LE AOUILE No'.1so p_iù chi a_ve:.sc portato allo :uo Mu:hcle I due uccellacci che furono posti in una stia da polli sotto i portici. Non erano. ,~r me e per Paolo. una cosa nuova: tutt'altro: di rapaci ne avèvamo visto, a Norbio, abb:m111i dai JlOruri o dai pastori di casa nostra e appesi alruscio di cucina. o appollaiati i-u quaklu., alhern lontano o ..u. quakhe roccia, op1mre alti.....,imi, (luasi immobili sollo le nuvole ~rigie. Questi ndla stia 11011 erano pii, g;r:rndi di 1111 pollo, ma la rerocia spirava da tutle le loro 1><:11ne irtt:, tanto che, anche ..t.-uza la rett: metallica. 11essui1Q ;l\•rehbe osai<• IO<'· c:1.rli. Seduti sui talloni, noi passa1~1110 lunghe on da\'anti a tJuella gabbia, e gli altri ragazzi con noi. I rag-a1.1.i avevano tentato. dapprima. di tormentarli (On una canna. ma io e mio cugino ci eravamo opposti cncrginuncutc. In certo scn- "°· .:H'llli\·amo il dovere di protcg- ~re 11uegli animali che vcnivanfi 1"ùme uoi dai mou1i, che l'0mc noi erano forestieri. Anche la nostra rnriosità cra l,cn di\•ersa da quella degli altri ragazzi 1rova11do noi nei due U('celli 11uakhc ('Osa di familiare. ('Ome fossero bestie donH'Stirhe. conigli. IX'r esemvio. o capre. op1>urc anche 1:erti alberi co111egli ulivi ok <111erce.I.a dislinzione che noi faavamo di solito. a Norbio, tra bestie t'lclva.ticht e animali do· mcstici, là in città, iu~lla nostra me• moria, si rnncdlava dt"I tutto. Oltre i ragaui, vcni\•ano a vedere i due uccellacci un U\ciere del Trilmnale. l':tttendc1llt" di un uflìciale di com• 1>lemento che stava a pensione dalla signora Alessandra, una delle casigliant" sempre in lotta con lo ,;io Michele, e il ciabattino, che fact"va :rnche da portinaio. Quando usci,·"' dall'ufficio, lo zio. verso lt" sei dt"I pomeriggio, porta,•a 1111cartoccio di interiora t' di 1.ohnnnc di bue. che gli tene\•a il macellaio della pia,:• ,;etta. e st"n.ia curarsi di noi ragaz• zi, con grande attenzione tagliav3 la carnaccia e la ge11ava a \)('7.zetti attravt"no la rt"te 1nctalli('a ddla gabbia, 1k'.li ('ambiava l'ac<111adella ciotola. I due ucn~lli sembravano paralizzati in un aueggiamento rii dirt"sa, inchiodati rontro il muro e col l)('cl."o e l'On gli occhi tondi e immobili seguiv:i.no ogni mo,·imt'nto dello zio. Co~i rcst:wano anche quando t"gli si allontanava. Forse mangiavano solo di notte, quando il cortile t"ra dt"st'rto. ma anche al~ lora ben 1,oco, t' la carnacria mar• ci,·a in fondo alla gabbia con inso1>1l0rtabilc odore. - Dovrt"bhe m:rndarle via. c111dlt" bestie - di<'eYa la signora Ale~- sandra affa.:ciandosi alla sua loggia. - Dovreb4)(' manclarle \'Ìa. Non sc11tl"che 1~11te? P. comt' averci in ca11ad\1e maiali. Non sa çhe ~ proibito tenere in casa maiali? - - ~laiali? d1e maiali! - diceva lo zio t.l ichclc - Questi ~ono falchi e non c'è nessuna dis1,o:-;izione a pro1>0sito dei falchi. rnra signora! - Non m'interessa di sapere che he~tic :mno - gridava dalla loggia la signora agitando le mani - Puzzano! ~o solo c1uesto che puu.ano! Que:;.to dialogo si ripete\'3. ogni g:orno, e anche gli altri casigliani comincia\'ano a protestare, 1}('rchè il pu,;,;o di,•entava veramente i11- ~up1,ortahile. Una sera, me111re i.-, e mio cugi• no. C'ome al solito, \'e ne stavamo seduti sui talloni da\•anti alla gahhia, venne un altro militare assieme nm l'attendente del C'apitano. Era 1111 sergt'nlc. anzi, come seppi J>Oi. 1111 sergente maggiore ll'artiglìerìa, il <1uale, dopo essere stato un poco seduto come noi a csaminarc i due UC"cdli, apri lo s1,ortello dt"lla gahhia, introdusse una mano. rhc offri al c()IIJO degli artiKli di uoa delle hes1ie, scansò ahilmente il col1X>e t·on altrettanta S\·l"ltt"zz;'I e abiliti la prese per il fondo dcllt" ali. come un pollastro. e la tirò fuori. - llai visto! - disst" 1-.aolo sot• tovoce urtandomi col gomito. Il sergente. 