La Rivoluzione Liberale - anno II - n. 25 - 4 settembre 1923

l.. ~0:1 -, ,!. .,!. 1 .Jù.i.~ Vi. P~ll~cc~ri~ IO UD.1.i'i.i CONTO CORRENTE POSTALE RIVISTI\ STORICI\ SETTIMf\Nf\LE DI POLITICI\ ESCE .. Diretta da PIEROGOBEfTI - Redaziooe e Amministrazioae: TORINO,Via XX Settembre, 60 IL MARTEDÌ Abbooamentoper il 1923L. 20 - Per il li semestre L. 10(con diritto agli arretrati). Estero L. 30 - Sostenitore L. !00• Unnumero L. 0,50 (L'abbonamento nun di.,detto prvma <let Ju 1licen1/J1·e s'intende rinnovato per 1tn anno) Anno II ~ N. 25 - 4 Settembre 1923 BO MM ARI O: T. F10R10: L'ora che psssn. - S,: li 1rndre nobile del giornnllsmo ltnllan(,. - B. BRA>tHJ: l'er una dife,a delln m1•>1ndrin. - li. A. - U. }l. di L .• I' Bt l!l!fH: Po,till~. VALLI: Per la storia del Costume. L'ORA CHE PASSA striale è, oggi come oggi 1 c.-apa.ceili assicurare il benessere 111.. tcriale dei la\'oratori , (pag. 37). R.!visione che si riconnette a quella, più a fonDisclitere questo articolo -vorrebbe dire ridiscukre i pi,, tormentosi problemi attuali e la storia co11-temporanea. Noi preferiamo segnai.are sen• a'altro n°ell'autore rii questo saggio un nUO"JO scrittore. . .. Può sembrare senza ragione l'opera spiegata recentemente da molti, e più da studiosi e da gruppi piemontesi, a pro' della Monarchia, la quale, praticamente, non corre nessun pericolo, a men<?,-,cheno~:sia in costoro l 'inttùzione di un pericolo, ~on Sentito fin ora universalmente, per _• nuo,·i atte~amoll:\~lj uella. In realtà si tratta . ·d_i._l.'1,~c P,h~oo} '.lif:,; n_;ìi,ampio, di t~.ta- _J,:\"'lf~ . ''<.'l\0- . , delle conce~ni ;~ ))ase ciel , y.;I ,- • s,tato, costituzfo. m.-ne, pote/;i ·n~ "' .t !J veruo; ai '\)fretta,'~ :; prussiani te g'enèrale. 'cos eh •chiamano l'att"ll r ·, ~ il, ]·oro eYidi;,nle,su pratico, oltre<:'hè. ~!a ~upazione patn'<jfflci' da cui sono de~,;·~ vigore e l"{ mat,~ à, di pensiero cbn '<t\ri ~formulatè: <1eis\- '\fft,ù forti, più ~gt.'i11;~ditazione è questo", _ntissimo cli F1hppo ,Wl~fro: e Pollt1ca Dem1ii ~ ,. Diciamo·;s'"-~ che non è facile· •lfiudicare quanto nell'A:. c'è di liberalismo autentico, di quellq tradi~ionale, che si suol ili.re piemontese, e quanto di ·ubern.lismo illiberale. Da una parte, ~tato-;~ poterr'La, eticità, individualità, stato-tt:tta; essere e dover essere insieme; e poi, relath·ismo di Einstein, teoria dell'inerzia, trasportata sul terreno politico, a confermare atteggia1nenti hegeliani. Insomma è il momento di Treitschke: • affermazione dello stato di fronte alla lotta di classe•; come se già Bissolati non a,·esse avvertito il dovere tiella politica estera, la realtà naDona1c, qua.le oggi i:;; per es., nel iliscorso alla Camera del 9 giugno 1909: I( al mom.en.to attuala gli stati esistono ed esistono come enti, come personalità che si fanno valere nella concorren- :c.a. economica, nelJa lotta per la vita,. Essere, insomma, non di necessità dover essere. Poi lo stndio del Siliprandi < L'illusione individualista e la crisi della società europea , ; tentativo vigoroso di teorizzamento statolatra, guardato con simpatia. dal B., ma giudicato severamente come pensieTo filosofico rozzo, e negato dal B. nelle sue conseguenze di riduzione dell'autonomia personale a mera funzione fisiologica, nè più nè meno di negazione <li ogni libertà creatrice dell'individuo e, naturalmente, di rivalorizzazione del cattolicismo, come cemento dello stato, e di negazione del cristianesimo. Dice anche j] Siliprandi (pagg.-89-90): • Aristocrazia-di funzione e non cli sangue, gerarchia non ereditaria, democrazia organica, in cui l'uguaglianza civile, non astratto diritto individuale, è un modo di lasciar fare alla natura, <li non prccluclere alcuna funzione ai conduttori dell 'energie sociali ad hoc... Dei tre poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, il secondo dipenda, senza ipocrisie dal primo, (il sowano non nomini i ,n-z:inistri) 1 ma abbia poteri limitati; ed un quarto, il sovrano, classicamente costituito, e non solo tollerato come anacronistico, circondato di splendori, moderi, rappresenti, vigili su1l'autonomia degli altri, specie del giudiziario, esercitando ogni altro controllo costituzionale,. ldea1ismi bellissimi, astratti, che si potrebbero intitolare, e sottoscriversi: • Della perfetta aristocrazia , , ciò che è lo stesso : • Della perfetta democrazia , . Bene per altro il B., richiamandosi anche al Salvatorelli, non manca di aflennare, col soccorso del cristianesimo : « Come Jn religione non è solo socialità ma, con in più mii-;ticismo e trascendenza si rian, noda ::i.cl attività affiui, asociali 1 poesia, filosofia, cosl altre forze agenti nella società contemporanea, l'industrialismo, l'affarismo, l' anarchismo rivoluzionario, non nascono intimamente necessariamente volte a costituire lo stato, come il SiJiprandi, nel suo mitico anti-individualismo, ritiene, (pag. g8). Parrebbe, da questo e da altro, che il B. voglia svuotare di ogni contenuto, di molta parte del contenuto, ogni concezione statolatra. Vi sono residui di anti-liberalismo, qua e là. Pc,· es. : e Uno stato che realizzasse il concetto so.:iilista d \ operata già dal Scilleres. 11a, come dicevo, o liberale, uno stato azienda commerciale o isti- è più importante per noi la svalutazioqne di 01•ni dittatura di classe. E anche per I' A. Il quale luto di assicurazioue degli averi dei cittadini, Dòl suo capitolo su e I partiti ,, che non è il non potrebbe spingere questi alla guet1'a • meno importante, spingendosi ad una chiarifi- (pag. 13) Astrattissimo, visto che ancbc il sociaI . cazione dei modi <l'interpretazione e rappresenta,. 1smo non nega la funzione politica; ad ogni modo gli stati più democratici di oggi hau par• z,one della realtà storico-sociale, afferma che, olt · Ila te allo schema limite degl'inten:-ssi (matcrialiec1pato a guerra con più ardore che non g-li altri. :Ma subito dopo, a pag. 16: • s'intravvede smo storico) e a quello dei sentimenti sociali già come, inserendovisi il socialismo1 le reallà (Pareto e Sorel), bisogna rironoscen1e un terzo, nazionali dureranno domani» .. E anche più re- quello <lella ideologia, « principio etico sui gecisamentc: c. non è facile scorgere che cosa di neris ,,, la quale • non va contro interessi e senoriginalc l'anti-democrazia possa, oggi, creare t1menti (o, se va, fa11isce); opera prima e fuori, nelle !orme politiche e sociali ... Una dittatura in una sfera dove que11i, o tacciono o ne sono del proletariato non sarebbe in realtà una ditta- condizionati• (pag. 177). E che mentre iuteressi tura ... L'ideologia democratica rientra pari pari temperamenti sentimenti possono troYar soddinel quadro socialista, con repubblica, forme rap. sfazione in vari partiti, è l'ideologia quella che presentati\'e, uguaglianze... Social-democrazia: (~ecide gl'indi,·iclni a ]a scelta dei partiti, è 1'ifonuula del prossimo futuro politico dell'occ.i- deologia, come • imponderabile di opinione dif. dente, conciliazione dei due termini nella logica fusa•, che fa superare ai partiti le caste, e gl'inintegrazione cli una ideologia politica con una i-eressi, che fornisce la formulazione a-! partiti, economia sopraYYenuta. Praticamente, storica- cioè alle organJzzazioni ili sentimenti sociali. Omente, poi, social-democrazia sarebbe, oltre la ii- gnuno vede l'importanza di queste considerazioni mitazioue della spinta operaia, riconoscimento, .