Tempo - anno III - n. 17 - 21 settembre 1939

gia10 parla,·a delle aquile, e si rac- vanti a noi. in fondo 31Ja s1rada, contavano storie di catture di aqui- Porla Cristina s'allarg:i.va scnsibille, di cacce e di battaglie. Tutti mente a ogni nostro passo e nel s'erano placati. C'era chi prop,one,·a MIO vano, sotto la :.aracincsca dcndi offrirle al Comune, e questa idea tata che da secoli non si abha-.sava lusinga,·a 11011 poro lo zio. perchè 1>ii1per chiuden•, come in un recingli ave,•ano fatto h.1.lt-nare la pos- to, le catapecchie nobiliari del Casibiliti di metterle in mia gabbia nei '>tello, si distende,•:,. la Città Bassa giardini pubblici sotto il Bastione. con tutti i '>UOilumi e i lunghi riflcscon una targhetta che portasse il si nel mare. Via Lamarmora era pienome del donatore. E forse <1uesto na di 1111odore nauseante di J>('Sce progetto sarehbe stato messo in fritto e di olio c:'ltti\'O, e le parole atto se tm giorno non fosse capi- di Paolo, mi davano, come quegli t:i.to nel cortile un amico di un col- odori, un senso di males:;ere. I.a lt-ga d'ufficio dello zio, che a,·c,•a miseria della Citti ,\ha anolgeva sentito parlare delle aquile. Era un tutti quelli che passando Porta Criuomo panciuto che ,i mo,·e,•a don• stina anda,·ano su ,•er:;o la Torre di dolando e ansando per la fatica del S:i.n Pancrazio; a meno di non es• camminare. ,\q~,a J'ari:i. di un uomo pr:i.tico, di c1uelli che clm•um1ue vanno si sentono p:i.droni, come certi medici o certi mediatori. Porta\'a due i;uriosi baffetti a ,•irgola e una 11ipetta ricun·a nello stesso stile dei baffi, e se la toglie,·a cli bocca solo 1)("r sputare. Si ,;edette anche lui, fatico~ameute. ,;ui talloni, e, senza toccarle, anzi tenendosi a distanza, si mi,;e a esaminare attentamente le due he;;.tie. Dopo a,·erle esaminate per l)("11c,-.i ahò e di-.se :i.Ilo r.io: Pcrch(· non le manda allo Zoo? - Pcrchè allo Zoo? fece lo :rio. e,·identcmt·nt<' ,«cato dell'aria di -.uperiorità che -.i da,•a l'amicc, del colleR'a l'erd1i· lo Zoo gliele pag-a ! Non ,nno nua ,1,e(·ic molto ricerca• 1a, ma t· .. c,npri: un:t bella coppia Sni,·a. ,ni,·a a nome di mio fratello. \lio fratdlo ha già fornito allo Zoo un cini,:hiale e <lue muffioni. For.,e non ,·aie la ptna di <;cri- , ere. per quello l'he pagh<'ranno di<1,c lo zin clando,i a ~ua ,•olla dell'aria. Certo fece l'altro - io non so :i.e lei ~ in grado ili rinunciare a 1111migliaio di lire .\prì le br:i.ccia. e fatto un cenno con la tc~ta. a111.icon la pipa serrata tra i denti. \"Oltò I" spalle ,e si mi,c a parlare rol colkga dello 1.io. ~lille lire non ,erano uno scherr.o! Mille lire, J)("r lu ✓io ~lichele. erano molt,). moltis,imo. Qua11do ,alimmo per <.aiutare la 1.ia. prima diandar<"rne, lo T.iori chiamò nella stanza da pranzn. do,·e <.t:i.,·:i.,_,rivendo una lettera. e non .,cnla imbara1.z? d raccomamtò di 11011dir nulla. 1)("r il momento. d<'ll'inten:,ione di offrire le due a<1uilt- :i.Ilo Zoo. Per ora non è una rosa cierta di"-\e E !)