Tempo - anno IV - n. 27 - 30 novembre 1939

... n TORO PRIMO I. La gi~~~~ !~~ ~:si~:n;r~e;: ?::~ ~~~~ :";ltr~ dicci vergini fu mandata al Libano in ccrim<rnia a veder morire e rinascere l'Augcllo Fenice. Il viaggio nd carri fu lento, su per i monti erbosi e deserti. Quando la con1ith•a raggiunse la mèta mancavano al tramonto appunto le due ore necessarie a preparare i ripari per la notte. In quel pellegrinaggio mi~tico era proibita ogni presenza di gente prorana, i sacerdoti giovani dovevano dunque fare da carrettieri e le vergini da cameriere. Furono accomodati i muli e i ca- \•alli dentro un bosco foltO, e in una spiana.t3 poco piit su allestite le Lrc tende: una per la fi. glia del Re e il Gran Sacerdote, la s«onda per i dieci sacerdoti giovani, la ten . a per le altre dicci vergini. Disimpegnate con umiltà quelle mansioni, i sacerdoti chiamarono le fanciulle che si sbandavano su ptr i greppi a cogliere fiori, perchè: era il principio dell'estate. Tutta la compagnia andò a disporsi in una striscia libera che oltre le tende continuava il margine della spianata; di là si misero a guardare in fondo al cielo, dalla parte del sud ma un poco verso oriente. Ancora quel raggio del sole colou,·a le cime più alte. L'ultimo passando sopra i loro capi parve sostare. spingersi a saettare lo spazio; scomparve, e tutto il mondo fu spento. ~fa in quel cielo lontano, dove la schiera fissava, il raggio aveva suscitato un punto. che fremè: per un attimo dì luce. - L'Augello Fenice - Fenice- Fenice ... - gridarono i sac-erdoti e le vergini, poi trattenevano il respiro. Quel punto, fatto sllbito nero, s'andava addensando in meno -al grigio dcli' aria, 1>rendeva corpo, veni,·a avanti, era grande, a,•eva ali, ali spiegate, come un'aquila che vola. Volando s'an·icinava diritto, veloce, sempre altissimo. Poichè il volo seguiva il meridiano, tutti insieme i sacerdoti e le "ergini cominciarono a girare lentamente le teste per accomJ>agnarne il corso con gli occhi. Ma l'Augdlo Fenice, abbandonato il meridiano. prima disegnò una curva grande sopra la catena dell'Antilibano che chiudeva l'orinonte, poi mosse in leggera disce• sa verso il Libano. - L'Augello Fenice-Fenice-Fenice ... - ancora le fanciulle mormoravano, e sùbito tacquero. Si vtdeva chiara tutta la forma dell'Augcllo: ora anche il collo e il capo col becco, anche la coda, e un poco le zampe. Era più grande di un'aquila. Aveva un ciuffo lungo in mezzo alla testa. Ai piedi della l!pianata s'apri,·a la valle. A sommo del declivio opposto. e un J>OCO pili in alto che la spianata di qua, sporgeva una rupe dal monte. Dietro essa il' monte era tutto una profumata foresta. La religione insegnava come l'Augello Fenice ogni cinquecento anni al sentirsi morire vola a quella rupe dall'Arabia, arri,·ando la sera e consumando la notte a costruirsi la pira, che la mattina appresso i raggi del sole accenderanno. Era legge di devozione che quella sera lo stuolo ,eletto dovesse ritirarsi nelle tende appena l'Augello aven staccato e der,osto il primo ramo: nessuno doveva i)iù uscire all'aperto prima dell'alba. L'Augello Fenice arrivò diritto alla rupe. Vi rimase fermo qualche istante come per prenderne possesso. Le ombre delle cime gli giocavano intorno. Pareva un hronto avviluppato di bende '!ere. Poi si scosse. guardò in giro, volò a un ccdro; ne schiantò col b«co un ramietto, sùbito rivolò ad appoggiarlo sulla rupe. Cosl cominciava la costruzione della pira. Allora, come voleva la regola, compunti i sacerdoti e le ,•ergini si ritirarono ientro le tende. Erano già spuntate molte stelle nel ciclo senza luna. La figlia del Re si stese sul suo giaciglio. Il Gran Sacerdote scdè sulla sponda dell'altro, e nell'ombra cominciò lentamente a parlare: - Immagino - disse - quanta è in quest'ora la tua commo;i:ione, Europa. Certamtnte nè tu nè le tue t'Ompagne potrete questa notte prendere sonno. Solo ogni cinquecento anni, pensa, una generazione ogni quindici, si produce lo spettacolo divino che domani mattina noi contem• pleremo con i nostri occhi. Noi. noi soli, ventidut Ftnicii, in tutto il mondo. E tutto il mondo im·idia il nostro paese, il popolo fortunato cui l'Augello Fenice ha dato il nome, e venendovi a morire e rinas<erc ispira di mezzo millennio in mezzo millennio trovate intielligenti per far prosperare i nostri commerci. I perfidi