-1ùla piccola borghesia. e cli questi teorizzamenti da parte del socialismo possibilista, di quelle antimaterialistici. A noi pel momento preme di entità $toriche, - stato, patria, organizzazione consta.ture che, con ciò, siamo ancora nel libcrnlimilitare - che nemmeno la democrazia postula, smo, di quello, per intenderci, liberale. ma che accettò, come condizioni della realtà Parrebbe perciò che la posizione del B. rispetto quando ascese al governo; monarchia costitu~ a.I molo na7Jonal-fascista e alla recente pratica ziona1e, o addirittura repubblica, trasformazione cli goYerno liberale, debba es$Crc. affine a quella professionale del Senato, (pag. 3 6). E' questo del Sal\'atorelli, di Sapegno, de La Sta,npa., indU11que l'ide-dle del B., la mfta cui-bisogna tea--> ·~mJna, <lei g"ruppi piemontesi liberali più madere, •il fuoco· interno dell'animo suo, che una turi, giolittiani, e simili. 1\1a i teoremi e filosovolta tanto, a proposito del nuovo cbauvinismo, femi politici v3nno saggiati come comprensione _scoppia in accorata commozione: , Non fate, di della realtà politica. E' dunque da \'edere il B. questa realtà che sono le patrie, una religione in questo esn.me della nostra ,·ita degli ultin1i farisaic-a. Pensate che altre grandi idee ebbe, ed trent'anni e specie degli ultimi RvYenim'=nti; aYrà ,la storia: pensate il cristianesimo. Xon compito che egli si assnme- arditamente, e che rendet~ ]'Europa inabitabile ... Non si torna in. assolve con attraente finezza, ironia e passione dietro dalla democrazia se non attraverso cata- se,·era; quale che si sia poi il giudizio da porslrofi cli civiltà che diano ai nuovi fondatori di tare sul suo orientamento e sulla sua stessa ca,. stati privilegi oligarchici, (pag. 78). pacità cli comprensione della nostra vita politica. Vero è che <sonoqua e là accenni di critica alh~ concezioni socialiste, i quali possono fornir arlcleutellato al nuovo processo di revisione che già s'inizia di quelle. Vi dirà che , solo al più grosso polemismo S()('ialista è lecito presentare gl 'i <leali di un'epoca come la maschera. degl'interessi del gruppo dominallte, (pag. 22). E anche: « La lotta di classe sembra itnplicare il mistico agire di una coscienza cli classe, che non è reale• (pagg. 22-23). e Fare delle classi esseri involontari, anti-veggenti, è falsare, con visione preconcetta, la storia,. Che è una revisione del concetto di classe. e La concessione del suffragio universale nor! e stato un interesse de1la borghesia, nè quella della proporzionale ciel partito liberal<:... La storia ha visto certo anche inflessibili governi unilaterali ma più in periodi primitivi e per parte di vere caste, e d'oligarchie ereditarie • (pag. 26). Ciò che torna alla superiore affermazione sull'impossibilità, l'anti-storicità delle dittature. Più notevole ancora il suo sforzo di rivalorizzare la funzione delle classi medie. , Tutti gli sforzi polemici per identificare democrazia e plutocra zia demagogie.a, restano disperatamente vane, perchè la democrazia è anche l'opimone delle classi medie, (pag. 30). E semplificando, l'A. sosterrà che, appunto a cau.<;adello spirito piccolo-borghese, i governi borghesi non faru10 una politica tli classe; che piccol<rborghese è Giolitti, piccolo-borghese, da noi, il rarlicalismo, il riformisn10, il socialismo parlamentare e il partito popolare. E anche aggiunge, la politica europe.~ interna ed estera. Ciò che si potrebbe accettare, se fosse dimostrato, a lume di fatti, che è, per es., piccolo-borghese la politica odierna frm1cese, possesso de1la Ruhr, disgregazione dell'unità gennanica, la spada di Na.poleone fiu sulla Vistola e sui Balcani. Ad ogni modo questo è un punto capitale nella concezione del B. Ad una critica del concetto marxista di lavoro accenna di sfuggita : , La percentuale prelevata dagli imprenditori sul frutto ciel lavoro, relativamente minima, nulla se ripartita fra la massa, fllll1 .. iona inve<"e COllle molla essen7....iale del meccru1ismo produttivo ... :'<cssuno più della borghesia induE' sullo sfondo non solo del co11Servatorismo lombardo, ma sopratutto della incomposte-L?.a.nazional-fascist:1 che egli ci proietta, con forza, in piena luce, il liheralismo di Giolitti, e Giolitti erige a simbolo eµ anti-fasdsmo, di anti-nazionalismo, di an-ti-cl'anunziruiesimo, a demiurgo, in breve, cioè a perfetto creatore e realizzatore politico. Verso le tcmlcnr.c del Corriere della Sera a considerar lo stato e non come amministrazione, ma come persona etico-storica, a identificarlo con le forze ortodosse, ad escluderne le so,~Yersive, !rascurando che queste pure sono parte dello stato• (pag. 44), giacchè , i conservatori moderni hanno dalla loro l 'op1nione anti-proletaria, na• zionalistica dell'alta cultura• (pag. 46), si comprendono le sue simpatie. , Questo gruppo , afferma s'enz'altro, e è vitale, in fondo; è, anzi, alla sua cresciuta forza che si deve la. rinnovata incomprem,-ione di Giolitti. Onestà, rettitucline, devoto amore alla cosa pubblica si riscontrano in Sonnino, Rubini, Colombo: virtù cli Ve<:'clii conservatori, alla prussiatia e alla piemontese • (pag. 46-4;). Fa, è ,·ero, qualche altra risen·a: accusa questi consenratori, in blocco, di e gravi errori, in politica ester:i; ciò che è troppo generico, a meno che uon- ,·oglia condannare ii preveggente delenda Austria bissolatiano insieme col ser1.w11da /l u.stria di Sonnino e, perchè no? <li Giobtli. Ma contro il fascismo t: nn insorgere di tutta la tradizione cnltnrale picrnonte~e, di tutta. la pratica più che semi-secolare cli 1nocler:1zione di saggezza, <li tutti gl'istinti pitì profondi di con.: sen·azionc statale. « Il sorgere di \'ol011tà politica uclla borghesia, ha maturnto frutti con nna rapidità sconccrtnntc, con l'imporsi dittatorio di una élite antic.lcmoc,·ntica su bnsi plntocratiche, la quale, se ebbe la prudenza. di accettare la monarchia, pnr ha voluto, ostcnsibilrnent.e, farle pesare la sua forza ... • (pag. 145). La megalomania nazionalistica è lontana dal senso dello stato quanto la serietà dalla rettorica, dissimula ap,pena un più o men confesMto oclio di ceto, e istinti di bn1talità elementare• (pag. 147). Come risultato, il moto fascist, « intorbida con la presunta volontà costrutti va dei capi, anche il gioco degli interess;, ormai, nc,n più oc~ti, che hanno portato all'attnale go,·erno di una élite plutocratica • fi,ag. 141!1,Tntt<, dò non può che sn• scitare disgusto e richiamare i giudizi più gravi. • Sdegna a vedere i retori con vile arte opporre il paese eroico al governo imbelle: il paes<;, JJon vale più del governo; più o meno nessnno dei suoi ceti è maturo a rcggc--re lo stato. Tenuto con,. t.o dei maggiori obblighi, la borghesia vale il r,roletariato, il fascismo i: un po' il suo bolscevismo, <k-i due mali iJ minore. Siamo faziosi o anarchici, scarsi di devozione, clisciplina, di senso costrutth·o: siamo tutt'ora, in parte, nella condizione che disperava .\fachiavelli. Gli eroi, in Italia, politicamente sono faziosi. Guardate D'Annunzio, gnardate ~fus.solini. Capitani èi ,·entura. Guardate il parlamento, e i partiti. Il problema del governo, in Italia, non i: tanto realizzare_ dei programmi, anzitutto, dominare gli ucnun1, con qualunque mezzo. Ora che Giolitti non c'è più, lo si anerte, (pag. 130). Ci siamo: Giolitti. Ed è facile prevedere che la figura di Gioljtti ne acquista uno straordinario rilie,·o. :\fa bisogna sentire questa passione. • Xessun altro uomo di Stato in Europa, e nel mondo, nemmeno, possiamo dir tanto meno, fra quelli pro,·enienti da11'internazionale, ha seguito, CO'll più tenacia di questo ex burocratico, il prindpio: appoggiare, e apJX>ggiarsi, i1 più possibile, contrastare il meno pcssibile i1 proletariato e, in genere, le classi minute, (pag. 41). Bene: è il popolarismo democratico, dovuto a Zanardclli e Giolitti, Yuot.o, anatomico, ci<>t: anarchico (.'ome, ha detto il B., tutta la vita nostra, illiberale, quale potern dare il paese. E l'uomo, aggiungiamo, e vedremo come. Xon giovano i ricltiami a Lloyd George, a Lenin. Altri popoli : l'Italia non è la Russia, ma nemmeno l'Inghilterra; altre situazioni, altri uomini di stato. Giolitti fin dal '92, dopo l'atto di nascita genovese del socialismo italiano, , parla agli operai, nella !oro sede, in Torino, per dire che il governo è con loro• (pag. 48). C'è anche, prima, il suo discorso de-mQCratico di Cuneo, del 1888: c'è sopratutto l'attitudine di Giobtti neJ settembre 1920, al tempo dell 'occup,."ione delle fabb:iche. Prendiamo nota. Contro il comune prevalente giudizio, il B. protesta con forza e con sagacia . • Opportunismo gretto, \'Olto a un successo persona!