Tempo - anno III - n. 6 - 6 luglio 1939

Son poche le strade che II Roma appaiono disadorne del tipico ~nchotto del fioraio; pochi gli angoli privi di quella curiosa scaletta falla con ani di legno, sovraccarica di recipienti di origini umili ma destinati a contenere roso, garoloni, gigli, Ad ogni pano, sollo il cielo di Roma, ci si imbatte in un tabernacolo consocrato al fiore; oll'e1emenlo che rallegra l'esistenza ossia che regola gli umori dell'uomo e punteggia di colore le lappe della suo vita, E' un bisogno di colore, forse, quello che spinge gli uomini o provvedersi di fiori; e si dice comunemente che i fiori allietano l'esistenza con il loro p<ofumo: ma i fiori più preziosi son privi, per solito, di profumo, mentre prevale in essi l'elemento colore, ed è quello che s'impone. Infatti era per soddisfare un desiderio fatto di puro colore, se le amiche di D'Annunzio, facevano trovare ogni giorno al Poeta fasci di fiori sul suo tavolo di lavoro mentre Egli andava componendo le Laudi, Adorna com'è di banchetti di fioroi, Roma s'impone alla vista come falla di puro colore, di tono. Campo dei Fiori, Piu.za Vittorio, Trinità dei Monti, Via Marsala, sono ha i maggiori mercati di liori; ma occanto ad essi sono centinaia i banchetti che conferiscono alle strade e alle piazze, aggiungono alle prospettive archilelloniche più severe, un

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