1)('r imJlaurirri, fece t: I I l'atto di huttard addvs:s,, la b(stiaccia. ma io s,)lu hal,;ai indietro: Pao• lo restò li, rcrmo. guardando di sotto in su maliziosamente \'uomo in piedi. E non guardava l'uccello. ma l'uomo, in faccia. Anche il ser• gente sorride,•a. t' io anei pianto di vt"rgogna per c:~sere stato così sciocco t' Jlauro~o. Per darmi un ('011tegno pn·:si la bidclc:tta. d1e era :ìpJ,oggiata a una colonna. e issa• 1omi :sul ~cllino aho e cluro. CQminriai a girart" pian piano intorno, tcnt"ndomi a una l't'rla dista111.a. AV\·ki11;1to:ni di nuovo :-,t•ntii che Paolo dice\'a; - Gli fa rihreuo ! E accennava a me con la testa. - Comc, rihrC'zzo? - chiese il .~ergente. - Gli fanno rihrcuo le penne, romt" a h'X'.care 1111apese-a - <lissc Paolo ripetendo la ginstifiC"a:done che dava sc111premia madre al babbo e agli zii <111andoio mustraYO di avert" paura deJ,:"lim·ct"lli. - Ah! :se e rosi. sensi tanto! - dis~t" il sergcute rivolgc1ulosi a mc. lo 11011 st'ppi cos3 rispondere Jl<:r• rh~ vidi ('he parlava ironkanu:nte, e di nuovo mi allontanai. Poi, follo il_mio giro, e tornato al luogo di prima, acC'alllo alla gabbia, sentii che il sergente dicern a l'aolo; - Anche tu hai pM1ra? Allora Paolo, alzatosi e avvici,tatosi a h1i se11.1. a dir nulla. con cautda. evitando gli artigli della bestia e il l}('n'o a1>erlo, ('he seg11i\'a i movimenti della mano, la prese ll<:r il fondo delle ali. 1>roprio come il sergtmte, che glida abbM1donò.' L3 bestia si contorceva artiglia\'a l'aria. Paolo la 1e11t",•a.C'OIhrarcio teso. lontana dal \'iso. - S.1.1H'!teche bestie :sonù? - rhicsc il ~ergente dando da hc\·carr alla he~tia la cima del uio t·inturino di cuoio. - Due fakhi dissi io C"0II 11011n1r:una .:iuocando di ma.nuhrio " d1 l,c\lali pc.•r passart', senza tot·carli, fra due sa11solini. I.o avt"Y0 ~entitu dire dallo ;do. Due a1111ile- disse il i.crgt'tlle. Paolo lo guardò senza alcu11a meraviglia, cvn <1uell'aria diffidente incredula e t·an:,;onaluria a un tc1111)11 ~he era an~h~ di_ suo l~"'dr_e ~ che hl non sarc, riuscito ma, a 11111tart"; io che inven·. pieno di mernvigli:i per la rÌ\•clazionc della vt'ra essen• ,:a dei due un·elli. ero smontato dalla hicidetta. - Aquile? - disse Paolo - l.t" a<1uilc sono pili grandi. - Anche <111estt'.quando rrcsu:- rnnno, saranno grandi. Diglielo a tuo zio. digli che sono due aquile, due aquile .., del Honclli •· Si chitt• mano cosi. Maschio l" remmìna - disse rÌ\•olgendosi all'atlt"ndentc. - una bellissima coppia. - Se lo dicf' lui gli si 1mò credere - disse l'attendente. d1e avl"\':t taciuto fino allora. - Lui è imbalsamatore. -- Oavvt-ro - C'Qntinuò il sergt"nle - diglielo! 11. 1111 1xccato tenerle cosi. Tolse \'uccello dalle mani di l'aolo, e lo mist" nella g:ibbia. e se n'andò <101>0averci salutalo con un ct::nno. Mentre si allonl;rna\'a <'011 l'attendentt". sentii C'he di('eva: - Accidenti! Sono piene di pi• docchi. lnfa11i anche Paolo comiuriò a grattarsi sotlo la mani('a della i,:-iafd1etta. Dop(I rh(' il St'rge1\lc ehl>e ha1te1.zate k at1uile, altri nomi più difficili vennero in ballo. trovati dallo zi(l Michele in non so .-111alèe11cido1'JC<lia. Lo ,;io afferma\'a cht' il nome • scil'.'ntifit·o • delk be~ti:uc<r" era • EutolmaCtus fasciatus •· Gli pareva così che fossero anche più prt'ziose. Perchè s'era montato 13 testa. lo 1.io. e non (a('eva che p.ularc delle a11uill".del modo comt' rrano statt" catturate e J)(lrtate in città; dic-t"va che erano il reg:ilo di 1111ricco pastort' di Ordena, al <111ale avt"va fatto 11011 so che piaceri. E non solo lo zio. ma tutt(l il cast"g·
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==