(li, mnho prohabilmente lt· offrirò al Comune. Noi. ,e111.aclir nulla. t·I". n'andammo. e la :ria. sulk l,\'ak, ci d1ie'>c /ic tra vero <1t1clloche a\'e,•a detto l'amico del collel{a, cii(" lt) Zoo a• nebbe 1>a~at1, le aquile mille lire. - Tu credi dan·<'ro che lo zio Michele le offrirà al Comune. le 3· quilc? dis~c Paolo mentre andavamo ,·er,o l:i. Città Has~a <1uao:i di corsa. J)("rchl' s'era fatto tardi. - $ml() dei morti di fame - dis• se mio cugino sempre correndo. -· Dei morti di faml".' Sai chc friggono perfino le hucrc ,lclle favette? Tutto ciò che in ca'la nostr:i. ~i dà ai maiali, loro lo mangiano Erano J>arolc crudeli. An~ando a,·evamo preso il J>as,o e marciavamo come atleti. a p:1.,..,i lunghi e rapidi. g-il1 J>er Via Lamarmora. Dasere risoluti e cn1<leli come Paolo. o come l'uomo panciuto che avt-,·a ,·ohalt) le !,palle allo 1iù. l'rei.to fum. mu alla s{'alinata del Ba<.tiom·. da vanti all'L'.ni,er~ità. e riprendemm,, la \'or,a nell"aria pura .,11lla -.eia di un runzÌ1> la",·iatu da uu'at1lt)1U<>bìlc d1e. a lari;:-he cun•e. -.follando la stra• da, scende,·a n•r:;o la darsena a motore spento. I nego1.i erano gii chiusi. Qualche giorno dopo. mentre ;-u:·• compagna,·o Paolo che :i.ndava a prendere 1111compilo da un suo compagno, rieono,hhi in ,•ia r\ngioi il grasso uomo amico del collega dello iio :\lidiele. Se ne stava sulla 1>0rta della sua hotug:i. di sell:i.io. con la pipetta in hocca e i baffetti neri sul vi<10 rubicondo e lucenu. Come era diversa <1uella strada dalda boia e strett:i. \'Ìa Corte d'r\ppel• lo. dove abit:i.vano gli di! Come era allej,::ra, così piena di hottcg:l1e di pellami, di terrai,::-lie, di "toviglic, di ta1>peti, e di tutti <1uei ,•illani ,·estiti a festa che veni,•ano a far le compre in città! In Ca ..tello i villani non ci am.la11a110mai, non porta,ano i vivaci colori dci loro abiti in <1uelle stradine tristi e uggiose.« Sono co~ì stré'tte J>Crragioni di difesa•· dict,a lo zio. Ma non contava 11u1!a. :-.:on cont,H•a nulla anche se ._; ricorda- ,•ano tempi gloriosi come <1uelli dei Giudicati. Erano :;tracie che mette- \'ano tristeu:i. ~olo a J)eusarci. ,.\I. lon1anandomi non sape,·o 11tac<"arc gli occhi dell'ometto rubino sulla porta de-Ila bottega, e pcnsa,·o: « Chi M se si ricorda delle aquile•. l111Mio padre e ~li zii a\e\'ano. dell'atti\'iti, un com·euo più franco e ardito, erano uomini pratici e sicu· ri di ,;\'. Lo i:io ~lich'ele. rnme di<'e• \'a Paolo, .,omigliava a Beniamino Franklin. E da lluel tempo Beniamino Franklin fu per me m1 tri:.ti: per- ,onaggio d1c ~i dava da fare intor• no a sveglie rolle e a ,cheletri di vccd1i uml►rclh, una .,pecie di piccolo imJlieg:i.to che esercita-;-;,e l'ICr diletto un'inclinazione :i.lavori manua li ac<111isitain d1i<1sitc1ua11tegenera• zioui di operai e 1roppo difficile a dimenticar,i del tutto. E pro\a\O per lui una simpatia tri~te e mista cli pietà. Il 110.'>trointercl,,é per le :u111ile venne meno giorno per giorno, h: cohe in C:i.s1t-llo in l'asa dello zio si fecero di settimana in settimana men? frc(l\lt"nti, fino a che lé aquile ~panrono. Sparirono in una maniera piutto ,10 ,trana. e io ne venni a conosren. 