Linea d'ombra - anno XV - n. 128 - set./ott. 1997

r ]EAN-]ACQUES BEINEIX, ESPLORATORE DI VITE ' IE a Parigi, negli uffici della produzione «CargoFilms» che incontriamo il regista-produttore Jean-Jacques Beineix. L'ultima realizzazione di Beineix è un documentario dal titolo Assigné à Résidence (Agli Arresti Domiciliari), la storia di un'esperienza straordinaria. È un film completamente diverso dai suoi precedenti, grandi successi come. Diva, 37'2 le matin, uscito in Italia con il titolo di Betty Blue. Assigné à Résidence è stato trasmesso su France 2 durante il programma «Bouillon de Culture» il 14 marzo scorso ed anche dalla BBC in Inghilterra a metà maggio. È un corto metraggio di circa 26 minuti che racconta la storia di un uomo, del suo quotidiano, del suo lavoro. È la storia di Jean-Dominique Bauby, ex capo redattore del settimanale «Elle».Nato nel 1952, padre di due bambini, Dauby 1'8dicembre del '95 viene colpito da un ictus o, più precisamente da quella che viene definita locked-in syndrome: praticamente la paralisi di tutte le funzioni dell'organismo. Quando esce dal coma Jean-Dominique Bauby non può più muoversi, parlare, mangiare o respirare senza assistenza. Nel suo corpo completamente inerte, solo la palpebra dell'occhio sinistro si muove. Usando quella palpebra Bauby detta un libro: Le scaphandre et le papillon (Ed Robert Laffont). Il 9 marzo '97 Jean-Dominique Bauby muore. Jean-Jacques Beineix aveva già incontrato Bauby nel 1989 e a proposito dice: «quando ho vioto Bauby in quelle Fotodi CecileVaccaro condizioni, la prima co<'iache ho pen<'iato è che la reazione che <'ii ha davanti all'handicap è un <"ien<'io di colpa che auuiora dal prouondo di noi MeMi. Ci <'ionodue livelli dell'handicap. Innanzitutto, handicap <'iigniuicaeMere diver<'ii dagli altri, è la paura che abbiamo tutti. di non e<'i<'ierueunzionali in una <"iocietàtrunzionale, e il <"iecondolivello è di non uermani a queota urontiera, ma di andare più lontano, di andare al di là». AngelaCongedo L'incontro con Bauby ha modificato la sua idea della vita e dell'handicap. Il regista stava già vivendo un periodo di cambiamenti: «pur avendo 50 anni ho sempre l'impressione di averne 20, anche se nel frattempo ho perduto mia madre e i miei migliori amici. Questo mi ha fatto comprendere che la vita non è fatta solo di piacere. L'handicap e la morte sono vicine perché non si accetta la morte, come non si accetta l'handicap. Era più a suo agio nel suo handicap Jean-Dominique Bauby di quanto non fossi io nella mia facilità di muovermi: mi sentivo come un tennista abituato a giocare con dei destri, che all'improvviso si trovava contro un mancino. JeanDominique era abile in quanto aveva l'abitudine, io invece no, quindi

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