~, al quotidiano sbarcar del lunario, politica del carpe diem, sen,.a luce di abbaglianti ideolo. gie, è } 'interpretazione che rimane. Giolitti non sarà mai il leader di un grande partito, diceva il buon Papafava: e credeva di menomarlo! • ()Y.lgg. 48-49). Su questo punto òelle ideologie, della lue rettorica inguaribile della nazione il B. insiste. E non è mai troppo per la nazi;ne; ma chi ha chiesto a Giolitti, per es., il teorizzamento del liberalismo del Weber? < Un'ideologia è.: una necessità per un politico, come una teoria per un fisico, agli inizi di una ricerca: orient~ non è, per Giolitti, atto di fede, ma forma comoda di conosc-cnza, schema cui aderisce con ]e simpatie nath·e, e innegabili del tempe~ento, un primo rozzo sperimentare di fatti più appariscenti , ' 1(pagg. 53-54). Veramente le opinioni politiche con la. conseguente azione, non sono veri scientifici, ma credenze, cioè fede. ~è il B. ci <lirà che Giojjtti a,·esse fede nel!.~ democrazia: e: la democraz.ia da noi, è meno un ideale politico che uno stato di fatto sociale, L'Italia è democratica a11che nel senso che i suoi istituti sono e più erano, gracili , {pag. 55). ' Percbè dunque, e in che modo, è stato democratico Giolitti? Ah ! ecco: , Fare della democrazia, della demagogia, è stata l'unica opera di consen·azione JX>SSibileiu Italia: conservazione dell'essenziale; lo stato e l'unità: necessità subita o rnnamente contrastata da quanti furono al. governo, ancor oggi intuita, forse in ritardo, comuuqne sintomatican1ente, <la Nitti • (pag. 58). lnsom.ma tutto questo si giusti.fica non in sè, c~ me adesione di Giolitti alla democrazia, ma come un ripiego, una superiore abilità .demiurgica di adattamento alla naturale deboleZ?.a del paese, in vista, si badi, del Yantaggio dello stato, • criterio implicito nel pro' e nel contro, nella. ricerca cli motivi e fini • (pagg. 59.6o). In tal caso bisog,,a aspettarsi che il paese, la parte piiì schietta <Li esso, che sa l'ru1tica deprecata spreginclicatez-

102 za politica paesana, temendo che lo si guidi a ·caso, si affidi 1naga1i al conservatorismo, ma tutto di un pezzo, del silenzioso Sonnino e anche del loquace Sala.nclra. Colpa del paese? Vedremo meglio dopo. Possiamo dar nota al B. , L'inesorabilità discreta con cui pose sempre in s0rdina, non pure le fanfare ideologiche, ma ogni consonante mozione degli 'affetti, non appare, solo hupotenza patetica ed incoltura, ma volontà, che intuito della vacuità di tanti schemi alimenta, e nativa distinzione sorregge... Egli non ha mai citato Dante, nè fatto clamore nella vita privata, nè sparso lacrime in parlamento; ha escluso, comunque tentante fosse P occasione, •dal suo giuoco politico ogni intromissione tribunizia ... La serietà, il persona le distacco, il disgusto dell'estedorità è l'altro dato psicologico iniziale che conferisce un senso di secondo grado al conclamato cinico opportunismo ... Un· uomo serio non è mai cinico: l'eticità dell'azione è tutta qui... La politica 11011 è pedagogia, nè apostolato, non implica fede ( ?) in tutto quello che si dice, nè in tutto quello che si fa. Fra Rabagas e Mazzini c'è posto per un altro tipo umano. Il problema etico della politica, e delli' pratica in genere, è di manipolare il fango senza sporcarsi le mani, di saper mentire se. occorre - ma è sempre un mentire pei gonzi - conservando il gusto del vero; éti dominare, insomma, la realtà senza sp.re- ·giarla. Anche Sonnino è serio, ma. non è furbo ( !) ; ancbe Nitti è furbo, ma non sembra, per ora, sia serio ( !) , (pagg. 63-64). Non vale compiacersi di questa esteriorità anti-rettorica ohe, per es., accomuna uomini cosl diversi come Sonnino e Giolitti; è evidente che per un giudizio sereno, ed è l'ora di pronunziarlo, occorre rifarsi alla considerazione delle nostre condizioni politiche e di quel che uno spirito de- • mi urgico vi è chiamato a fa.re. • Evidenti le considerazioni su « Cesare, Alessandro, Napoleone, più che veri statisti, eroi puri, ~ti dell'azione, creatori di epopea» (pag. 67) .. Ma è il paragone cli ~vour che Giolitti deve temere, e sul quale mi pare che il B. giri con abilità. « Forse Cavour e Bism.ar.ck furono realmente più affini alla materia più drammatica che si trovaron fra mani , (tbi). Non basta. Giol-itti è un Cavou,r cacciato dal 1nfriiste1·0 a'ila. -vigi'lia di Plontbières. Egli non domina laj na.1Jone in gue;- ra, come, vedremo, non l'ha effettivamente dominata nemmeno in pace. La nazione, non soltanto quella d'annunziana, sente il bisogno di affidarsi alla muta silenziosa fede di Sonnino, guidi ·c1ove v,iole, perchè è fede, o si dice. Bisogno di schiettezza, di meno furberie. Cosa sana, se pur ingeµua. E' Yano rimpiangere la sollevazione di piaz. za contro il parlamento - inde m,a.li prima l.abies - Yano constatare çhe « la retorica italica ne approfittava per cnicifiggere il proprio anticristo» (pag. 70). Per un uomo come il B., cosl pieno di realismo, di hegeliana e crociana adorazione del fatto. Ed è vano sopravalutare il riapparire di Giolitti sulla scena dopo la guerra. Atteggiamenti felici; ma nemmeno questa volta ha dominato il momento. Ancora una volta 1a realtà gli è sfuggita. Kon ci ha gnidato fuor delle stragi, delle reazioni e contro reazioni. Non era da lui. Buono per dominare piccoli uomini, n9n già partiti, per emergere sul caos, non già per esprimere correnti che vogliono organizzarsi: Perciò facilme:ite il veto di don Sturzo lo sorprese. Forza nuova, cavouriana, che egli ignorava. Kon parliamo della sua incubazione del f'!5cismo. Il quale, dissero gli spiriti più ardentemente anti-fascisti nel novembre scorso, è beu preferibile al subdolo giolittismo. -M~glio venti anni di reazione, magari di picchetti armati! Perchè insomma bisogna riferirsi una buona volta appunto al concetto di stato, al vantaggio de1lo stato, governo e nazione, al criterio « della conservazione dell'essenziale, lo stato e l'unità ,. Uno stato è organicamente formato, vale appena la pena di rkordar1o, se in esso la sicurezza pubb-lica ha per base e per garenzia. il funziona.