1a ,olo molto te1u1)(• più taHli. Un giorno arri,·O J)("r lo 1io la let• tera atte,a da tanto \elllJ><•. ché gid ne a, <'"a perduta 1a ,1,enuwa: era <kl Direttore dello Zoo, e dicr,·a: ri,11trando dopo 1111alunga a,.,enra, 1rm·o la Vo~tra 11rt"giata del .. e tni affretto a ri,p,..nderVi d1e <.o· 11., lieto di afCt'ltare la Vo,tra offer1a. X'oi ,i:rnm io po,~c'"' di al• nmi e--emplari 1lella ,1,e,-ie di aquilr rhe Voi ci 11ffrite. tut1a,·ia. giac('h~ ,i tratta di una coppia. ,iamo di~po• ,ti ad an1ui,tarla. Paghiamo di -.ohto 1. ,tro per e,emplare, pili le spe- ,e di tra~porto. ccc.•· Que,ta li:ttera me la 111(1qròla ziii Erminia. che la c(')n~en•ò per molti anni i11 un cas ..elt(') della credenu. e credo la porta,!>e anchc a X'orhio, una ,·olla che \"enne a farci ,·isita Però le due aquile non furono mai , ~pedite. Solo molto tempo dopo. come ho detto. la 1ia mi C(')nlidò che. mentre cercava di tirarle fuori dalla gabbia, lo zio ~1 ichele, che aveva disdegnato l'aiuto del sergente e 11011 ave\'a neppurt' ,oluto chiamare Paolo, se n'era lasciato scappare una - Poi - dice,a la ii:i. - lasciò ,•olare anche l'ahra. :\la la prima gli scappò. L'ho ,·ista ))roprio io. A lui 1>erò non bi,ogna dirglielo. mi rac• comando! ;\ lui 11011 hi~rignava dir!('lielo. E a ehi gli chied,va ,e a,•eoe wedito provl"isamente mi pan•e d1e le aq11i- le :i.11uileallo Zoo (e g-lielo chiedele non esisu:.sero se non nell'im- vano scnza ironia. C"'>endo rima,to. 111:1.ginazionedello 1.i,,, cht' fos,ew l'incidente della fuga, un ,cnreto) <"Ome il <.irnl)()lO,ensihile delle sue diceva che 11011erano a<1uile, ma fai. a,pirari<>ni e dd suo vr,-:-ogli1,.Ci tene, a a t·~~ere di una ra:ria di, er'-a da noi l'ampagnoli. lui! 1.ui. come si vedeva anche dal ~110 casato. di-.ccndeva da gente venuta di fuori, in cen·a di fortuna: e l'a,·e,ano tro,·ata. la fortuna. ec<"ome! Scnonrhl' « la fortuna va e ,•iene-.. I.a fonuna dei Pcuani era diventata argomento continuo di friz1.i, in c:i.<.anostra. d:i. parte del habl>0 e dei suoi fratelli. cioè degli :ii t-cri, ,la <111andola zia Erminia era diventata la sìg11or11 Pr::m1i. - Come \'tlOi che faccia ad avere fortuna gente che p:1.<1'-daelle mer.- 1.e giornate ad aggi11'llare una s,•e• J:lia rotta! ~ dice\·a il liabho alla mamma che cerca,a di difenderli. dii. Per fortuna ,c n'era al·corto in tempo. l'er fortuna! S<· no anebhe fatto proprio una hella fii::ura ! Delle aquile 11011 .,; parlò piii. come ,e non ci fo~,cro mai ,1ate. E io non ri,·idi mai più neppure il <1er- !{ente. '.\on ..,, neppure di che 1>-1.ese fo~sc. perche <'trio era di fi.orj e io non 3\"('\'o ancora imp.1.rato a di- ~tin.l,:'uere la cadc1)✓a dei di\ ersi dialetti d'Italia. lmece. ancora oggi, <111andotorno in città. ciO<'in quella cit1à dei miei primi ~ludi. mi acca• (\(' di rivedere l'ometto rnhiuo dai haffelti. ~empre uguale. sull'u~riu della ~ua hottrga f,IIJSl:"ll m;ssl 1'urolr di Puh•io llù1,,co11i

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