Lo Stato - anno II - n. 4 - 10 febbraio 1961

La legge è uguale per tutti, ma gli uomini che stanno di fronte alla legge non sono uguali tra loro. Con la emissione della sentenza si chiude la _prima parte del dramma. E poi? Chi si preoccupa di controllare se .il distillato dell'alchimia giuridica sia stato veramente utile al delinquente e alla società? E se per avvent:ura tutto ciò danneggiasse invece di giovare? La tradizione giuridica ha, giusta– mente, una grande importanza, ma sa– rebbe pericoloso tributarle un esagerato rispetto, assumendo una posizione di cieco immobilismo. Il diritto è uno squisito elaborato del- . l'intelligenza umana e con essa, per– tanto, deve evolversi man mano che si schiudono nuovi orizzonti. E' pensiero antichissimo che il feno– meno giuridico segua i mutamenti che si operano nella società in un perenne sforzo di adeguamento della legge al fatto (ex facto oritur jus). Ciò, però, non significa che la legge debba limitar– si a consacrare una realtà già esistente alla stregua della consuetudine, c01pe è giuridicamente intesa. Se così fosse, do– vrebbe concludersi che il concorso della legislazione al progresso sociale si li– miterebbe ad assicurare una base di certezza ai rapporti interpersonali e ri– marrebbe estraneo al dinamismo della evoluzione, pago dì fornire un elemen- Lo STATO bib 10 ecaginobianco to statico su cui opererebbero differenti realtà. Solo tali realtà creerebbero le si– tuazioni nuove, alle quali il diritto, più o meno tempestivamente, tornerebbe ad adeguarsi. Nuove prospettive Al contrario lo studio dei rapporti che intercorrono fra diritto e società pone in rilievo un diverso sistema di influenze che agiscono sul piano della reciprocità. La sociologia giuridica, che rivendica dignità di scienza autonoma, ha intravisto, solo di recente, che, ac– canto alla pressione del progresso so– ciale, inteso come fatti ed acquisizioni, nella continua evoluzione giuridica stanno gli effetti che la normazione po– sitiva produce sulla evoluzione della realtà sociale. Il diritto opera, anzitutto, nella sua parte precettiva come norma · dell'agire, in,dicando ai singoli e ai gruppi qual'è il tipo di condotta che ad essi si richiede per la realizzazione del bene comune. La normazione giuridica offre, pertanto, una guida certa, che agevola i cittadini a scegliere, tra i vari comportamenti possibili, quelli che so– no in aderenza a ciò che il legislatore ha individuato al bene collettivo. Com– pete, quindi, al legislatore, nel momen– to della produzione della norma, e suc– cessivamente alla legge, nel · momento operativo, di indicare le finalità sociali alla cui realizzazione gli individui de– vono tendere. Ineriscono, perciò, al di– ritto un giudizio di valore (individua– zione del bene sociale) e una valutazio– ne prognostica (indicazione dei com– portamenti che si ritiene possano realiz– zare il bene individuato). Il diritto non è, allora, supina accet– tazione, poiché esso ha attitudine, co– me e più di ogni altro fattore della di– namica sociale, a favorire l'evoluzione collettiva. Considerato che la legge agisce in un ambito di realtà umane, è ovvio che la . ' . ' . . normaz10ne sara pm o meno 1ntnnse- camente buona in rapporto al grado in cui essa tenga conto della situazione di fatto in cui si pone e delle sue concrete possibilità di evoluzione. Le buone norme giuridiche devono anticipare le nuove impostazioni, produ– cendo una lieve, ma continua tensione dinamica senza creare fratture e salti che, indubbiamente, porterebbero alla loro disapplicazione. Guai se il legislatore rinunziasse a questo essenziale ruolo. In tal caso si ridurrebbe ad essere il pedissequo an– notatore della involuzione morale e ci~ vile della società. Vedremo, in seguito, perché tutto questo assume particolare rilevanza di– fronte al problema penale. 15

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