- mento regolare delle istituzioni della vita nazionale, a cominciare da quelle elementari, 1'amministrazione del comune, della città, della provincia. In esso la delimitazione dei poteri del principe, dei soggetti, del governo centrale, delle amministrazioni locali è prodotto dalla pratica, in virtù di esperienze prolungatesi nei tempi. Ciò nella concezione degli storici prnssiani. La solidità delle nazioni per cui non sono costrette a passare convulsivamente da una scossa all'altra, da un orientamento all'altro, per cui possono respingere le invasioni, o, invase, serbare l'u.nità è data più che dalla fortuna del principe, dalla -abilità del governo, e dalla bravura dei capi militari, da questa organicità dello stato, che è adesione de11e masse, ordine, organi1~zazione, partecipazione di quelle ai problemi dello stato, passione d'inclipendenza e di libertà, gioia delle singole esplicazioni individuali, onde ogni cittadino •:ede .nel •pericolo dello stato il pericolo proprio e, nel momento del pericolo comune, risponde all'appello del principe. Si rifletta un po' alla caduta del Regno di Napoli, improvvisa ècl insospettata, malgrado il valore dei baroni e l'accortezza dei Re e dei loro consiglieri, ancora una volta lumeggiata in questi giorni da B. Croce. Insomma mirare al basso, più che all 'a1to, al popolo e alla ·sua vita ben più che alle forme del potere centrale; dar pace tranquillità sicurez.. za del presente e del futuro;' organizza.re, stabilinare la vita al basso, dimodo che questa funzioni il pjù normalmene possibile anche quando LA RIVOLUZIONE LIBERALE il governo meno la..sorvegli, preoccupato da pr0blemi diversi, o scisso, com'è più -frequente, indebolito da fazioni. Non s'intende il crociano suscitare energie, secondo la citata « giobertlana e treitschkiana massima che i popoli si rinnovano dal basson, senza incanalare queste, unirle, affiancarle, senza pretendere di confonderle, inserirle nella vita dello stato, non stroncarle nè svilirle; e insomma suscitare energie vorrà semp.re dire inquadJ·are forze, non contemplarle lanciate in esaltazioni di schiavi fuggiti al rema, per poi, in attesa di nuovi scoppi e turbolenze, deprimerle e raumiliarle. Tutto ciò tanto più necessario in Italia, per ragioni già dette, lapa.lissiane. Non dunque dominare ,uomini, ma costringerli in forme organizzate; 11011 personale attiVità, pure mnmirevole, nel fronteggiare in: dividui, ma provvedere al futuro, creare, o al111enoaiutare, condizioni per cui i singoli non possano se non agire attraverso forme organiche, e temprarsi e dirozzarsi e acquistar senso di responsabilità e statizzarsi; sicchè l'anarchia individuale diventi passione e ardore di classi, di pa1titi, i quali non possono, come gl 'indh,;- dui, sorprendere con bruschi mutamenti, ma devono, anche se ostili, seguire il lento e chiaro sviluppo della loro logica int.eriore 1 Ora, con tutta Ia buona volontà, non mi pare che questo abbia -fatto Giolitti, che abbia mirato al futuro P,iÌI che al presente. Siamo stanchi di imprevisti, da trent'anni, di confusionismi, di bloccltismi, di soluzioni prospettate e non accettate, di provvedimenti approssilnativi, di giochi di prestigio, .di mirare a destra per giungere a sinistra e non sapere mai dove si va, di maggioranze instabili, di ministeri di procura o cli ministeri tollerati ; di sollevazioni e capovolgimenti. Questa anarchia è chiaro che Giolitti la frouteggia con le risorse cli un'abilità consumata, attirandone, ~arezzandoDe, spegnendone gli esponenti, con fatica improba., senz'aver forSe il tempo di pensare al futnro più· che all'oggi; e dunque promovendola ed accrescendola. Per convincersi che egli non ha una visione organica, che non sa do\·e andare, si pensi un po' alla sua politica agraria e verso il mezzogiorno, che ha obbedito ora al politic:antismo ora alla b1u·oc:raziae ha scontentato tutti, ·alla legge 1905, da cui estùò quanto di meglio si era preparato. Nessun tentativo cli assidere stabilmente la vita commerciale su basi cui non raggiungesse l'intrigo politico; nemmeno seria sorveglianza della finanza dei comuni e delle province, compito non ispregevole. Pm·e da noi non esistono u0mini contro lo stato e nemmeno contro il governo, se non ne11a rettorica patriottarda; e fin nel '19, 1 21 le amministrazioni socialiste filavano il più perfetto acconlo col Commissario di P. S. e col Capitano dei RR. CC.; e il rninisterialismb'> è piaga dei volghi borghesi e proletari, come il cesarismo <lei .capi rivoluzionari. Insolll.llta sbandamento politico nell'alto e nel basso, e politica. elettorale, molta devozione all'uomo e poca allo stato. Abilità, non saggezza; i1 parlamento aperto a Barberis, per far ridere, non a Giretti; cose arcinote. Svalutazione e Marx in soffitta, non franco riconoscimento, nè collaborazione· in base a programmi, 11è interclassismo serio: dopo l'alleanza con Tittoni, la chiamata cli Bissolati al potere, inaspettata, impreparata, bagliore accecante agli occhi della massa, che non comprese e non permise. Tutto sommato politica di ·spegnimento più che di suscitruneuto di capacità politiche, dj diffidenza scettica più che di sano incoraggiamento; debolezza, più che fiducia in sè e negli altri, più che forza; composizione di risultanti, più che guida. Specchlo della nazione, non migliore di essa. E anche, bisogna ammettere, momenti innegabilmente felici,. Lascia lo stato la nazione più anarchici di prima. Qualità cli second'ordine. Illiberalismo, in fondo. Se l'ufficio ciel politico è, secondo il Pareto, solo di seguire, non a questo modo seguì Cavour. Nessuno, che io sappia, ha tentato il paragone sul serio. Se \Togliamo trovare un simbolo di anti-d 1annu11zianesimo 1 gridiamo pure Cavour, creatore e realizzatore. Potrei aver finito: le susseguenti pagine sulla monarchia chiarificano, non aggiw1gono. Se lo stato è più debole alla base che in cima della piramide, non si comprende percbè anche il B. si )asci prendere dal miraggio di ricoufennare e rafforzare ciò che è meno debole. Critica del parlamentarism.o, che non persuade: ci sono sempre otti1ne ragioni per mutare, prima ancora che gli esperimenti abbiano potuto compirsi e se ne possono vedere gli effetti: ottima maniera per distrarre dall'esame cli problemi più seri : il paese non domanda di meglio che cli gingi11arsi, di menare i1 can per l'aia. Difesa della. monarchia: « la stessa funzione, co·esiva, poi direttiva e tutoria che ebbe in tutta l'Europa, 11ella for- • m.azione degli stati nazionali , (pag. 124); generale indifferenza verso di essa; la trincea dello statuto, ma nemmeno H B. vuol ton1arc a Carlo Alberto; accettazione deJ fascismo: « 1a monarchia. è come se abbia detto: evitiamo giocl1i di forza, lasciamolo tentare: ciò sotto l'aspetto convincente, che è poi quello politico, e a parte apprezzamenti sulla procedura, appare, nella sua semplicità, felice , (pag. 146), che I: troppo poco per l'affermazione della volontà dinastica, e sa, al soJito, di espediente, non cli direttiva; insomma il pericolo c'è, per la monarchia, e più che nella traclizionc di sinistra, in quella • di destra, poichè borghesia e plutocrazia vogliono uscir di tutela, governare da sè. Perciò il nazional-fascismo, non il socialismo, è pericoloso per la monarchia , (pag. 128). E allora? il B. discute se il dominio effettivo, se il governo, nella precarietà ministeriale, sia esercitato dalla plutocrazia o non piuttosto dalla burocrazia e nota che « altro è indebolire una funzione, altro il surrogarla, e renderla superflua J) (pag. 104) ; ma appnnto il recente moto, a sua detta, è sfacdata1nente platocratico, e noi aggiungiamo burocratico-militarista, e rivela senza infingimenti un vero o<lio cli classe. E allora? Allora resta la parentesi, fatta con garbo, ma sempre parentesi; e anche gli auguri, com.mozione di fedeltà piemontese, , che la monarchia prosegua nella sua funzione politica tutorja • che quando quella sia davvero esaurita, trapassi alh perm.an.ente funzione giuridica, in una serena e splendida sovranità all'inglese, (pag. 130). ,Sia, come è semine stata, nazionale e non nazionalista ... Niente conati alla Guglielmo, niente monarclua imperiale, secondo gli schemi di galvanizzazione monarchica di' certo nazionalis1110 di ante guerra.