/.1:i ~ Antonella Viale nricoPalandri è natoa Venezia nel1956. Ha condotto unavita nomadea causadellaprofessionedelpadre, ufficialedell'esercito. Ha studiatoa Roma, Trento,Venezia, quindialDAMS diBolognadovesi è laureatoin drammaturgia.Dopo un annoaRoma, si è trasferitoa Londra (1989) dovevivecon lafamiglia e lavoracome<<writerin residence>>(cioè scrittoreospite,grossomodol'incarico di unprofessoreassociatoin Italia). Ha pubblicato:<<Boccalone>> (L'erbavoglio 1979, Feltrinelli1988, Bompiani 1997); <<Lepietreeilsale>>(Garzanti 1986); <<Lavia del ritorno>> (Bompiani1990); <<Allegro fantastico» (Bompiani1993) e <<Lecolpevoliambiguità>>diHerbertMarkus (Bompiani1997) I[ I murodi Berlino è crollatotutto quanto oulleopalledelprojeoooreHerbertMarkuo.A lui [n,ico Palandriha attribuito il compito. non lieveappunto, di rappreoentare un mondo che cambiapiuttooto veroo Uncertezzache veroonuoveoicurezze. il dioorientamentocollettivoche -nel caoodelprotagoniota - trovajoroe tragicooboccoin una ociooionedellaperoonalità.Il jinale è aperto. injattt: e la ociooionedellaperoonalitànon è un problemadeipiù gravi allajine del .,\X oecolo... All'ingenuo,in qualchemodo tenero.oicuro/inoicuroBoccaloneveniva ajjidata. quaoivent'anni ja, la cronaca dell'eoiotenzadi una generazione dioorientata.al poveroMarkuo è toccato tutto un mondo.... HerbertMarkwi,già il nome è evocativo... di chi? . V. 1nterv1sta ere Di Dora? Di Marcuse? Di Wolff il capo della STASI?Di una marca di mutande? Di.irrenmatt dice che un personaggio nasce dal suo nome ... [ il libro? È sul crollo del muro di Berlino, entra immediatamente nella commissione data dall'editore americano a Markus -docente universitario- per un'opera divulgativa e percorre tutto il libro. li protagonista passa da un universo in cui i valori sembrano netti, contrapposti: sinistra-destra; accademico-scrittore commerciale, insomma da un universo in cui le cose sembrano disegnate in modo piuttosto chiaro a un mondo in cui queste contrapposizioni, queste nettezze non reggono più, le cose iniziano a finire l'una nell'altra. Ma non c'è nessuna nostalgia del mondo precedente. Anzi, semmai c'è stato uno svelamento delle ipocrisie interne a queste nettezze e l'ambiguità, in un certo senso, anche se piena di dolore e non desiderabile. è una condizione di crescita rispetto a quello che c'era prima. Quelloche c'era prima ha bormato la no6tragenerazione. oggiMmbra che tutto <'>iadiveno ... C'èqualcosa di diverso. Dietro il termine giovani c'è una terribile mistificazione. che cela il populismo: invece di parlare di quello che succede ti riferisci a un mondo in formazione, non ben compreso, dandogli una realtà e una forza che sono tutte da verificare. I nostri vent'anni hanno avuto di fronte in modo così violento ciò che restava della seconda guerra mondiale: comunismo, fascismo, antifascismo, anticomunismo, Democrazia cristiana. Forze così massicce, così potenti, organizzate con strutture clandestine come Gladio, come gli uomini che stavano attorno a Secchiache -per noi- la cultura nelle sue diverse forme era importante, ma aveva per forza un valore accessorio rispetto a una battaglia più grande. In un certo senso siamo stati costretti a trovare un ancoramento etico di qualche tipo nel mondo, non tutti l'hanno trovato, però ci sono state scelte forti: quelle di chi ha sparato e anche quelle di chi non ha sparato. Oggi trovo una tendenza barocca nelle mode. un vuoto etico e morale. Se vuoi quella che si era annunciata e che noi avevamo visto come una promessa di libertà -invidio i giovani che non devono misurarsi con Trotzkij o Stalin- si è rivelata un vuoto straordinario. È così che ora Jovanotti o le Spicegirls diventano tutto un ethos. Siccome non c'è nulla contro cui fare attrito, finisci per formarti una visione del mondo attorno a una star della musica o, a volte, a un scrittore. Ma sono predicatori piuttosto improbabili. Alla binedegli anni '70 invece... Ricordo i miei capi del movimento: c'era una guida che corrispondeva molto poco alla vita reale delle persone che
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