of-------~1 s---------=--:!~:: l~i I ~Gio~ncnrla~Ascari '~ ewAgee vecchimerletti Una oorta di penoiero religiooo debole in cui le immagini oono oerie, ouooiegooe, tatte per un pubblico che vuole chiudere tuori dalla porta il degrado e i problemi della metropoli ' IE ormai da alcuni anni che immagini silenziose e algide stanno occupando copertine di riviste e dischi, video e cd-rom, sotto l'etichetta tanto vaga quanto affascinante di New Age. È un'invasione rapida e indolore, che si presenta come un'infinita galleria di panorami incontaminati e perfetti: boschi verde smeraldo, mari cristallini, cime innevate. Immagini quiete e rilassanti, buone per la pace dello spirito e della mente, adatte alla contemplazione come alla meditazione. Copertine perfette per incartare il fenomeno New Age, una sorta di pensiero religioso debole che gode notevole credito tra ampi strati della popolazione occidentale; ma qui ci occuperemo del suo versante più superficiale e visibile, per l'appunto le immagini. Tutto è iniziato alla metà dei '60, quando la nascita dei movimenti politici si incrociava a quella della controcultura hippie e le immagini che supportavano questi differenti percorsi erano spesso assai simili, tutte figlie delle avanguardie storiche del secolo. Accadeva così che nell'iconografia politica apparisse spesso una punta di bizzarria, come in quella underground c'era spesso un pizzico di militanza. Solo che allora una buona dose di ironia correva per il mondo, e basta guardare i manifesti del Maggio francese e rivedersi Hair per rendersene conto; ma quell'ironia si è poi persa, raggelata nel settarismo della militanza e nelle sette del misticismo, con grave perdita per tutti nei decenni successivi. Lamigliore sintesi di quel raggelamento sta oggi forse proprio nell'iconografia New Age, erede spuria del ritorno alla natura tanto amato dagli hippies, in versione perbenista e patinata. Di ironia in queste immagini neanche a parlarne: sono serie, piene di sussiego e non prevedono la presenza di esseri umani che potrebbero sporcarle; e se ve ne sono, questi devono essere molto, molto esotici. Infatti i maggiori consumatori di New Age vivono nelle aree urbane dell'occidente, ad alta concentrazione abitativa, piuttosto degradate e decisamente poco piacevoli dal lato estetico. È un pubblico che vuole chiudere fuori dalla porta tutto ciò e consolarsi con icone che diano fondali stupendi alla sua solitudine metropolitana; un pubblico abbastanza ricco e numeroso da decretare il successo di qualunque prodotto rechi la sigla New Age. Accade che questa linea di sogni preconfezionati sia forse oggi l'esempio più evidente di come le immagini siano più un velo illusorio, capace di coprire e mascherare lo strato delle cose. Il bisogno reale di vivere in un ambiente «bello» viene lenito con la somministrazione di icone che mostrano gli uni e gli ultimi angoli incontaminati del pianeta; santini che neanche più promettono miracoli. Probabilmente in futuro quegli angoli diverranno parchi iconografici recintati, preziosi per la produzione di immagini da distribuire agli abitanti di un mondo sempre più brutto e invivibile. Per ora possiamo consolarci scoprendo sotto la lucida patina della New Age il buon vecchio cattivo gusto del kitsch, con tutto il suo substrato di falsa coscienza, ricerca della perfezione formale, apoteosi della cartolina illustrata. È forse per questo che, vedendo quelle rappresentazioni di aurore boreali, montagne sfolgoranti, oasi silenziose, viene la voglia di agitarle per vedere se cade la neve o viene fuori il cucù. G
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