-. Nè nuocerà la usuale neutralità e passività apparente, di fronte alla lotta politica spicciola delle tendenze sociali, affinchè, primo, J~ loro grezza forza non la offenda; secondo, l'opinione, abusata, se ne stanchi ... Continuare a far da calmiere del parlamentarismo, clifficoltato a dare un governo stabile: non lascia.r distruggere la organizzazione operaia che è, oltrechè una conqtùsta civile, una parte dtale dello stato, é riserva politica di forze in maturazione, bilanciatrice di quelle opposte influenze, che abbiamo deprecato, (pagg. 132-33). Che sarebbe S. Luigi a rendere giustizia ai poveri, a difendere- gli umili, contro le prepotenze dei baroni. Ad ogni modo, ripetiamo la vecchia formll1a: « con la monarchia, fiuchè è possibile ». Costituisca magari l'impero, ma. aiuti, per quel che può, a gnardare al fondo ,a battere contro quelli che sono comuni pericoli dello stato e di essa, a svdtire l'organismo statale, a lasciar svolgere le funzioni peri-fe1;che, a discentrare; miri all'Inghilterra, più che alla Prussia. Ma la.sdamo al B. la parentesi, i se, i ma, e fate piano, non rompete i vetri, siate seri, crisi istituzionale e sal;ate la libertà, il par1amento -fa~cia le leggi ma i ministeri sien liberi di" llO!l rispettarle, e le faccia dietro gli ordini del potere esecutivo, in pratica della burocrazia e delh plutocrazia; investitura popolare insostituibile, selezionata, esprima cioè quel tanto che le si vuol fare esprimere; riforma delia Camera, cioè contraffazione della volontà nazionale, la qu?-le, se è cieca, sia tenuta a11'oscuro; e « non tl".ascurare alcuna forza, 1'operaia specialmente, già troppo colpita, con mentalità da caporali ... :Ministro, non _gente col frustino. Non tira.ll11e1li, non superuomini da piazza, non aver per dio D'Annunzio e per insegna i1 futurismo, (pa• gin.a 154). Scrupoli di rettitttdine, di compostezza. piemontese, giolittiana magari. Non ha detto ae:utan1ente il B.: « la disuosizion d'animo del partito verso lo stato è nn -po' sempre: fiat veritas (o iustitia., o libertas) et pereat Stato » (pag.- 191)? La realtà è molto più dolce, niente tragica, all'ita~iana, ancora nella linea morbida, giolittiaua :abbraccian1ènto di tutto, pa.ititi, religione, s-indacalisnìo, monarchia; u1ùformità, quiete: delle varie soluzioni che affacciava il fascismo, ha scelto la migliore, que11a paternalistica. Non è anche questa, nel fondo, nella linea di Giolitti? Per chiudere, il B. esorta tutti' a partecipare a questo moto, ad aitttare a scegliere fior da fiore. Non aççetta ! 'atteggi.amento del Salvato- • re1li, del Sa.pegno: a c'è un modo di restare noi che è piccino, tetro, gretto, mi'soneistico, senza luce nè calore, senza attrattiva forza cli simpatia: e ce n'è un 'altro, glorioso, che è di andare verso la vita grezza, pronti a riconoscere dovunque il buono, e senza gelo a salutare, ad aiutar l'umano. Se del buon c'è, sarà salvato" (pagg. 161162). Se il B. non avesse teorizzato così bene, com.e ha fatto, il valore delle opposizioni, ci sarebbe eia parlargliene a htngo. Ma egli ba pronta la sua giustificazione hegeliana: « Lo spirito demiurgico riconosce l'intransigenza .come un elemento della lotta politica, ma qttasi fatto bruto, perchè non tutti sono de1n.iurgi , (pagina 164). Percbè fatto bruto? Il demiurgico è più o meno nell'uno e nell'altro. Valutare l'efficacia demiurgica cli certe opposizioni, co111e _quella ben poco cl'emiurgica. di certi artefici, è sempre opera di <'omprensione storica, di orien. tan1ento, che generano, e ne son.o generati, la pratica politica. TOMMASO FIORE. PIERO 60BETTI - Editore TORINO - Uia XX Sellembre, 6□ PACCO ARTE Per Lire 25 invece di 32 Spediremo a chi ne faril richiesta : Felice Casorati Pit./.ore, 50 riproduduzioni eon testo critico di Piero Gobetti, edizione di . . L. 20 Enrico Pea : Rosa di Sion, dramma L. 4 Cesare Loclovici: L'IdZ:Ota, commedia L. 4 . Tommaso Fiore : Eroe svegliato asceta perfetto . L. ', Spedire vaglia di L. 25 all'editore. Chi 1,'1:'-olela spRdizione raccomandata aggiimga L. I. LIBRERIAANTIQUARIA Per aiutare l'acquisto e la vendita di libri ittcominciamo questo nuovo servizio ai nostri· lettori. OPERE IN VENDITA Si annunciano solo i libri c]le d saranno mandati in deposito con i francobolli necessari pe,: spedirli ali 'eventuale acquirente o rispedirli al proprietario se nessuno li richiederà dopo il lòecondo annuncio. Eccezionalmente, trattandosi di opere molto voluminose acconsentiremo ad annunziarle anche se il proprietario le- terrà presso di sè a nostra disposizione, mandandoci perà sotto la sua responsabilità, tutte le- indicazionì riguax<lanti lo stato di conservazione e 2 lire per l'annunzio. Il venditore indica, m.andanda, il libro, il prezzo minimo desiderato che noi pubblicheremo aumentato della percentuale a noi spettante per le spese. Il libro si spedisce al primo che ne fa richiesta con cartolina vaglia o altra forma di pagamento. Sa;à opportuno che l'acquirente indichi altre opere, tra quelle annuncjate che egli accetterebbe se la prima desiderata fosse già veuduta. I libri viaggiano a· rischio del commite1tte che dovrà aggiungere L. 0,50 .se desidera la spedizione raccomanrlata. G. Fortunato: Questione meridionale e 1'ijorm.a tributaria . (quasi nuovo) L. 5 . . per L. 4 - C. Curcio: Le origini dell'idea liberale in Italia (nuovo) L. 4 . per L. 3 - L. Sturzo : Riforma statale e indirizzi politici (quasi nuovo) L. 12 ))et L. 8 - C. Bonavia: I Serui (nuovo) L. 5 per. L. 2 - M. Serao: Preghiere, L. 7,50 per L. 2,50 G. De Montemayor: Storia del diritto naturale . L. 6Tocqueville: L'antico regime e la rivoluzione (nuovo) . L- 5 - O. Nigro: Jus ptinuie noctis, poema tr;gico; L. 7,75 . per L. ,. - G. Dainelli: Passeggia.te geografiche (mtovo) L. 16,50 . per L. 10 - Ghino Celalfa: Educa te stesso (nuovo) L. 12 . per L. 6 - Sedici opere di Dcgas, a: La Voce» (nuo- ~. L. 5u. Ricci: La. politica economica del Ministero Nitti (nuovo) L. r,50 . _per L. I - G. Borgatta: Che cos'è e cosa, costa il protezionismo in Italia . L. r - Settimelli: l\lfarinetti, L. 4 Alm~nacco Italiano Bemporad L. 5,80 . .per L. 1922 . per L. Al?nanacco d.eliai Donna Italiana, L. 4,50 22per L. 2Alfredo Panzini : IL Mondo è rotondo, L. 7 per. L. 5F. T. Marinetti: Gli Indomabili, L. 6 per L. 4G. Verga: E·va (Bemporad) L. 7 per L. 5G. Prezzolini : Vittorio Veneto, L. 3 per L. 2-- H. Ewers : Il Raccapriccio (novella. - nuovo) L. 6 - . per L. -4R. Bracco: Tra /.e A -rli e gli artisti, L. 8 . per L. 5 - F. A. Peni: La rapsodia d·i L. 2 G. Zucca: Italia chiamò Caporetto, .. per L L. Perondino: O donne tutte, L. 3,50 per I -- l - L. 2F. Cosentini: "J,Vilson, L. 2,50 . per L. 1150 W. E. Dowding: The tari{! refonn mirage (p. 350 - quasi nuovo) L'. 5 - Nelson Morpu rgo : Il fuoco delle pira.- midi (nnovo) L. 5 . . per L. r,50 F. Ca.ngiullo : Poesia pentagrammata (nuovo) L. 5 . per L. 1,50 F. Cangiullo: Caffè concerto (nuovo) L. 4 . per L. 1,50 Aimanacco Repubblicano 1922, L. 6 per L. 3 - OPERE DESIDERATE. La tassa cli ù1serziot1e (1 annuncio) per ogni opera desiderata è cli L. I. Le richieste, per nostra norma, devono essere accompagnate dal1'iudicazione del prezro massimo che l'acquirente è disposto a pagare: le offerte (incl.irizzate sempre a noi) dall'indicazione del prezzo di vendita. Tanto le offerte quanto le r1cbieste sono nei noshi riguari impegnc1.tive per chi le fa. La Voce, 1909-1916, annate complete o anche numeri sdolti. Leonardo, numeri, sciolti. G. Salvemini: Magnati e popolani. lnch-i,esta agraria: Opere di Stefano Jacini. " b'EC!ODEbbfl 5Tfl(I)P.A ,, il ben noto ufficio cli ritagli da giornali e riviste fondato nel 1901, ha sede ESCLUSIVMAENTE in Milano (12) Corso Porta Nuova, 24. Chiedete cpu.scoli esplicativi e tariffe con se-mplice biglietto eia visita.

