e non ci pensò più: il movimento della casa e le parole della gente han finito con dissipare del tutto la luce della favola di ieri. Scendendo al gran prato, la cura di comporre bt'nc di fiori cd erbe il cestello la occupava tutta, e la sua anima era leggera come una nuvola. Quando il cestello fu perfetto e tutto armonia, Europa s'andò a sedere ai piedi d'un cipresso, col viso al mare. Il mare era teso. ora anche le spume impigrivano sopra la ghiaia che dormi\'a al gran sole. Non si vedeva in tutto il giro dcll'orizzo11te una barca, la fronte del mare era libera e con miriadi di piccole punte di luce rispondeva allo seointillarc dell'aria. HASSl~O BOSTEMPELLI
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