Nord e Sud - anno III - n. 14 - gennaio 1956

le sue lacune e i suoi difetti: perchè qui non si tratta solo di punti J?.On • ancora del tutto chiariti o di indagini appena iniziate, ma di un problema storico di cui il Luporini non mostra di intendere il valore: e da questo punto di vista, si comprende bene come rilevare queste lacune sia rilev,are un limite della sua impostazione storica. E tuttavia, tutto questo non sposta sostanzialmente i termini del giudizio dato ali'inizio: il libro del Luporini è un bel libro, molto stimolante e vivo, il migliore forse che questo studioso abbia scritto da q~ndo i suoi interessi si sono spostati dal campo delle ricerche metafisiche ed esistenzialistiche (di cui documento principale rimane il volume Situazione e libertà nell'esistenza umana, che è del 1942: ma si veda l'Avvertenza alla seconda edizione, scritta nel 1944, importante per gli ulteriori sviluppi del pensiero del Luporini) ,a quello delle indagini storiche, e tra i più notevoli, certo, che la storiografia marxistica abbia prodotto in Italia in questi ultimi dieci anni. Si veda ad esempio, quel che il Luporini osserva su alcuni aspetti della pittura leonardesca, e con quale precisione egli sappia collegarli al pensiero dell'artista (e analogamente si tengano presenti alcune fini osservazioni sullo << stile » della pros.a leonar ... desca) (13 ). Le pagine sulla Gioconda, quelle in cui si paragona lo «stile>> di Leonardo con lo << stile >> di un Giorgione e di un Giovanni Bellini, dovrebbero esser tenute presenti da certi «professionisti» della critica d'arte, ignari di tutto fuorchè di proporzioni stilistiche, di colori, di contrasti di luci e di ombre. E se già in queste ,analisi non tutto riesce persuasivo, ciò non toglie nulla alla loro finezza e alla loro importanza. Nel giudizio sulla Gioconda ad esempio, felicissimo è quel che il Luporini dice sulla tendenz3 di Leonardo a non presentar sulla tela ~< momenti distaccati e resi assoluti, ma ali'opposto, la concentrazione e la ' resa ' di esperienze reali », sulla « condensazione della temporalità» che, lungi dall'annullare il tempo in un simbolo, implica invece il suo carattere non concluso (l' « infinita memoria>>).E tuttavia, non direi che da queste osservazioni si possa ricavar l'altra secondo cui il ponte e il fr~ngersi delle acque che fanno parte del paesaggio su cui si staglia l'immagine della donna, non siano simboli astratti, ma « espressioni dense... della fatica e costanza del vivere umano fra le cose naturali » : (14 ) perchè questa conclusione non sembra richiesta .nè dalla ., ( 13 ) Leonardo, pp. 121-22, e (sullo stile) 162--63. ( 14 ) Leonardo, p. 122. [29] iblioteca Gino • 1anco ... I o o

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