b LA RIVOLUZIONE LIBERALF. IlpadrEnobiled lgiornalismo italiano fiorentini o romani, contro il Corriere, S1 nasconde soltanto quell'antico odio delle oneste tra,- dizioni storicbc, che abbi.am descritto più sopra. Il moralismo di certi Italiani spesso è tanto, ehe degenera in pedanteria. Chi volesse un'altra prova cli questa verità, ogni giorno controllata e dimostrata, ripensi soltanto al modo in cui fu trattato, da quei benedetti novatori ultrarouiantici del gruppo cli Fire1v,e, un organo benemerito -e venerabile, com'è sen7.a dubbio il Corriere della Sera. Il giornale di tutti, lo definirono: vale a dire qualcosa come un'impresa puramente commerciale, priva d'ogni tradizione di pensiero e clignità <l'azione. A forza di predicare, certa gente s'accieca, e finisce <li vedere il cliavolo dappertutto. Perchè veramente se c'è U11uomo in Italia che sia riuscito a impon-e un'istituzione in. compatibile col carattere allegro transigente e bona1io del uosl"ropopolo: se c1è un uomo che abbia preso sul serio la sua • missione , giornalistica, il suo ideale di dignità, la traclizione di pensiero cui si rifetisce : se c'è UD uomo <li fede, insomma, in Italia, che crede fermamente a tutte quelle parole grosse che si lascia sfuggire ne' suoi articoli di fondo, e ne' suoi discorsi parlamentari, e alle idee che i11quelle parole son rappresentate: quest'uomo è senza dubbio il Seuatore Albertini. li quale è anche uno spirito apostolico : cocciuto e quasi feroce. Ha voluto clii. fondere la sua fede fra gli italiani: ed è riuscito se non altro a far vendere il suo giornale. Vero "è poi che nessuna voce inco11tra nel fondo del cuore d'ogni Italiano ben fatto tanto secreto e implacabile odio, come quella del quotidiano milru1ese, che è - secondo la statistica - il più diffuso periodico politico della penisola. Quest'odio nascosto di tanto in tanto affiora alla superficie, e fa nn po' più rumore del solito: si giunge talora persino a minacciare una ribellione, un boicottaggio. Ciò succede quando il sen. Albertini perde le staffe e ne fa qualcuua delle sue: •come fu per. es. al tempo della politica bissolatiana e rinunciataria, e come è oggi per la polemica antifascista in nome della libertà. In quei momenti è visibile a tutti la battaglia costa11te e sorda dell'apostolo contro i catecumeni -ribelli. Ma anche quando paion d'accordo, non fidatevi: si tratta sempre di un'amicizia equivoca. Come accadde nel maggio radioso e poi duTante la guerra, che il Corriere parve venisse incontro ai desideri e alle simpatie di tanta gente nuova e malfida, e pan1e confondersi nel gran gorgo dell1interveutismo; e invece l'ideale di Albertini era, come si vide poi, un 'altra cosa n10lto più aristocratica e difficile. In vero bisogna proprio avere tutta la fede d'Albertini, per poter durare, com'egli ha fatto, una lotta cosl lunga, ·tenace e aspra, e non senza certi segui, se non altro apparenti, di vitoria. L'ex-direttor-e del Corriere ha avuto occasione poco tempo fa di c9nfessare apertamente sul giornale i suoi p.ropositi e le sue credenze. J1 documento è importantis~dmo per lo storico e va esaminato attentamente. Vi è d~finita e svi1uppata in succinto la teoria del , giornale galantuomo ,, : quello « che aspira a fondare la sua prosperità sulla buona riputazione•· Tanti tipi si danno di carta stan1pata1 quante sono le diverse :fisionomie dell'animo uutaDo : almeno per l'osservatore profondo che non si limiti alle apparenze esterne. E come tra gli uomini ciascuno tende a raggiungere una sua forma cli distinzione, cosi anche il gion1ale1 se ,·uol farsi sentire con autorità nel gran pubblico, deve acquistare agli occhi di tutti una sicura foru1a di rispettabilità. Non solo rispettabile moralmente <leve essere, per l'indipendenza economica e la serietà e coerenza politica dei suoi scrittori; ma anche ri- -spettabile tecnicamente, per. la capacità intellettuale e culturale e la competenza specifica cli ciascuno di essi. Per coltivare propositi siffatti 1 bisogna vera• Jnente credere, come crede il Sen. Albertini, che il giornale sia una « catt~dra » 1 la quale « se non h;,. da essere quella cli un ciarlatano, se deve richiamare attorno a sè gli uomini migliori della città, della provincia, della regione o del paese, è necessario che sia tenuta con tu.tti i decori>. Se si tien conto delle aLitudini e delle capacità del pubblico cui si rivolgeva, il programma d'Albertini, quando assunse la direzione dell'organo de' moderati lombardi, era in qualche modo rivoluzionario e certamente ispirato a una concezione protestante della vita. Galantomismo, rispettabilità, decoro son già per sè stesse cose che gli Italiani han l'abitudine di guardare con diffidenza, venerandole si, ma da lontano : e non a torto, pe.rcbè vi si associa subito }'idea d'un formidabile regime della noia. Ma se si pensa poi al contenuto assiso in queste nobili forme, alle idee e teorie politiche che Luigi Albertini si proponeva cli diffondere con tanta dignità d'eloquio e di coscieuza, c'è da inorridire. La tradizione liberale pura, cavouriana, fondata essenzialmente e quasi unicamente sul liberismo eco11omico ! Questo intanto vuol dire aYer contro di sè quasi tutti; non in teoria, perchè delle teorie così generiche e scientifiche cia~cu110 ~ pronto a rispettarle senza discuterle : ma lll pratica sl, pe1:- chè si viene alla lunga a turbare una quantità d'interes~i e di clientele. Senonchè la verità più vera la vide AlberHni stesso in un suo articolo dell'n marzo di quest'a1,1no: « Oggi, chi pensa . a q-ueste cose 't :o. . . . Non diciamo i socialisti o _idemocratici, 1:13-achi dei sedicenti liberali it:.1.lianipensa sul serio alla C1 libertà economica e alla tradizione cavouriana? Non i co,idetti liberali cli Destra, che si son <lati in braccio al nazionalismo protezio11istico, aUeati dei siderurgici, dei cantieri, deg1i zuccherieri; non i cosidetti liberali di Sinistra che propugnano la collaborazione con gli operai orgauizzat.i e son pronti a far qtialsiasi concessione alle CO(). perative socialiste. E se nessuno ci pensa, allora perchè parlarne? Tant'è, se tutti sappiamo che Cavour è un grande nome da mettere nei discorsi di parata, il liberismo economico un'ideologia ogni giorno smentita dai fatti, e ciò che davvero importa è il riuscire a farsi un posto piccolo o grande nei parlamenti nazionali, provinciali o cittadini: perchè poi venir fuori a ricantarci quelle vecr:hie canzoni? La verità è che Albertini ha presa sul serio la sua • missione , , e vorrebbe trattare il popolo <l'Italia come quello cli utia grande uazione euro. pe.:'t.Si sa come vanno generalmente a finire questi conati protestanti nella nostra penisola : c'è uno che predica e molti che fan finta <li starlo a sentire : e alla fine, nel nùgliore dei casi, si è riusciti a Io:ridareuna nuova istituzione pedagogica. La rivoluzione liberale è diventata una ca.ttedra, e può rientrare con facilità nella generale e gloriosa tradizione delle nostre accademie. L'unica fornia di lotta politica concepibile in Italia è quella tra m.aestro e scolari : dove naturalmente gH scolari non imparano nulla, e il maestro spreca, come si suol dire, i] fiato. Perchè certamente, come da noi le