1979, quando fu introdotto in Cina il provvedimento che imponeva di avere un solo bambino per famiglia, il tasso di fertilità del paese era 2,8; quello del Kerala era 3,0. Nel 1991, il tasso di fertilità in Cina diminuì, grazie a tutte le misure coercitive, da 2,8 a 2,0. N elio stesso periodo il tasso del Kerala scese da 3,0 a 1,8, senza alcun provvedimento coercitivo. La politicizzazione dei diritti delle donne e la riformulazione del significato di necessità comportò il miglioramento - e la diffusione a tutta la popolazione - dell'istruzione (in particolare quella delle donne) e il costituirsi della possibilità di una pubblica e libera rivalutazione degli aspetti positivi e negativi della pianificazione familiare nel mondo contemporaneo 25. ç:;li studi che trattano della famiglia come unità di analisi spesso non si occupano del ruolo sociale che ha l'istruzione elementare (compresa quella delle donne) nel rendere possibile la discussione e un interscambio. Lo scetticismo nei confronti del contributo dell'alfabetizzazione femminile nell'ambito dell'emancipazione delle donne e nel ridurre il tasso di fertilità è stato sostenuto da basi empiriche che si concentravano in modo eccessivo sulla famiglia come unità, e non ha di conseguenza colto questo aspetto sociale , che diventa un fattore "secondario" rispetto alla famiglia26. Per questo motivo, ai fini di un'analisi comparativa ha più valore basarsi su gruppi più numer~si. Un buon esempio di una simile ricerca statistica può essere l'analisi interdistrettuale di tutti i distretti indiani, condotta da J ean Drèze, Anne-Catherine Guio e Mamta Murthi 27. Questi studiosi hanno rilevato che l'alfabetizzazione femminile ha avuto una influenza rilevante sulla riduzione del tasso di fertilità. Tali risultati confermano quelli ottenuti dalle ricerche·compàrative internazionali.28 Mentre la riduzione cinese del tasso di fertilità si è verificata più lentamente che nel Kerala, l'effetto negativo del metodo dell'imposizione (e della violazione dei diritti riproduttivi) si manifesta nella stabilizzazione dei tassi di mortalità infantile - specialmente per quanto riguarda la percentuale femminile - in Cina, in contrasto con i tassi di mortalità delle altre fasce di età, che sono in rapida diminuzione. I tassi di mortalità infantile della Cina e del Kerala erano molto più simili nel 1979, quando fu introdotto il provvedimento "un bambino per famiglia" e le connesse misure coercitive. Nel 1991, il tasso di mortalità infantile in Kerala era diminuito a 17 per mille per i maschi e 16 per mille per le femmine, mentre in Cina i tassi corrispondenti stavano a 28 per i maschi e 33 per le femmine. Non· c'è nulla che indichi che il Push abbia aiutato la Cina a rag$iungere gli obbiettivi del governo in modo migliore - o a un costo minore - di quanto avrebbe reso possibile l'accettazione dei diritti politici e civili, e un appropriato sviluppo sociale. 8. Un'osservazione conclusiva Questo studio si è occupato dell'importanza degli aspetti sociali dello sviluppo. Non solo la diffusione dell'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri sviluppi nel campo sociale hanno un'intrinseca importanza di per se stessi, essi hanno anche significativi ruoli strumentali nel facilitare uno sviluppo economico condiviso da tutti e un significativo cambiamento sociale. Il fatto di trascurare questo lato dello sviluppo rallenta gli sforzi dello sviluppo indiano. Le recenti riforme economiche non hanno ancora affrontato questi temi in modo adeguato, anche se il successo delle riforme dipenderà in gran parte dalla rimozione delle barriere sociali che ostacolano il progresso economico. Sia i diritti politici che civili hanno un'importanza intrinseca e funzioni strumentali. Disporre di questi diritti può aiutare a prevenire disastri economici e sociali, e giocare anche un ruolo costruttivo nel riassestamento delle necessità e dei valori che è parte del processo di sviluppo e mutamento sociale. La Cina ha già pagato un prezzo molto alto per non aver tenuto nel dovuto conto i diritti umani, e le barriere sociali che questa trascuratezza pone potrebbero diventare sempre più limitanti. Né la Cina né l'India hanno molto da imparare dalla sa$gezza che è dichiaratamente racchiusa nei principi largamente pubblicizzati del Posh e del Push. Ma entrambi i .paesi hanno molto da imparare, osservando reciprocamente i successi e i fallimenti l'uno dell'altro, e prendendo coscienza della costruttiva complementarità tra il rifiuto del Posh e il rifiuto del Push. Per l'India è particolarmente importante prendere nota del modo in cui lo sviluppo sociale raggiunto in Cina prima della riforma ha aiutato la sua espansione dell'economia di mercato nel periodo seguente la riforma. In questo ambito c'è molto da imparare sul ruolo degli aspetti sociali nello sviluppo economico; simili risultati sono emersi anche dalle esperienze di altre economie del!' Asia orientale. Per la Cina, d'altra parte, può risultare cruciale rendersi conto di come il poter disporre di diritti politici e civili non solo è un modo per evitare dei disastri, ma può anche facilitare il processo di cambiamento sociale (senza le pesanti penalizzazioni che comporta il cambiaménto coercitivo). Mentre l'India riceve dei sostanziali benefici da questi diritti in generale, il loro contributo è particolarmente significativo se combinato con lo sviluppo sociale, includendo un'istruzione elementare per tutti (anche, in particolare, per le donne). Questa combinazione può rivelarsi di grandissima efficacia Note 1. A questo proposito e per le relative testimonianze concrete, vedi Jean Drèze e Amartya Sen, India: Economie Development and Socia! Opportunity, Oxford, Clarendon Press, 1995. C'è anche un volume di saggi, edito da noi, Jndian Development: Selected Regional Perspectives, Oxford, Clarendon Press, in corso di stampa. 2. Tali provvedimenti controproducenti non sono un fenomeno isolato, limitato alla pianificazione indiana, anche se l'India è stato uno dei paesi più interessati. Per una critica più ampia, e per un'acuta analisi economica, vedi Ian Little, Tibor Scitovisky e Maurice Scott, Industry and Trade in some DevelopingCountries, Oxford, Clarendon Press, 1970. 3. L'apprezzamento non è stato espresso solo dai commentatori finanziari interessati da molto tempo all'andamento dell'economia indiana (come "The Economist"), ma anche da gruppi che si occupavano del commercio americano. 4. Mentre la percentuale del commercio dell'India del prodotto interno lordo è 'rimasta vicino al 5%, per la Cina è più del 16%, quasi il 2% del commercio complessivo mondiale, rispetto a quello dell'India, che è la metà, 1'1 %. 5. Per un prospetto delle possibilità nel valutare i vantaggi individuali e il progresso sociale, vedi il mio PIANETATERRA
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