egiziani col pretesto che hanno anch'essi come noi una città chiamata Eliopoli, ciercano di far credere al mondo che l'Augello Fenice va da lord a farsi il rogo e morire, da loro. Tu vedrai domani al• l'aurora quale è la v"rità. Anzi hai già cominciato a ,•edere. Hai visto l'arrivo, appunto al tramonto del sole come sapevamo per tradizione i-aera, dalla parte dell'Arabia. Hai visto il greppo ove Lui s'C posato, ove domani col pri• mo sole brucerà. Quella rupe santa si chiama la Vidra. Quando piove, e quando grandina o d'in• verno cade la·nevc, e anche in meno ai pili spaventosi uragani, sempre la rupe rimane intatta, nè pioggia neve grandine o il vento o la poi• vere possono raggiungerla. Hai visto come Egli vi ha deposto il primo ramo per la catasta. Ora per ttllta la notte, al lume delle stelle, Lui continua e compit il lavoro. Ascolta: se tendi l'orecchio con pietà vera puoi sentire, e«o, spiccare un rametto, e ora il volo leggero, iecco, e fascia cadere il rametto sopra gli altri, non senti? ... '.\fa tacendo per meglio asc:oltarc, il Gran Sacerdote tra,·erso la tenebra sentì che Europ.'\ con molta innocenza russa,•a. li Gran Sacerdote, che era vecchio e santo, non aveva bisogno di sonno. Sos1>irò. e si raccolse a mormorare le preghiere notturne al dio E.lio; cosi rimase molte ore, fino a che vide trapelare la prima alba dalle fessure della tenda. Quando il vecchio ed Europa uscirono all'aperto le fanciulle come tante api corsero a stringtrsi intorno a loro; e con gli altri sacerdoti, tutti insieme avendo girato dietro l'atttndamento. raggiunsero il margine verso la ,·allata. in faccia all'altro monte, da cui alta si !>por- _ ge la santa Vidra. L'alba era ancora un po' livida. La pira dell'Augello Fenice era pronta. Copri,·a quasi tutta l'ampiezza della Vidra, in forma d'una catasta quadra intesta minutamen• te di ramìcclli teneri e foglie, soffice alla ,·ista. Pareva un nido. L'aria si facc,·a di minuto in minuto più limpida, ogni cosa intorno era verde. Europa avverti il rumore d'un'acqua lontana cadente. 1.,;scì da un cespuglio di ginepro l'Augello Fenicie. Teneva nel beceo due coccole, con un ultimo volo andò a lasciarle cadtrc sul nido. Poi scese a posarvisi, vi si abbandonò. l colori delle sue 1>iumeerano smorti. La sua stanchezza era piena di nobiltà. Teneva le ali aperte a mezto, con le puntt appoggiate alla catasta. Il gran ciuffo del ca1>0stava ripiegato giù come esausto. I sacerdoti e le vergini si sporgC\'a.no per vedere l'Augello negli occhi ma lui teneva la testa volta dall'altra parte, levata verso le cime più alte d'oriente, aspettando il raggiare del sole che doveva accendere la pira. Passò un minuto. E l'aria intera ebbe un tremito, il verde dei prati brillò. Dalle cime era sgorgato un rovescio di luce sui montì. Da un punto d'oro, che era già il sole, un raggio vcn11ea ferire il lembo della pira. Un virgulto di mirto sùbito s'accese, incendiò i ra1ni vicini e le fronde ìntrttciate e le bacche. Ne soturiva un fumo candido che avvolse di spire tutto il nido prima di spandersi' nell'aria. Allora l'aria si caricò di profumi. L'odore prezioso scendeva a riempire la valle, salì\'a al poggio dei contemplanti; le fanciulle lo aspiravano forte e impallidivano, a qualcuna s'infossavano gli occhi per la dclida. I sacerdoti non staccava.no lo sguardo dal rogo dì fiamme vermiglie, di fumi celesti: dentr.o vi correvano crepitii rapidi, ne uscivano faville altissime al cielo. Intanto il sole s'era levato perfetto dì sopr.t dai monti e la valle n'era avvampata. I ucerdoti giovani si premevano le mani sul cuore. Il Gran Sacerdote guardava fisso alla santa Vidra e aveva gli occhi pieni di lacrime, che cade,,ano in silenzio ai suoi piedi. Europa sentiva sempre più acuto il canto dell'acqua invisibile. Le pareva udirvi entro articolarsi strane parole, d'un linguaggio che non conoscC\'a, sillabe che non saprà mai ripetiere. Non guardava più ;\ rogo. Non riusciva ancora a pensare all'Augello Fenice. Poi lentamente i fumi diventavano bigi, sminuivano. si stracciavano prima di vanirc. Un vento frest'o corse il monte e la valle, passò sul poggio•a rinvigorire i sacerdoti e le vergini, ,•areò la vallata e arrÌ\'ava fino all'orlo della Vidra a raccogliere •gli ultimi fiocchi di fumo e dissiparli.

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