folle nou son facili a cate. chizzare, cosi i nuovi pastori protestanti sono piuttosto che condottieri, pedagoghi. O anche cittadini di rango, ottimati, che guardano alle interfe,renze, alle sommosse, alle ire e alle fedi, a tutta la grande e turbolenta ignoranza del volgo, insomma, nou sen7.a un certo sdegno scettico e signorile. Questo spiega anche i rapporti ora di rispettosa lontananza ora di aperta guerra che intercorrono fra il Sen. Albertini e i lettori del suo Corriere. li quale poi, da questo punto cli vista e in questi 1imiti1 è veramente una bellissima cattedra o, che è lo stesso, per usare 1 'espressione di tutti, il più serio dei giornali italiani. Lasciamo stare che questa serietà può giungere sino al fastidio degli articoli aurei di Luzzatti o alle cronache igieniche del Dott. Ry: e che in quelle gloriose colonne ciascuno è obbligato a prender sul serio la s1-1.amissione, anche Janni i suoi trafiletti quasi umoristici di terza pagina. Ma c'è Einaudi: che basterebbe da solo a far la gloria d'un giornale accademico come il Corriere. Quelle sue pagine decorose e secche, che nella Stam.. pa del Roux prendevano un colore troppo provinciale e bigotto trovan nelle rispettabili colonne del quotidiano milanese un posto vera.mente degno. La predicazione dei principi fondam-entali della scienza: quelle idee asciutte e sottili esposte con l'aria di cbi sa che non gli verrà dato ascolto e non vuol tuttavia rinunciare ai suoi consigli e alle sue previsioni; quell'amore del suo paese e della sua rana, l'bnesta voce del gentiluomo di campagrìa., che ama il suo ceto, le abitudini, I.a fede, la modesta nobiltà degli avi; quell'aYguto e raro sc0nfinare1 fuor dell'arida economia, nei vasti campi dei cos.tumi umani, con l'esperie1v..a.dell'uomo cli studio e di borsa ; il 1 ucido e sicuro argo1nentare, il discorso chiaro stringato e succo...c;o:son tutte qualità troppo note e famigliari, agli ammiratori, perchè paia opportuno disconerne più che cli passata. Famigliari come il suo stile·: dove, con l'ttso degli scrittoti inglesi, si risente (e molto di più) il ricordo dei vecchi studi di retorica ed umanità. L'educazione classica e accademica del resto dev'essere una virtù comune a quasi tutti i redattori : e le citazioni virgiliane e oraziane, e in genere Peco d1una solida conoscenza dei classici, si ritrovano, con naturale piacevolezza, ne' discorsi politici d'Albertini. Il quale, a parte le sue qtialità di clirettore, è anche per conto suo il tipo più eccellente del giornalista all'antica colto e signorile, alieno da tutte le improv- ,,isazioni, insofferente del parlar frettoloso e convenzionale dei moderni, abituato alle pacate d.isse.r'i:azioni e alle polemiche astratte e fonnali de' nostri nonni. Accanto a questi professori autentici, residui d'un'altra più nobile età, Borgese ha già una faccia un po1 1u1.ova, e solo Ojetti forse riesce ad adattarsi perfettamente alle abitudini del luogo. Comunque il forte ingegno, la multiforme coltura, e la robnsta elegan1.a. del siciliano; l'avventurosa retorica di Jan11i; leone. ste dissertazioni e i bozzetti del prof. Piero Giacosa; con 1'8.rguta discr:eta e nobile prosa di Ojetti, compiono degnamente la fisionomia Jetterada e cattedratica del Corriere della Sera. Nella qtial fisionomia, a taluni frettolosi e maligni spiriti fiorentini o romani, parve riconoscere non so che lineamenti piatti borghesi e mediocri, eh'essi defìniron senz'altro, dal luogo di provenienza, milanesi. In realtà, se c'era bisogno ancora cl 'una prova, gli avveni1nenti t~ltin~ si son, incaricati di dimostrare anche a' ciechi, che tra le prediche del Corri.e-re e gli interessi di certa borghesia media, sportiva e tecnica, non si posson stabilire legami. E se proprio quella gente ha bisogno d'un 01gano 1nUanese per bersaglio, dovrà appuntare piuttosto i SltOi strali contro il Popolo d'Italia e la Ga.zzeita dello Sport. Senonchè dietro a questi lazzi e motti satirici, Pensate un po'! Un giornale che osa parlare per parecchi mesi <li seguito d '= libertà e <l'una legalità alle quali nessuno s'interessa, e con un atteggiamento professorale insopportabile: che vuol essere nemico giurato d'ogni entnsi.asmo ideologico: che s'appoggia sul fondamento cli precetti anticbi, ragionevoli e chi.ari: sfugge i paradossi, le dottrine nuove; anche nel linguaggio s'ostina a tener lontani certi modi e abitudini ormai consueti. Un giornale cbe, anche negli scrittereJli umoristici di ter7..apagina, vuole introdune senza pielà la morale della fa, vola, e 1iesce a renderli definitivamente illeggibili. Confessate che una gazzetta cli questo genere dovrà suscitare nel nostro pubblico le più universali antipatie. Era naturale che anche quella brava gente della Voce lo giudicasse un giornale « con molta pancia, senza vhi1ità, ma• gnanimità, libertà, audacia d'azione, .. Belle parole queste che non van prese alla lettera, ma voglion soltanto significare il dfritto di proclamare dei generosi propositi, cli metter fuori delle teorie avanzate e pericolose., ma eroiche i dei giuclizi arrischiati e falsi, ma ingegnosi e ameni. Perchè insomma questo gioruale di vecchi esperti e prudenti, cli signori attaccati alle loro tradizioni provinciali, <li letterati e di uomini di scienza, non è adatto al gusto degli Italiani. Le consuetudini di serietà e cli disciplina che lo rendon simpatico a noi, gente solitaria e spassi0nata, son proprio quelle che più spiacciono a' nostri compatrioti. I quali, sl, han saputo e san.- no riconoscere il merito delle informazioni più larghe e più esatte, e cli tutto l'or<liuamento tecnico più accurato e preci~o : e perciò comprano ogni giorno il gioruale; ma è giusto poi che si vendichino in qualche modo di chi li ha costretti a percorrere un articolo cli fondo ragionato in tono astratto e cattedratico, o uua dissertazione d'economia o cli diritto pubblico; è giusto che si vendichino e minaccino magari al sen. Albertini la distruzione della sua • indegna baracca>. Leggendo nel N. 23 cli Ri-voluzione Liberale l'articolo di A. Di Staso , In clifesa della mezzadria», mi son domandato se esiste realmente un tecnico agrario cbe voglia la distruzione di questo tipo di contratto. Perchè i tecnici agrari sanno che il contratto agrario, il modo di conduzione dei fondi rustici, è come il riflesso dell'ordinamento dell'azienda; orclb.ameuto dell'azienda e sistema cli conduzione formano un tutto armonico che non può essere artificialmente diviso nei suoi componenti. La inezzadria (più propriamente: mezzeria) prospera dove la proprietà foncliaria è appoderata, cioè divisa in unità colturali aventi una superficie di pochi ettaii a 50-100 ettaii a seconda dell'attività colturale, dotata cli caseggiato colo. nico, bestiame e macchine propor.tionate. Condizione essenziale perchè essa prosperi è che la famiglia colonica abbia una capacità cli lavoro propo1~zionataai bisogni del podere, e che nel podere medesimo vi siano colture come quelle arboree, ortensi o simili, elle richiedono mano d1opera accurata e abbondante. In agricoltura, a differenza delle industrie meccaniche, ecc., malgrado i grandi progressi della meccanica agraria, l'uomo rimane ancora il motore predonùnante, specialmente in quelle aziende dove vengono fatte coltivazioni come quelle suddette; basta accennare ad una sola cura colturale~ la potatura, che richiede cure e intelligenza grandi per comprendere qua.le importanza ha la mru10 d'opera nell 'inèlustria agraria. Di più in agricoltura la sorveglianza del lavoratore è resa clifficile dalla natura dei lavori e dalla estensione del fondo. Si. aggiunga che possiamo parlare solo in limiti ristretti cli specializzazione della maino d'opera, per il carattere di stagionalità delle operazioni carnpestri. Tutto questo mostra che anche per considera• zion.i strettamente economiche, non possiamo par. lare cli abolizione della mezzadria, di un contratto cioè che lega il lavoratore all'andamento dell'llnpresa, dove essa ti:ova l'ambiente adatto, o, per dirJa col Serpieri, il suo luogo economico. Faccio osservare qui che anche nel caso della 1nezzadria, la sua riuscita dipende in gran parte dal modo di applicazione, e principalmente d'alla preparazione tecnica del proprietario o cli chi dirige l'azienda e dalla disponibilità di capitali. In Toscana è raro il caso che il p1·oprietario d.idga personalmente l'impresa; di regola la direzione e runministrazione della fattoria sono affidate ad un fattore che rappresenta il proprietario nei rapporti col personale e con i terzi; il proprietario in questo caso si limita. a sorvegliare il fattore, ad occuparsi a titolo i11f01mativo dell'andamento della sua proprietà, -quando no11se ne disinteressi completamente. Ora, spesso, il fattore, assorbito dalle cure delPamministrazione, della compra-vendita, ecc., non ha tempo cli occuparsi della direzione tecnica dei fondi affidatigli, la quale cosi rimane cli fatto ai singoli coloni. Ho visitato fattorie nelle quali il fattore 11011 ha saputo dirmi quale rotaz.io~e si seguiva nei 103 La nostra opuuone, noi l'abbiamo detta, pur sapendo che non conta nulla. Koi siamo un'esigua scbiera cli pedanti: e per esser grati ad Albertini, se pur non ci fossero molte ragioni più gravi, basterebbe anche solo il fatto, di veder bandito da quei suoi articoli impalan<lranati ed onesti ogni traccia del gergo filosofico corrente. Ma chi dirà poi degnamente il merito d'aver creato, con Barzini, la stirpe dei conispondenti <lall'estero misurati, discretamente ameni e abbastanza veritieri, nonostante quel che si dice in contrario? Vero è che oggi questa qualità non è più facilmente visibile: e, sem:a dire d'Ansaldo, che li vince tutti, Pettinato e Cipolla per es. non hanno nnlla eia invicliare ai loro colleghi <lei C,rrriere, a Cevenini, Fraccaroli, Zingarelli e gli altri. Come <lei resto in tutto l'orclinament:o tecnico, nei mezzi e negJi uomini, la Stampa è cosi press'a poco al livello del Cor• riere, e in certe parti anche gli è superiore (si confronti, poniamo, Marcello Prati con Oreste Rizzini). Ma c'è una virtù almeno per la quale il C<rrriere supera poi il giornale torinese e tntti gli altri: ed è l'uso onesto serio e regolato degli uomini e dei mezzi. Nel giornale d'Albertini, per es., nessuno avrebbe mai pensato a far scrivere a Pestelli degli articoli d'economia, cosa che pur accadde nella Stampa cli questi ultimi anni. (A Pestelli, il quale è d'altronde nna degnissima persona. E non l'abhiam ricordato qn.i per dirne male, bensl piuttosto per riparare a una dimenticanY.a. dell'articolo precedente. Assente Frassati, è stato in qualche modo il disinteressato garante deUa continuità del giornale, ed oggi continua - con Banzatti - quest'opera, lasciando fare Salvatorelli, sacrificandosi e magari aiutando con la crouaca). Ma nel Corriere, dicevamo, certi errori cli gusto non avvengono, e si può esser sicuri che non avvenanno. E' forse per questa nobiltà di carattere che noi l'amiamo. E vogliam dire che, se bastasse la nostra povera voce a far <la contra{>- peso a tutte le ingiurie e a tutti gli ocli che si riversano da qualche tempo e <la ogni parte stùla Gazzetta lombarda, siam disposti a deporre francamente il nostro voto di favorè. S. poderi posti sotto la sua direzione, nè quanti membri componevano la famiglia colonica. In questi casi il mezzaiolo gode di una. posizione cli indipendenza, può adoprare tutta. la sua abilità e intelligenza; si avYicina più ad un piccolo affittuario che ad un salariato. Devo subito aggiungere che le fattorie così condotte lasciano molto a desiderare sia dal punto cli vista tecnico che <la quello della produzione. Ma accanto a queste vi sono le fattorie ben condotte, i proprietari delle quali si occupano direttamente della direzione tecnica dei loro beni, oppure I1affidanoad un tecnico abile, ben pagato, accanto al quale mettono il persouale necessario perchè egli possa occuparsi anche dell'andamento tecnico della fattori.a. In questo caso il mez7.aiolo non è più indipendente, deve seguire, entro certi limiti, la volontà del proprietario o del fattore, non si assomiglia più ad un piccolo affittuario, ma piuttosto ad un lavoratore fisso a salario variabile a seconda della produzione. Sono queste, di regola, le fattorie meglio con• dotte, in molte delle quali vediamo usate le macchine più moderne, i criteri più razionali, do,·e l'elevata produzione assicura ai laYoratori dei campi buone condizioni economiche1 fattorie che stanno a dimostrare c~e la mezzeria conservi la sua ragione di vita percbè non è d'impaccio al progresso a.gTario. Se non vi sono ragioni economiche che stiano a. dimostrare la necessità di distruggere la mezzeria dove essa trovi le condizioni necessarie per la sna prosperità, vi sono tutte le ragioni morali e politiche illustrate dal Di Staso, che ne consigliano la diffusione. :Ma questo non vuol dire che essa possa estendersi ovunque. Come sarebbe possibile voler introdurre la mez. zeria o un contratto simile (dato che col nome di mezzeria o mezzadria· si comprende gran numero di contratti diversi fra loro) per es., nella pianura irrigua Lombarda? Quivi le unità colturali hanrn una estensione media di circa 80 Ea., hanno per base la coltivazione di prati irrigui e l'allevament.o del bestiame per la produzione del latte, o, nella zona risicola, la coltivazione del riso: mancano tutte le condizioni di ambiente percbè la mezzeria possa vivere. Impiantare la mezzeria in quelle condizioni vorrebbe dire rivoluzionare la meravigliosa struttura economica di quella regione con grave danno dell'economia nazionale e degli stessi lavoratori dei campi. La differenza che passa fra la struttura agraria della Toscana e quella della Lombardia irrigua fu bene avvertita dal Partito Popolare quando, llelle aQ°ltazioniagrarie da lui promosse, mirava a trasfo~e il U:~zaiolo toscano in piccolo affit-. tuario prima, in piccolo proprietario poi, mentre nel Soresinese col progetto )1-iglioli si cercava di sostituire nn'a.sscx:iazione di lavoratori all'affittuario imprenditore nella conduzione dell'azienda. Considerazioni analoghe potremmo fare ove si volesse introdmre la mezzeria nel latifondo clel1'Agro Romano o della Sicilia: bisogna, prima, appoderare la proprietà terriera, Costruire case, strade, pozzi, impiantare colture a1·boree 1 siste· mare .e dissodare tene ... Bnu:-10BRAscm.

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